sabato 19 novembre 2011

Le candidature raccogliticce del PD


l bailamme pubblico delle candidature che sta interessando il Pd, mentre il Pdl da tempo appare scosso da divisioni drammatiche, segnate anche da denunce come quella del sindaco Emili verso Costini, alla città, come alle sue stelle, non resta che stare a guardare. Ma qualche riflessione sul tema del “buono e cattivo governo” della città e sulla funzione di un sindaco male non farà. E dunque, cosa significa ricoprire il ruolo di primo cittadino?

 Va da sé che la qualità di un amministratore, dipende dalla funzione che gli si riconosce. Chi è interessato all'occupazione del potere, si curerà più delle conseguenze che ne derivano per sé o per la “ditta”, orrendo termine bersaniano per intendere il partito, che di rendere la città viva, vitale, accogliente e produttiva. In questo caso dopo l'elezione farà prima a tirar fuori dal cassetto il manuale Cencelli con cui scegliere i tecnici, gli assessori ed i collaboratori di varia natura che a ringraziare per la fiducia gli elettori. Le conseguenze sono danni a non finire a scapito della cosa pubblica.

È in nome dei danni compiuti dalla maggioranza che l'opposizione, di solito, le subentra. Quando, nonostante la portata dei danni, l'opposizione non riesce nel compito di mandare a casa la maggioranza, qualcosa di sbagliato c'è. E se invece di fare una onesta analisi di ciò che andrebbe mutato e migliorato, si perpetua nell'errore, non dovendo mai pagare per quelli computi, la sconfitta è scontata e meritata.

Se si dà, poi, l'impressione che un partito sia qualcosa di chiuso, in balia di poteri consolidati e non scalfibili, una specie di “cosa nostra” impenetrabile, strumento di conquista personale, puro esercizio di potere e di cooptazione per “famigli”, fedeli e familiari, da destinare a qualche posticino pubblico messo a disposizione dal consociativismo partitocratico (prescindendo dai meriti e dalle competenze), si fa un cattivo servizio al partito ed alla collettività. Al partito, perché difficilmente acquista consenso. Alla collettività, perché solo la competizione tra migliori aumenta la possibilità di governi migliori.

Il metodo, aveva ragione Cartesio, guida le scelte e ne tradisce gli intenti. Il metodo raccogliticcio che sembra guidare il Pd reatino nell'individuazione del suo candidato per le prossime comunali parla delle ragioni per cui da venti anni non riesce a mandare a casa la destra. Parla dell'assenza di strategia e di insipienza nel preparare per tempo il ricambio. Insipienza da cui nasce la necessità di ricorrere a proposte dell'ultimo minuto. Da decenni, le candidature arrivano sul filo dell'improvvisazione e del ripiego. Segno della limitata disponibilità di persone ritenute di qualità interne al partito.

Oggi, la scelta del “papa straniero” si deve soprattutto alle divisioni correntizie ed ai calcoli tribali. Tribalismo che prima di tutto esclude candidature femminili. Eppure di donne nel Pd ce ne sono. Ad iniziare dalla segretaria cittadina. Un tribalismo partitocratico dove ognuno cerca di arare il proprio campicello. Dove si sostengono candidature difficilmente vincenti (quelle più solide, Claudio Di Berardino e Paolo Annibaldi si sono allontanate subito dopo uno strano sondaggio). Candidature di ripiego, lo dico senza offesa.

E a proposito di divisioni. È da qualche giorno che su questo giornale compare il testo del comunicato di “Area Dem” (ex democristiani) che organizzava pullman per l'Assemblea Regionale di Roma di Giovedì tre novembre, in vista della manifestazione di sabato voluta dal segretario ex Pci, con la contrarietà di ex democristiani come Follini. Accanto al comunicato non c'è la foto di Anna Maria Massimi, segretaria cittadina del Pd, ma quella di Giuseppe Martellucci, coordinatore provinciale dell'area. Un tempo si sarebbe detto corrente. Una delle circa venti, aree nate nel Pd dopo il suo ultimo Congresso, dove si è esaltato il principio di unità.

L'area ha un non so che di immateriale e di arioso, non fa pensare ai confini chiusi che la perimetrano. Le correnti appena le nomini ti viene da starnutire. Eppure le aree per il Pd sono peggio di quello che le correnti furono per la Dc. Le correnti producevano lotte intestine, ma erano anche un segno di pluralismo dialettico, capace di produrre la famosa sintesi politica.

Chi votava per la Dc sapeva per cosa lo faceva. Le aree rappresentano la frammentazione della proposta, il tutto ed il suo contrario. Una moltiplicazione di posizioni che non rassicurano l'elettore. Che non convincono. Che irritano e deludono. E non è un caso che l'indebolimento berlusconiano non si accompagni all'aumento del consenso per il PD.

 Rischio che il Pd corre anche a Rieti dove la pessima prova della giunta Emili (mi scuserà il mio conterraneo, per cui, l'ho scritto altre volte e lo ripeto, provo sincera simpatia umana, ma tant'è) non necessariamente si tradurrà nella vittoria. E intanto nel cittadino cresce la sfiducia verso una politica che sembra aver smarrito il suo senso vero: governare al meglio la res publica. Forse a qualcuno conviene. Le stelle se ne ridono. Per i cittadini è una tragedia.

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