«La vera storia dei miei capelli bianchi» è un libro. Un bel libro. Una di quelle autobiografie che si sviluppano come un romanzo di singolare tessitura. E la vita dell'autrice, Paola Concia, ex parlamentare del Pd, di singolare ha tutto. È una donna, una bella donna, con una vocazione spiccata per l'atletica e per l'amore. Amore per le altre donne, perché Concia è lesbica dichiarata.
L'autrice nasce poco meno di cinquanta anni fa ad Avezzano. Sul libro lo si classifica come “meridione”. Di fatto, Avezzano lo è, ma nel libro la collocazione è più culturale che geografica. Una collocazione e un tempo che parlano, senza bisogno d'altro, di uno spazio di vita angusto, chiuso ad ogni discordanza con una normalità data per scontata ed immutabile.
Devi conformarti! Questa è la regola delle comunità patriarcali, conservatrici, illiberali. E Avezzano questo chiedeva alla giovane ragazza che cresceva avvertendo e manifestando la sua originalità alla maniera di ogni adolescente inquieto: con l'oscillazione continua tra concessioni alla libertà e sensi di colpa. Quando s'innamorerà per la prima volta di una donna sarà richiamata al dovere di essere “normale” e ci proverà in tutti i modi. Fino a sposarsi.
A richiamarla al dovere non sarà la famiglia. Sarà il solito amico di famiglia. Non sapremo mai se sua madre, una donna allegra, intelligente, protettiva e rispettosa della personalità stramba di sua figlia, venuta a mancare troppo presto, si sia mai accorta di aver messo al mondo una omosessuale. Né sembra averne contezza suo padre, per lungo tempo, né i tanti fratelli. Tutto avverrà più tardi, quando, ormai adulta e più forte, decide di smettere di “uccidere” la sua omosessualità, cioè la sua vera essenza, iniziando con la separazione dal marito.
Non voglio aggiungere altro per non togliere il piacere alla lettura del libro. Aggiungo soltanto che alla parte privata s'intreccia continuamente quella storico- politica. L'autrice ci offre uno spaccato d'Italia a partire dagli anni cinquanta che in tanti abbiamo conosciuto. Nella narrazione il privato si fa politico, come si diceva negli anni settanta. La crescita della consapevolezza personale dell'omosessualità ed il bisogno di far lievitare la cultura dei diritti umani e civili avanzano uniti.
Paola Concia, da deputata, si è battuta con tutta la determinazione e la forza che le sono proprie al fine di ottenere una legge a tutela delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Una legge che prevedeva l'allargamento agli omosessuali di quella Mancino, ovvero l'aggravante per reati compiuti per discriminazione omofoba
Non ce l'ha fatta. Le resistenze in Parlamento sono state invincibili, a destra, ma anche a sinistra. Restiamo un fanalino di coda nell'etica civile e nella realizzazione vera del principio d'eguaglianza dei diritti prevista dalla Costituzione. Ci riteniamo un paese avanzato perché confondiamo l'avere con l'essere.
Qualcuno rimprovera alla ex deputata di aver esagerato nel forzare la mano. Anche dentro il partito del Pd, dove coesistono le anime del conservatorismo e quelle progressiste. Concia non solo si è battuta e si batte per i diritti delle persone lgbt e per il matrimonio dei gay, si è anche sposata in Germania con Ricarda Trautmann, criminologa tedesca. La cosa, naturalmente ha fatto scalpore.
Qualcuno è stato contento per lei. Altri hanno accettato la scelta, anche se con fatica, di due persone dello stesso sesso convolate a nozze come una coppia qualunque. Altri ancora hanno abbassato la leva del pregiudizio: “strumentalizzazione ideologica”, ha scritto l'Avvenire. Ma la cultura, anche quella della Chiesa Cattolica, è una creatura che procede come le lumache: lentamente, lasciando lunghe scie di bava, ma poi il cambiamento arriva, se si ha la pazienza d'insistere. Concia questo lo sa e non demorde.
Anche per questo ha accettato l'invito a parlare del suo libro a Rieti. Si potrà ascoltare il racconto della sua vicenda umana, di diritti degli omosessuali negati e le ragioni per cui sono dovuti. Capire perché solo dall'amore civile e religioso può nascere la comprensione di qualcosa che in alcuni produce addirittura repulsione. Quanto ha impiegato l'umanità, d'altronde, a capire che era la schiavitù ad essere ripugnante e non sedere accanto ad una persona di pelle nera sul bus o al ristorante?
«Cara Ricarda e cara Paola, ho oltre 80 anni e neanche per me è stato facile capire ed accettare fino in fondo. Ma quello che voglio dirvi è che né a me né ad altri dovete rendere conto, ma solo l'una all'altra. Perché il diritto di amarvi è scritto più in cielo che in terra. In paradiso i matrimoni non ci sono, ma l'amore sì». Così il padre dell'autrice in una lunga e commovente lettera scritta in occasione del matrimonio.
Paola Concia sarà a Rieti il 7 Giugno, alle ore 17.30, presso la biblioteca comunale.
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