Un mio vecchio amico, ma non vecchio, diventato assessore, ogni volta che scrivo qualcosa di critico, di costruttivamente critico, almeno nelle mie intenzioni, tira fuori il mio ego nel corso della discussione.
Ormai alle chiacchierate d'un tempo si sono sostituite le discussioni: maledetta politica che mi ruba da sempre gli amici.
Me li ruba trasformandoli in ciò che da amici criticavamo.
Non voglio evocare Circe, anche se, come la politica è tanto bella quanto maliardamente suinogena.
Comunque, il mio amico parla sempre del mio ego. Meglio, EGO.
Ora, al mio amico, se mi leggerà, vorrei dire che l'ego è sicuramente un energetico indispensabile se t'impegni in qualcosa che non produce guadagni.
Non è come fare l'assessore, per intenderci.
E dirò che io auspicherei un EGO più grande in chiunque sia impegnato a produrre qualcosa di utile per il bene collettivo. Un ego grande ti spingerebbe ad agire per essere apprezzato per le cose buone che fai e ad essere ricordato nella sotria locale come benemerito.
Ecco, oggi auguro al mio amico un ego meno miope e narciso.
La storia lui la sa, perchè ha studiato: a forza di specchiarsi in solitudine nell'acqua del mare, laghi, paludi o pozze, ed in cerca solo della propria immagine si rischia di annegarci. Il brutto è che annega anche la città che l'ha votato.
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