Per ora i possibili papabili del
centrodestra per la poltrona di primo cittadino sembrano essere
l'attuale presidente del Consiglio Comunale, Gianni Turina, da lungo
tempo sulla scena politica e Antonio Perelli, il “ Signor
milletessere”, appellativo felice di Felice Costini. Un “ Signor
milletessere” che a detta dei colleghi di maggioranza, lo stesso
Costini ed Imperatori, ha fatto poco e niente come assessore delle “
Attività produttive”. Valutazione condivisa da negozianti,
albergatori, artigiani e cittadini. I primi lamentano l'inesistenza
da parte del Comune di qualsivoglia misura a favore delle loro
categorie, abbandonate alla crisi, nazionale e locale, dopo gli
annunci di piani e provvedimenti mai realizzati.
Il“ recupero del centro storico”,
era stato promesso. Basta farsi un giro per vedere di cosa si parla.
I locali comunali dei portici di Piazza Vittorio Emanuele, vetrina
naturale della città, sono spazi abbandonati alla sciatteria ed
all'abbandono, con effetti negativi immediati sulle attività
commerciali limitrofe. Per non dire dell'uso che si fa della piazza
stessa, come il triste mercato mensile della Coldiretti (serbatoio di
voti, però). E cosa combinare di peggio a dei negozianti che cercano
di sopravvivere all'impoverimento sociale, se non iniziare i lavori
per il recupero del mercato coperto, per poi sospendere tutto
lasciando che topi e sporcizia disgustino i clienti (che non trovano
nemmeno un parcheggio, visto che non è limitato) ?
Ed il rilancio turistico del Terminillo
a che punto è? Ed il progetto per la costituzione dell'Ente Fiera
della città di Rieti? Se Perelli pensa di candidarsi alla funzione
di sindaco dovrà elencare le cose fatte, sottraendole alle promesse,
oltre che dimostrare l'assiduità della presenza alle attività
comunali. Più interessante è la candidatura dell'ex assessore
Costini, sostenuta da una lista civica. Interessante perchè l'uomo è
tanto prigioniero della cultura fascista (pensa , curiosamente, che
l'Inghilterra, origine e tuttora protagonista di uno dei Welfare
State più solidi d'Europa, sia priva di un Servizio Sanitario
Nazionale, confondendo la “ Perfida Albione” con gli Usa), quanto
capace di agire da battitore libero. In caso di ballottaggio potrebbe
fare la differenza.
Ho incontrato Costini lunedì scorso al
caffè preferito da Area, la sua associazione culturale. La ragione
dell'incontro a cui gentilmente si è prestato è l'importanza che
assegna al programma più che allo schieramento. Cosa, francamente,
che sembra mancare anche a sinistra. Un programma che suona
convincente, al di là che sia di sette pagine, dal fatto che è
basato su dati di fatto come il “ progetto Plus”, presentato in
Regione da assessore all'Urbanistica. Un progetto che, se finanziato,
potrebbe davvero servire alla valorizzazione del centro storico.
Come convincenti sono, al di là delle
opposizioni alquanto ideologiche messe in campo, l'Urban Center ed i
Piani integrati, utili al recupero, finalmente, delle aree ex
industriali realizzati con la collaborazione dell'Università
reatina. Un recupero basato sulla “ interazione pubblico-privato”
e sulla trasparenza. Una trasparenza assente negli ultimi trenta anni
e che ha visto l'uso selvaggio della 167 in nome della quale sono
nate le lottizzazioni trentennali con cui è stato divorato tanto del
nostro patrimonio verde (ndr) e con cui sono state messe quasi a
morte attività storico-produttive come quelle del Molino del
Cantàro. Una risorsa produttiva e patrimonio storico collettivo
scelleratamente sottovalutato dai nostri amministratori, come fatto
anche per l'Istituto Strampelli.
“ Rieti, come dice Diego Di paolo,
non ha niente di grande, ma ha tante ricchezze piccole che vanno
messe a sistema”, dice Costini citando il “ padre” del Cammino
di Francesco. Da sindaco lavorerei per questo. Alla domanda se
farebbe assessore Di Paolo, risponde che no, sarebbe sprecato.
“Meglio sarebbe se guidasse una struttura comunale per la gestione
turistica”. Ce la farà Costini a far vincere di nuovo la destra ed
a ricevere sufficiente consenso per realizzare l'ambizioso
programma?
Come direbbe Shakespeare, inglese
vissuto nel secolo in cui, nel 1601, veniva promulgata la “ Poor
Law ”, la legge sui poveri, embrione del futuro Welfare State: “Oh
se fosse dato all'uomo di conoscere la fine del giorno che incombe!
Ma basta che il giorno trascorra e la fine è nota”.
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