martedì 6 dicembre 2011

Costini ed altre candidature

Per ora i possibili papabili del centrodestra per la poltrona di primo cittadino sembrano essere l'attuale presidente del Consiglio Comunale, Gianni Turina, da lungo tempo sulla scena politica e Antonio Perelli, il “ Signor milletessere”, appellativo felice di Felice Costini. Un “ Signor milletessere” che a detta dei colleghi di maggioranza, lo stesso Costini ed Imperatori, ha fatto poco e niente come assessore delle “ Attività produttive”. Valutazione condivisa da negozianti, albergatori, artigiani e cittadini. I primi lamentano l'inesistenza da parte del Comune di qualsivoglia misura a favore delle loro categorie, abbandonate alla crisi, nazionale e locale, dopo gli annunci di piani e provvedimenti mai realizzati.

Il“ recupero del centro storico”, era stato promesso. Basta farsi un giro per vedere di cosa si parla. I locali comunali dei portici di Piazza Vittorio Emanuele, vetrina naturale della città, sono spazi abbandonati alla sciatteria ed all'abbandono, con effetti negativi immediati sulle attività commerciali limitrofe. Per non dire dell'uso che si fa della piazza stessa, come il triste mercato mensile della Coldiretti (serbatoio di voti, però). E cosa combinare di peggio a dei negozianti che cercano di sopravvivere all'impoverimento sociale, se non iniziare i lavori per il recupero del mercato coperto, per poi sospendere tutto lasciando che topi e sporcizia disgustino i clienti (che non trovano nemmeno un parcheggio, visto che non è limitato) ?

Ed il rilancio turistico del Terminillo a che punto è? Ed il progetto per la costituzione dell'Ente Fiera della città di Rieti? Se Perelli pensa di candidarsi alla funzione di sindaco dovrà elencare le cose fatte, sottraendole alle promesse, oltre che dimostrare l'assiduità della presenza alle attività comunali. Più interessante è la candidatura dell'ex assessore Costini, sostenuta da una lista civica. Interessante perchè l'uomo è tanto prigioniero della cultura fascista (pensa , curiosamente, che l'Inghilterra, origine e tuttora protagonista di uno dei Welfare State più solidi d'Europa, sia priva di un Servizio Sanitario Nazionale, confondendo la “ Perfida Albione” con gli Usa), quanto capace di agire da battitore libero. In caso di ballottaggio potrebbe fare la differenza.

Ho incontrato Costini lunedì scorso al caffè preferito da Area, la sua associazione culturale. La ragione dell'incontro a cui gentilmente si è prestato è l'importanza che assegna al programma più che allo schieramento. Cosa, francamente, che sembra mancare anche a sinistra. Un programma che suona convincente, al di là che sia di sette pagine, dal fatto che è basato su dati di fatto come il “ progetto Plus”, presentato in Regione da assessore all'Urbanistica. Un progetto che, se finanziato, potrebbe davvero servire alla valorizzazione del centro storico.

Come convincenti sono, al di là delle opposizioni alquanto ideologiche messe in campo, l'Urban Center ed i Piani integrati, utili al recupero, finalmente, delle aree ex industriali realizzati con la collaborazione dell'Università reatina. Un recupero basato sulla “ interazione pubblico-privato” e sulla trasparenza. Una trasparenza assente negli ultimi trenta anni e che ha visto l'uso selvaggio della 167 in nome della quale sono nate le lottizzazioni trentennali con cui è stato divorato tanto del nostro patrimonio verde (ndr) e con cui sono state messe quasi a morte attività storico-produttive come quelle del Molino del Cantàro. Una risorsa produttiva e patrimonio storico collettivo scelleratamente sottovalutato dai nostri amministratori, come fatto anche per l'Istituto Strampelli.

“ Rieti, come dice Diego Di paolo, non ha niente di grande, ma ha tante ricchezze piccole che vanno messe a sistema”, dice Costini citando il “ padre” del Cammino di Francesco. Da sindaco lavorerei per questo. Alla domanda se farebbe assessore Di Paolo, risponde che no, sarebbe sprecato. “Meglio sarebbe se guidasse una struttura comunale per la gestione turistica”. Ce la farà Costini a far vincere di nuovo la destra ed a ricevere sufficiente consenso per realizzare l'ambizioso programma?

Come direbbe Shakespeare, inglese vissuto nel secolo in cui, nel 1601, veniva promulgata la “ Poor Law ”, la legge sui poveri, embrione del futuro Welfare State: “Oh se fosse dato all'uomo di conoscere la fine del giorno che incombe! Ma basta che il giorno trascorra e la fine è nota”.


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