venerdì 12 ottobre 2012

L'era Melilli è finita


Un'era iniziata con entusiasmo e speranze (anche per chi scrive) è finita con l'epilogo triste delle dimissioni di Melilli da presidente di una provincia che sembra destinata a morire. Inevitabile l'accostamento al capitano che abbandona la nave mentre affonda, pur riconoscendo legittimità alle naturali pulsioni a sopravvivere. Anzi, a salire su navi più solide.

La presidenza di Melilli, miglior allievo di Manlio Ianni, è stata un'era durata 8 anni di perfetto metodo democristiano. Un metodo che ha prodotto pochi risultati, se si vanno a vedere progetti, patti, tavoli, annunci finiti nel nulla, soluzioni di problemi di lavoro. Un'era in cui si è liquefatta una classe dirigente del partito del Presidente, il Pd. Dove sono finiti Gosuè Calabrese, Roberto Giocondi, Giuseppe Rinaldi, Elena Leonardi, Enza Bufacchi, Cristina Costanzi e tanti altri che non elenco per ragioni di spazio? Un piccolo esercito disgregato. Un esercito che un “ generale” intenzionato a vincere la battaglia a favore del territorio avrebbe dovuto e potuto valorizzare e non depotenziare attraverso addomesticamenti o spinte alla fuga.
Un esercito scomparso di un partito che in nemmeno un decennio si è ridotto in provincia all'11% dei consensi, mentre in era Calabrese, Pds e Margherita veleggiavano intorno al 28% e che è riuscito a perdere importanti comuni come Fara Sabina . Mentre ha ceduto Rieti a Sel. Un partito che, dalla seconda sofferta vittoria di Melilli, ha visto nascere l'asse Melilli-Martellucci, a cui hanno fatto da volano le ultime primarie nazionali per la segreteria del Pd. Primarie strane. Primarie che videro gonfiarsi a dismisura tesseramenti poi perduti. Un caso per tutti è Borgo Rose. A votare furono in 100 tesserati. Oggi sono 7.

Saputo delle dimissioni di Fabio Melilli, per nulla sorprendenti, ho voluto ascoltare alcuni pareri. Tra questi quello dell'architetto Roberto Giocondi, a mio vedere, tra i migliori assessori della prima consiliatura di Melilli. “ Melilli è il più bravo di tutti, certo”, dice. “ se la politica va intesa come capacità di tessitura (e di rottura quando non servono più o sono considerati di ostacolo ndr) di rapporti personali, come capacità di moltiplicare le clientele, come creazione di società pubbliche che diventano carrozzoni.

Melilli e' il più bravo se si pensa alla politica come azione autoreferenziale, per cui il vantaggio personale è prevalente sull'utilità collettiva. Allora è indubbiamente il più bravo. Ma è inutile cercare in lui una visione progettuale vera. Ha amministrato la provincia senza idee, senza obiettivi di sviluppo di sistema”.

Lo sviluppo non c'è stato. E' un fatto. E' innegabile che progetti come quello integrato di Montepiano Reatino, di Giocondi, definitivo e finanziato, basato sull'idea che la valorizzazione e lo sviluppo delle aree rurali fossero il volano giusto per rimettere in moto l'economia del reatino, insieme al turismo, è rimasto solo un buon progetto. L'unica cosa conclusa è la famosa pista ciclabile (non percorribile di sera, in quanto pericolosa). Mentre nulla si è fatto per il Cammino di Francesco. Anzi, il pellegrino resta stupefatto per le infinite difficoltà che incontra su un percorso abbandonato a se stesso quanto chi lo percorre.

Melilli si è dimesso a suo modo. Il modo malmostoso che gli è proprio. A chi scrive resta il bisogno di fargli alcune domande. Che fine ha fatto il patto per lo sviluppo? E perchè ci fu tanta insipienza nella gestione dei mondiali di volo a vela costati alla Regione ( cioè noi) 2 miliardi di lire? Una cifra che non ha prodotto alcuna utilità per la città. Che utilità vera ha rappresentato comprare un ecomostro rischioso per più di un motivo per farne una scuola? Ed il Terminillo? La piscina che fine farà? Ed e' riuscito Melilli a tenere insieme l'esigenza dello sviluppo di Leonessa con la salvaguardia ambientale? Come mai il progetto del Parco è finito in nulla?

E come è stato gestito il tema dei rifiuti per la parte di responsabilità provinciale? Dopo traccheggiamenti e rinvii di raccolta differenziata si è arrivati a creare una società che, dopo tre anni dall'approvazione, ancora non è riuscita a nascere, ma che ha nel dna buone possibilità di finire nel solito carrozzone clientelare. E che fine ha fatto il collegamento veloce Rieti-Roma passando per Terni? Ed i soldi gestiti da sub commissario al terremoto e bloccati non sarebbe meglio darli ai terremotati?

E come mai la faccenda Ritel è finita con un nulla di fatto? E la dolorosa vicenda di Coop76 non poteva essere gestita meglio? E perchè sull'abolizione di Rieti provincia non si è coinvolta la città, mentre tutto è stato delegato al vertice?

Qualcuno fa notare che a Melilli si deve l'ultimazione della strada Rieti-Torano. In realtà i soldi furono stanziati da Badaloni, poi bloccati da Storace e ridati da Marrazzo. Melilli ha fatto il bando. Lascio giudicare agli altri se possa essere considerato un gran titolo di merito. A lui si deve anche il recupero di Villa Battistini e l'ampliamento del Palasojurner. Ottime cose, ma quello che non si vede è la visione strategica da cui nascono. Davvero rappresentavano delle priorità per un territorio che ha disperato bisogno di posti di lavoro?

"Se vogliono dimettersi lo facciano per riposarsi ma non pensassero di continuare ad avere ruoli di rappresentanza". Così hanno scritto i giovani democratici campani in una nota congiunta tra GD e segretari provinciali di Napoli, Salerno, Caserta e Benevento. Non ci stanno alle dimissioni di sindaci e presidenti di provincia interessati al Parlamento. Le dimissioni di Melilli non hanno prodotto reazioni. Fossi in lui mi chiederei il perchè.

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