Un'era
iniziata con entusiasmo e speranze (anche per chi scrive) è finita
con l'epilogo triste delle dimissioni di Melilli da presidente di una
provincia che sembra destinata a morire. Inevitabile l'accostamento
al capitano che abbandona la nave mentre affonda, pur riconoscendo
legittimità alle naturali pulsioni a sopravvivere. Anzi, a salire
su navi più solide.
La
presidenza di Melilli, miglior allievo di Manlio Ianni, è stata
un'era durata 8 anni di perfetto metodo democristiano. Un metodo che
ha prodotto pochi risultati, se si vanno a vedere progetti, patti,
tavoli, annunci finiti nel nulla, soluzioni di problemi di lavoro.
Un'era in cui si è liquefatta una classe dirigente del partito del
Presidente, il Pd. Dove sono finiti Gosuè Calabrese, Roberto
Giocondi, Giuseppe Rinaldi, Elena Leonardi, Enza Bufacchi, Cristina
Costanzi e tanti altri che non elenco per ragioni di spazio? Un
piccolo esercito disgregato. Un esercito che un “ generale”
intenzionato a vincere la battaglia a favore del territorio avrebbe
dovuto e potuto valorizzare e non depotenziare attraverso
addomesticamenti o spinte alla fuga.
Un
esercito scomparso di un partito che in nemmeno un decennio si è
ridotto in provincia all'11% dei consensi, mentre in era Calabrese,
Pds e Margherita veleggiavano intorno al 28% e che è riuscito a
perdere importanti comuni come Fara Sabina . Mentre ha ceduto Rieti a
Sel. Un partito che, dalla seconda sofferta vittoria di Melilli, ha
visto nascere l'asse Melilli-Martellucci, a cui hanno fatto da volano
le ultime primarie nazionali per la segreteria del Pd. Primarie
strane. Primarie che videro gonfiarsi a dismisura tesseramenti poi
perduti. Un caso per tutti è Borgo Rose. A votare furono in 100
tesserati. Oggi sono 7.
Saputo
delle dimissioni di Fabio Melilli, per nulla sorprendenti, ho voluto
ascoltare alcuni pareri. Tra questi quello dell'architetto Roberto
Giocondi, a mio vedere, tra i migliori assessori della prima
consiliatura di Melilli. “ Melilli è il più bravo di tutti,
certo”, dice. “ se la politica va intesa come capacità di
tessitura (e di rottura quando non servono più o sono considerati di
ostacolo ndr) di rapporti personali, come capacità di moltiplicare
le clientele, come creazione di società pubbliche che diventano
carrozzoni.
“Melilli
e' il più bravo se si pensa alla politica come azione
autoreferenziale, per cui il vantaggio personale è prevalente
sull'utilità collettiva. Allora è indubbiamente il più bravo. Ma è
inutile cercare in lui una visione progettuale vera. Ha amministrato
la provincia senza idee, senza obiettivi di sviluppo di sistema”.
Lo
sviluppo non c'è stato. E' un fatto. E' innegabile che progetti come
quello integrato di Montepiano Reatino, di Giocondi, definitivo e
finanziato, basato sull'idea che la valorizzazione e lo sviluppo
delle aree rurali fossero il volano giusto per rimettere in moto
l'economia del reatino, insieme al turismo, è rimasto solo un buon
progetto. L'unica cosa conclusa è la famosa pista ciclabile (non
percorribile di sera, in quanto pericolosa). Mentre nulla si è fatto
per il Cammino di Francesco. Anzi, il pellegrino resta stupefatto per
le infinite difficoltà che incontra su un percorso abbandonato a se
stesso quanto chi lo percorre.
Melilli
si è dimesso a suo modo. Il modo malmostoso che gli è proprio. A
chi scrive resta il bisogno di fargli alcune domande. Che fine ha
fatto il patto per lo sviluppo? E perchè ci fu tanta insipienza
nella gestione dei mondiali di volo a vela costati alla Regione (
cioè noi) 2 miliardi di lire? Una cifra che non ha prodotto alcuna
utilità per la città. Che utilità vera ha rappresentato comprare
un ecomostro rischioso per più di un motivo per farne una scuola? Ed
il Terminillo? La piscina che fine farà? Ed e' riuscito Melilli a
tenere insieme l'esigenza dello sviluppo di Leonessa con la
salvaguardia ambientale? Come mai il progetto del Parco è finito in
nulla?
E
come è stato gestito il tema dei rifiuti per la parte di
responsabilità provinciale? Dopo traccheggiamenti e rinvii di
raccolta differenziata si è arrivati a creare una società che, dopo
tre anni dall'approvazione, ancora non è riuscita a nascere, ma che
ha nel dna buone possibilità di finire nel solito carrozzone
clientelare. E che fine ha fatto il collegamento veloce Rieti-Roma
passando per Terni? Ed i soldi gestiti da sub commissario al
terremoto e bloccati non sarebbe meglio darli ai terremotati?
E
come mai la faccenda Ritel è finita con un nulla di fatto? E la
dolorosa vicenda di Coop76 non poteva essere gestita meglio? E perchè
sull'abolizione di Rieti provincia non si è coinvolta la città,
mentre tutto è stato delegato al vertice?
Qualcuno
fa notare che a Melilli si deve l'ultimazione della strada
Rieti-Torano. In realtà i soldi furono stanziati da Badaloni, poi
bloccati da Storace e ridati da Marrazzo. Melilli ha fatto il bando.
Lascio giudicare agli altri se possa essere considerato un gran
titolo di merito. A lui si deve anche il recupero di Villa Battistini
e l'ampliamento del Palasojurner. Ottime cose, ma quello che non si
vede è la visione strategica da cui nascono. Davvero rappresentavano
delle priorità per un territorio che ha disperato bisogno di posti
di lavoro?
"Se
vogliono dimettersi lo facciano per riposarsi ma non pensassero di
continuare ad avere ruoli di rappresentanza".
Così hanno scritto i giovani democratici campani in una nota
congiunta tra GD e segretari provinciali di Napoli, Salerno, Caserta
e Benevento. Non ci stanno alle dimissioni di sindaci e presidenti di
provincia interessati al Parlamento. Le dimissioni di Melilli non
hanno prodotto reazioni. Fossi in lui mi chiederei il perchè.
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