venerdì 12 ottobre 2012

L'arrocco di Petrangeli


Per i manuali di scacchi la mossa dell'arrocco è “ una manovra difensiva volta a portare al riparo il Re in un angolo della scacchiera”. E i manuali di storia raccontano l'incastellamento medievale dei secoli X e XII come risultato dell'insicurezza prodotta dalle invasioni normanne, saracene ed ungare seguite alla fine dell'impero carolingio. Il fattore comune tra il gioco ed il fenomeno storico è il rinchiudersi per paura.

E di cosa avrà mai paura Simone Petrangeli, sindaco da cinque mesi? L'immagine di oggi è vistosamente dissonante rispetto a quella della campagna elettorale. Una campagna di notevole efficacia, considerando il risultato: il Pd si è fatto sfilare la candidatura alle primarie, mettendoci molto del suo ( slogan felicissimo di Petrangeli che ancora risuona nella memoria reatina), mentre la destra, apparentemente invincibile, grazie ad un radicamento capillare e l'uso collaudato del metodo clientelare, è stata battuta.

Un risultato che aveva acceso l'energia della città. Una energia nuova, fatta di speranza di rinnovamento e di fiducia in spazi di partecipazione democratica di cui si sentiva bisogno. Ma ogni speranza va smorzandosi dopo la strana condotta del giovane sindaco di Sel, perchè a tutti, ad un certo punto, è parso evidente che Petrangeli, quello della “primavera reatina”, non voleva o non era capace di confronto. Né è parso interessato a favorirlo. Eppure è persona generosa ed amabile.

Petrangeli si è arroccato. Diventato sindaco, ha indossato un abito istituzionale inavvicinabile del tutto imprevedibile. E' stata una sorpresa financo per i “compagni” di una vita. Compagni che ancora non digeriscono la sorpresa dell'esclusione da incarichi o concertazioni. Ma anche dalla semplice relazione amicale ( almeno così sembra). Il sindacato, convinto di poter godere di ben altro interlocutore rispetto al passato, è costretto conferenze stampa per ottenere attenzione. Il sindaco appare lontano ed inaccessibile.

“Finita la festa gabbato lo santo”. La città, dopo le promesse, si è ritrovata sola ed amministrata da una maggioranza formata da un rassemblement giocato solo sull'anagrafe e l'inesperienza. Il meno adatto al momento. Risultato preoccupante del cedimento modaiolo all'idea che il rinnovamento in politica passi solo per la giovinezza e non per la sapienza ( in senso ampio del termine) che sa operare a favore del futuro e dei giovani. Miti di ogni dittatura, dal Fascismo alla rivoluzione culturale cinese, con gli effetti che sappiamo.

Non solo, la città si è trovata con un palazzo comunale, dispiace dirlo, che fa quasi rimpiangere quello di Emili. Se ieri la “ casa di tutti” appariva almeno ben tenuta, oggi appare un luogo triste dove il sindaco e la strana giunta ( qualcuno sostiene che è il segno del ritorno di poteri messi ai margini da Cicchetti) trascorrono ore ed ore, incupiti dal dissesto e distanti dai cittadini che, attoniti, si domandano le ragioni di un simile ribaltamento delle aspettative create.

“ Diventa sindaco”. “ Mettici del tuo”. “ Trasparenza”, “Partecipazione”, alla luce di quanto si sperimenta oggi sono stati felici slogan e niente più. Formule vuote sparite dalla sfera del possibile immediatamente dopo la vittoria, La luna di miele nemmeno c'è stata, perchè Petrangeli dal giorno dopo si è arroccato.

Come mai? Di chi ha paura? Da chi si difende? Dalla città? Il compito è troppo gravoso? Trovarsi, al tempo della spending review, con una montagna di debiti, un numero di dipendenti debordante da licenziare, dirigenti abituati a nessun controllo e ad una prassi di uscite di soldi fuori bilancio di difficile rendicontazione, richiede nervi saldi ed inflessibilità. Forse il sindaco pensa di poterlo fare solo in solitudine.

Petrangeli, nel Consiglio comunale di lunedì scorso, ha saputo rispondere con efficacia ad una minoranza che fa il suo gioco cercando di metterlo in difficoltà non votando a favore del riequilibrio di bilancio. Il sindaco ha ricordato giustamente, a Gerbino e agli altri, che l'attuale emergenza è dovuta solo in parte alla crisi. I debiti fuori bilancio e lo stato d'emergenza sono dovuti a loro. E a loro si deve lo stato dell'Asm ed il fatto che il preventivo del 2012 nemmeno era stato approvato. La città questo lo sa. E sa che sindaco e giunta hanno cominciato a risparmiare cominciando da sé, riducendosi il compenso del 30%.

La città può capire che restare nei limiti di un riequilibrio di bilancio di 2,3 milioni di euro, che vuol dire sacrificare domande che vengono dal sociale, ponendo dei limiti strettissimi a ciò che appare indispensabile, non deve essere facile per uno che arriva da una cultura politica di sinistra radicale. Ma è il destino di chi passa dall'utopia teorica alla prassi di governo. Forse è da questo che nasce la sua insicurezza. Forse.

Ma forse l'insicurezza nasce anche dalla consapevolezza che trasformare un gruppo di brave persone, quasi tutti alle prime armi nel ruolo difficile di assessore (e qualche conflitto d'interesse), in una squadra capace di operare in modo omogeneo è qualcosa di enormemente complicato. Questo, forse è il punto più delicato. Una giunta come quella scelta dal sindaco richiede una cabina di regia con un regista che sa esattamente quale film vuole girare. Quale città vuole aiutare a crescere. Quali interessi si vogliono servire.

Una cosa complicata per un vendoliano figlio di una borghesia non illuminata (a Rieti è così) e votato dal Pd, ovvero da un partito di centro sinistra riformatore, diventato sindaco grazie alle strambe primarie di coalizione del partito di Bersani e ad una ottima campagna elettorale ( per sua ammissione pagata dal padre). Occorre un equilibrismo notevole.

La squadra per ora non c'è e non sembra essere prossima a venire. La mancata coesione tra gli assessori è stata evidenziata dallo “ scontro” pubblico tra l'assessore Cecilia e la vicesindaca Emanuela Pariboni sui piani integrati. E l'osservatore attento ha la netta percezione che tutti stiano“ ballando”da soli. Belli i programmi. Facili i programmi. Il difficile è realizzarli. E quando il gioco si fa duro per qualcuno non resta che la fuga. Ma è solo un indice di debolezza. Ed è sbagliato.


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