Per i manuali di scacchi la mossa
dell'arrocco è “ una manovra difensiva volta a portare al riparo
il Re in un angolo della scacchiera”. E i manuali di storia
raccontano l'incastellamento medievale dei secoli X e XII come
risultato dell'insicurezza prodotta dalle invasioni normanne,
saracene ed ungare seguite alla fine dell'impero carolingio. Il
fattore comune tra il gioco ed il fenomeno storico è il rinchiudersi
per paura.
E di cosa avrà mai paura Simone
Petrangeli, sindaco da cinque mesi? L'immagine di oggi è
vistosamente dissonante rispetto a quella della campagna elettorale.
Una campagna di notevole efficacia, considerando il risultato: il Pd
si è fatto sfilare la candidatura alle primarie, mettendoci molto
del suo ( slogan felicissimo di Petrangeli che ancora risuona nella
memoria reatina), mentre la destra, apparentemente invincibile,
grazie ad un radicamento capillare e l'uso collaudato del metodo
clientelare, è stata battuta.
Un risultato che aveva acceso l'energia
della città. Una energia nuova, fatta di speranza di rinnovamento e
di fiducia in spazi di partecipazione democratica di cui si sentiva
bisogno. Ma ogni speranza va smorzandosi dopo la strana condotta del
giovane sindaco di Sel, perchè a tutti, ad un certo punto, è parso
evidente che Petrangeli, quello della “primavera reatina”, non
voleva o non era capace di confronto. Né è parso interessato a
favorirlo. Eppure è persona generosa ed amabile.
Petrangeli si è arroccato. Diventato
sindaco, ha indossato un abito istituzionale inavvicinabile del tutto
imprevedibile. E' stata una sorpresa financo per i “compagni” di
una vita. Compagni che ancora non digeriscono la sorpresa
dell'esclusione da incarichi o concertazioni. Ma anche dalla semplice
relazione amicale ( almeno così sembra). Il sindacato, convinto di
poter godere di ben altro interlocutore rispetto al passato, è
costretto conferenze stampa per ottenere attenzione. Il sindaco
appare lontano ed inaccessibile.
“Finita la festa gabbato lo santo”.
La città, dopo le promesse, si è ritrovata sola ed amministrata da
una maggioranza formata da un rassemblement giocato solo
sull'anagrafe e l'inesperienza. Il meno adatto al momento. Risultato
preoccupante del cedimento modaiolo all'idea che il rinnovamento in
politica passi solo per la giovinezza e non per la sapienza ( in
senso ampio del termine) che sa operare a favore del futuro e dei
giovani. Miti di ogni dittatura, dal Fascismo alla rivoluzione
culturale cinese, con gli effetti che sappiamo.
Non solo, la città si è trovata con
un palazzo comunale, dispiace dirlo, che fa quasi rimpiangere quello
di Emili. Se ieri la “ casa di tutti” appariva almeno ben tenuta,
oggi appare un luogo triste dove il sindaco e la strana giunta (
qualcuno sostiene che è il segno del ritorno di poteri messi ai
margini da Cicchetti) trascorrono ore ed ore, incupiti dal dissesto
e distanti dai cittadini che, attoniti, si domandano le ragioni di un
simile ribaltamento delle aspettative create.
“ Diventa sindaco”. “ Mettici
del tuo”. “ Trasparenza”, “Partecipazione”, alla luce di
quanto si sperimenta oggi sono stati felici slogan e niente più.
Formule vuote sparite dalla sfera del possibile immediatamente dopo
la vittoria, La luna di miele nemmeno c'è stata, perchè Petrangeli
dal giorno dopo si è arroccato.
Come mai? Di chi ha paura? Da chi si
difende? Dalla città? Il compito è troppo gravoso? Trovarsi, al
tempo della spending review, con una montagna di debiti, un numero di
dipendenti debordante da licenziare, dirigenti abituati a nessun
controllo e ad una prassi di uscite di soldi fuori bilancio di
difficile rendicontazione, richiede nervi saldi ed inflessibilità.
Forse il sindaco pensa di poterlo fare solo in solitudine.
Petrangeli, nel Consiglio comunale di
lunedì scorso, ha saputo rispondere con efficacia ad una minoranza
che fa il suo gioco cercando di metterlo in difficoltà non votando a
favore del riequilibrio di bilancio. Il sindaco ha ricordato
giustamente, a Gerbino e agli altri, che l'attuale emergenza è
dovuta solo in parte alla crisi. I debiti fuori bilancio e lo stato
d'emergenza sono dovuti a loro. E a loro si deve lo stato dell'Asm ed
il fatto che il preventivo del 2012 nemmeno era stato approvato. La
città questo lo sa. E sa che sindaco e giunta hanno cominciato a
risparmiare cominciando da sé, riducendosi il compenso del 30%.
La città può capire che restare nei
limiti di un riequilibrio di bilancio di 2,3 milioni di euro, che
vuol dire sacrificare domande che vengono dal sociale, ponendo dei
limiti strettissimi a ciò che appare indispensabile, non deve essere
facile per uno che arriva da una cultura politica di sinistra
radicale. Ma è il destino di chi passa dall'utopia teorica alla
prassi di governo. Forse è da questo che nasce la sua insicurezza.
Forse.
Ma forse l'insicurezza nasce anche
dalla consapevolezza che trasformare un gruppo di brave persone,
quasi tutti alle prime armi nel ruolo difficile di assessore (e
qualche conflitto d'interesse), in una squadra capace di operare in
modo omogeneo è qualcosa di enormemente complicato. Questo, forse è
il punto più delicato. Una giunta come quella scelta dal sindaco
richiede una cabina di regia con un regista che sa esattamente quale
film vuole girare. Quale città vuole aiutare a crescere. Quali
interessi si vogliono servire.
Una cosa complicata per un vendoliano
figlio di una borghesia non illuminata (a Rieti è così) e votato
dal Pd, ovvero da un partito di centro sinistra riformatore,
diventato sindaco grazie alle strambe primarie di coalizione del
partito di Bersani e ad una ottima campagna elettorale ( per sua
ammissione pagata dal padre). Occorre un equilibrismo notevole.
La squadra per ora non c'è e non
sembra essere prossima a venire. La mancata coesione tra gli
assessori è stata evidenziata dallo “ scontro” pubblico tra
l'assessore Cecilia e la vicesindaca Emanuela Pariboni sui piani
integrati. E l'osservatore attento ha la netta percezione che tutti
stiano“ ballando”da soli. Belli i programmi. Facili i programmi.
Il difficile è realizzarli. E quando il gioco si fa duro per
qualcuno non resta che la fuga. Ma è solo un indice di debolezza. Ed
è sbagliato.
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