mercoledì 6 novembre 2013

Un «cimiterino» può far male alla 194?

Leggo l'articolo di Marina Terragni intitolato: «Sepoltura dei feti: approvata la delibera della giunta Renzi» e il raccapriccio schizza in alto in un baleno. Il tema delle “sepolture” già di per sé non dispone alla leggerezza, ma se occhi, cervello e cuore corrono lungo righe che parlano di sepolture di «feti», di «dimensione di fosse», di «urne» e «monumentini», di «prodotti abortivi del concepimento» il risultato è che all'inquietudine si aggiunge lo sgomento. 

Sono arrabbiata col sindaco di Firenze. Sarà mica vero che è «destrorso»? Come fa, mi chiedo, a prestarsi a robe simili? Sono cose da lasciare al fanatismo di quelli dei Pro-Life e del Movimento della Vita. È roba da reazionari con tratti marcati d'integralismo cattolicista. Quando la decisione l'ha presa Alemanno sono andata oltre pensando che da uno di destra non c'era da aspettarsi troppo in merito ai diritti civili e «temi eticamente sensibili». Penso.

E mentre penso, cerco articoli e materiale pubblicistico d'attualità, domando, indago nei meandri del senso comune. Trovo l'articolo di Lidia Ravera, giornalista, scrittrice ed ora assessore (strano l'uso del maschile per l'appellativo scelto dal giornale) pubblicato sull'Huffington Post. Dall'incipit comincio ad urtarmi: sento puzza di ostilità. Non solo verso la delibera incriminata. Verso Renzi.

Cerco cosa dice Renzi: «Non capisco le polemiche... Conosco amici che hanno dovuto affrontare il lutto di sapere qualche ora prima del parto che il cuoricino del bimbo atteso per nove mesi non batteva più». E ancora. La delibera è in «riferimento alle sepolture previste di cui all’art.7 del decreto del Presidente della Repubblica del 10/9/1990 e nel rispetto dell’art.50 lett.d, è confermata la prassi consolidata».

Continuo la ricerca e trovo il blog di Civati. Il contendente alla segreteria del Pd di Renzi, scrive: «A chi mi chiede di rispondere  dico che ha ragione a preoccuparsi e che la 194 è stata largamente disattesa, e che è profondamente sbagliato procedere con iniziative come quella assunta a Firenze.. (lo dissi anche quando la stessa cosa passò in Lombardia, anni fa)», ha scritto sul suo blog, aggiungendo di essere preoccupato per la «morale dominante che ha poco di morale e molto di dominante», per il «maschilismo» e per «l'incapacità di comprendere la cultura della differenza». 

«Cultura della differenza».  Penso che il giovanotto, bello come un principe e tanto politicamente corretto e apprezzato dalla sinistra con «la puzza sotto al naso» (Renzi) parla, anzi, scrive con linguaggio datato.  Un linguaggio da femministe che  sotto sotto coltivavano (e coltivano) un pensiero che a me è sempre sembrato reazionario.  Da libro della Genesi: «Maschio e femmina li creò». 

Su una cosa, invece, Civati ha ragione. Bisogna preoccuparsi per la 194.  Convinta sostenitrice del diritto della donna a non essere considerata una macchina riproduttiva senza diritto di scelta e del valore di civiltà della legge nata 35 anni fa, ora mi domando: sono degli spazi cimiteriali dedicati a «genitori» (le tombe sono per i vivi, non per i morti: Foscolo docet) che continuano a sentirsi tali anche verso la vita che non è riuscita a compiersi i nemici della 194? Più ci penso, meno ne sono convinta. 

So quanto i movimenti Pro-Life siano mossi da fanatismo religioso e di quante astuzie siano capaci per colpevolizzare le donne che ricorrono alla Ivg ed i medici abortisti (facendoli sentire assassini ). Ma nemmeno il raccapricciante video, ricevuto su Facebook, di funerali collettivi di embrioni infilati in scatole bianche da scarpe e messi in piccole fosse (una cerimonia che ricorda quello che si fa con gli animali domestici, se non fosse la presenza di preti benedicenti),  mi convince che quella roba possa far regredire il senso comune verso la cultura dell'aborto clandestino.

Cerco conferma o smentita di quanto penso con un sondaggio, di quelli empirici, ma non pretendo scientificità. Cerco solo di capire se la mia percezione ha origini solipsistiche o se ha qualche riscontro altrove. Approfitto di un incontro politico del Pd. Ci sono uomini e diverse donne. Propongo il tema. Dalle storiche ex comuniste alle storiche ex diccine, alle più giovani. La risposta è stata tiepida. Nessuna sembrava particolarmente scossa. Una mi racconta dei suoi aborti naturali e sorridendo malinconica mi confessa di pensare spesso ai due «figli» persi. Mi dice di essersi chiesta più volte che fine avessero fatto. 

Già! Che fine fanno? Non c'è bisogno di essere feticisti pseudo-religiosi (il cristianesimo è amore e misericordia, non accanimento,  se non vado errata) della vita vegetale per essere in grado di condividere la difficoltà a considerare i «prodotti abortivi» rifiuti speciali. Basta essere laici per riconoscere il diritto ad ogni sensibilità, culturale o religiosa che sia, di essere rispettata. E quindi: dove vanno i bambini «non nati»? Insomma, la Lav sta raccogliendo le firme per cimiteri per cani. Una relazione di «amorosi sensi» ha tante declinazioni. 

Il dottor Quirino Ficorilli, direttore del Materno Infantile di Rieti, alla mia domanda risponde con sorpresa: nemmeno lui ci ha mai pensato. Il direttore ha una storia di sinistra. Molto più della mia, che sono «liberal», ma ci ritroviamo a pensare che non è una domanda così peregrina. Si impegna ad informarsi se c'è domanda di luoghi per non nati anche nel nostro ospedale. Poi, mi rassicura sull'applicazione della 194 dalle nostre parti.

«Da noi c'è  grande rispetto per le donne che ricorrono al consultorio chiedendo di abortire. Naturalmente mettiamo a disposizione quanto serve per applicare al meglio la legge. Compresa l'informazione su quanto accadrebbe nel caso si volesse portare a termine la gravidanza. Ma tutto avviene senza forzature. La cosa più delicata sono le minorenni».

Dall'ultima relazione del Ministro della Salute risulta che l'Italia oggi è tra i paesi industrializzati a più basso tasso di Ivg, interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2012  il calo è stato del 4,9 % rispetto al 2011. Mentre dal 1982 la riduzione è del 54,9%. «Temo che la relazione non dica il vero», dice Ficorilli.

Ecco la vera questione. La 194 oggi ha come nemico, non i «cimiterini», ma quella che gli esperti chiamano «obiezione di coscienza di struttura». In tutto il territorio nazionale ci sono regioni dove l'aborto legale è stato di fatto cancellato. L'80 per cento ed oltre dei ginecologi, ed il 50 per cento di anestesisti e infermieri non applica più la legge 194. 

Stesso problema è quello dei consultori dove non si fanno politiche di informazione e prevenzione. Dove non viene garantita l'interruzione volontaria farmacologica. Dove non si fa nulla per attivare un'azione di educazione sessuale nelle scuole. L'assessore regionale Ravera oggi ha la possibilità di fare molto. Sempre che non preferisca scrivere articoli fervorosi.

«È disarmante quanto si apprende da organi di stampa e da recenti statistiche Istat in merito agli aborti clandestini praticati negli ultimi anni in Italia», ha detto il giugno scorso, alla Camera, Irene Tinagli (Scelta Civica), presentando una mozione basata sul concetto di obiezione «sostenibile» (coniugare il diritto all'obiezione con la piena attuazione della legge)  elaborato dal Comitato nazionale per la bioetica. Mozione approvata. Mentre quella della cattolicissima Binetti non lo è stata.

Sbaglierò, ma queste mi sembrano le cose che val la pena di seguire con attenzione.  Scatenare un putiferio contro una delibera che assegna uno spazio cimiteriale ai non-nati, considerandolo un atto ideologico ed opportunistico (monsignor Betori ha molto gradito, sottolinea Terragni) mi sembra una reazione solo emotiva. Molto ideologicamente emotiva.

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