sabato 29 settembre 2012

La disarmante consigliera Nobili e la trasparenza di Melilli

La consigliera regionale del Pdl Lidia Nobili è disarmante. Parlare con lei del terremoto che sta scuotendo il suo partito regionale significa ricevere una prospettiva che sfugge all'ordinarietà del pensiero. “ In fondo con i soldi che i gruppi regionali ricevono si dà lavoro ed io ho li ho spesi sul territorio”, dice. Difficile darle torto sul principio che mettere soldi in circolo fa bene al mercato ed al lavoro. Peccato che il discorso valga anche per quelli spesi per donnine, ostriche e champagne; per quelli della mafia ( nessun accostamento, si intende con la consigliera la cui onestà non si mette in dubbio) o per quelli del mercato nero, regno dell'evasione selvaggia.

E peccato che i principi di utilità e di produttività siano colonne portanti di contributi pubblici. A chi e a cosa servono? Per ottenere cosa? Se si spendono per ottenere una migliore sanità e migliori scuole portando sul posto chi decide per essi, è una cosa, se servono solo ad essere eletti in tre consigli istituzionali è un'altra.

L'unico argomento su cui non si fa fatica a convenire è che l'utilizzo di Lallaria, azienda di strategia comunicativa di Paolo Campanelli è stata una legittima scelta fatta per stima ed amicizia, oltre che per la volontà di spendere i soldi regionali sul territorio. Paolo Campanelli è un professionista di riconosciuta capacità oltre che di autonomia mentale. Ha lavorato con l'Apt al tempo della direzione di Di Paolo e per cinque edizioni della rassegna “ I giorni di Francesco”, un'iniziativa dove Nobili assessore comunale, ne ha sperimentato l'efficacia da cui è nata la decisione di continuare a servirsene.

Si può convenire anche che sostenere o semplicemente alludere al fatto che Campanelli non sia più credibile nella sua attività di cittadino impegnato politicamente: candidato nelle ultime amministrative a Fara Sabina con “ Sabina virtuosa”; candidato alle ultime amministrative comunali reatine con “ Rieti virtuosa” e fondatore di una associazione che si batte da anni contro la nascita del Polo della logistica, “Sabina Futura”, perchè ha lavorato per Nobili, rientra nella strategia del “ sospetto” che ormai sta inquinando la nostra vita pubblica e civile da cui nessuno sembra salvarsi. E' un modo per dire: tutti colpevoli, nessun colpevole” e lasciare le cose come sono. E invece, evangelicamente la “ verità” si raggiunge distinguendo il grano dal loglio. Lallaria è una cosa. Quello che fa il cittadino Campanelli è un'altra.

Ma quello che scrive il presidente Melilli su Facebook può anche avere il suo senso. ”Se si guida un movimento che fa della trasparenza ed il rigore il suo faro, credo si abbia qualche dovere in più. Non ci si salva dicendo che la contabilità è a posto, ci mancherebbe non lo fosse. Ci si salva rendendo pubblici alcuni dati. Proviamo:quanti incontri sono stati fatti. Quali e dove? Quanto è costato ognuno? Quali le voci di spesa? E qual era il titolo dell'incontro?” Domande legittime a cui il Campanelli politico non dovrebbe sottrarsi al fine di fugare ogni ombra di commistione col partito che lui ha sempre pubblicamente avuto come avversario.

Melilli invoca la trasparenza e quanto sta accadendo può rappresentare una grande occasione per promuoverla come strumento di democrazia matura, da sempre pallino solo dei Radicali e poi di Beppe Grillo. C'è da augurarsi che serva a far conoscere come spendono il contributo tutti i nostri consiglieri regionali: da Cicchetti a Perilli. Che divenga accessibile a tutti ogni rendicontazione delle spese delle campagne elettorali. Che finalmente ciò che è attività pubblica lo sia davvero. Riguardo alla rendicontazione sul lavoro svolto da Lallaria è faccenda che spetta soprattutto alla cliente Nobili.

Il presidente Melilli, quindi, fa bene ad invocare la trasparenza, ma quando Marco Giordani, sempre su Facebook, gli ricorda di non aver dato seguito all'Anagrafe Pubblica degli Eletti, deliberata dal Consiglio provinciale da due anni, promossa da Sabina Radicale e voluta da Vincenzo Ludovisi, la risposta è a dir poco avvilente: “ Ho scritto ripetutamente a tutti perchè lo facciano. Anche per un problema di coerenza(l'hanno votata loro)“. Risposta disarmante quanto quelle di Nobili. Si ha l'idea di un presidente impotente nella sua funzione e sostanzialmente distante dalla decisione presa in merito alla trasparenza. Lui ha fatto la sua parte? Ha pubblicato il suo status?

Si ha l'idea, soprattutto, di una classe politica ormai confusa ed analfabeta su quello che spetta ai rappresentanti istituzionali. Ad essi non compete distribuire soldi e lavoro. Ad essi spetta creare le condizioni per favorire la produttività e la nascita dei posti di lavoro che non vanno considerati una elargizione, favori, ma opportunità di vita, di dignità e di messa a frutto di meriti e competenze. Ad essi non spetta nemmeno rinfocolare polemiche ma far rispettare regole e delibere.

Che Vincenzo Ludovisi, Pd, utilizzi la vicenda come lotta politica è nell'ordine delle cose. A lui va fatto notare, tuttavia, che la conoscenza di 14 milioni 985.544 euro dati ai partiti, mentre si chiudono ospedali e scuole, la si è avuta soltanto per faide interne al Pdl e, soprattutto, alla coerenza radicale, non alla decisa opposizione dei consiglieri del suo partito. Né l'attività del partito di cui è segretario provinciale può vantare la trasparenza che oggi si chiede agli altri. Se il consigliere regionale della Lista Bonino, Giuseppe Rossodivita, non avesse pubblicato il bilancio del suo gruppo sul sito internet del partito radicale non avremmo contezza dell'ammontare vergognoso del “ contributo regionale” per i partiti, mentre si chiudono ospedali e scuole.

La consigliera Nobili mi fa notare che con i soldi ricevuti i consiglieri pagano anche i portaborse, tra cui qualche giornalista reatino che, per questo, non può vantare una libertà di stampa al di sopra di ogni sospetto quando scrive di lei e di Campanelli. Una qualche ragione le va riconosciuta, ma quando le regole, scritte e non scritte, diventano un pasticcio confuso, distinguere il lecito dall'illecito, il giusto dall'ingiusto, l'opportuno dall'inopportuno, ciò che compete alla legge da ciò che spetta al politico, è un esercizio faticoso e sfuggente come afferrare un ramo fragile mentre si è risucchiati dalla melma di una palude. Eppure va fatto.

P.S. Apprendo dal presidente Melilli che tutti i suoi dati sono stati pubblicati. Sia il reddito precedente la sua elezione che quello attuale, nonché il patrimonio proprio e della famiglia.
Me ne compiaccio e mi scuso per la svista, auspicando che lil buon esempio sia seguito da tutti e che tutto sia di facile reperibilità per i cittadini

Nessun commento:

Posta un commento