venerdì 2 novembre 2012

La provincia non c'è più. Basta piagnistei


Azzerate, cancellate senza se e senza ma in un sol colpo. Nessuno ci credeva. Molti non ci speravano. Mercoledì scorso il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto legge che ridisegna la mappa delle Province. Un decreto calato come una mannaia sulle attuali Giunte provinciali che saranno soppresse dal primo gennaio 2013. L'appena tornato presidente Melilli sarà il curatore finale di un riordino che si spera sarà per i reatini, diventati viterbesi, il meno doloroso possibile. Soprattutto per chi in Provincia lavora.
Quello del riordino è' un vero uragano per un sistema amministrativo che va “ rottamato” per la semplice ragione che è vecchio. Vecchio, costoso e farraginoso con tutta la burocrazia che produce.
Una burocrazia che crea posti di lavoro dati per favore e pagati con i soldi dei contribuenti, mentre soffoca ogni iniziativa privata. Da anni ormai viviamo la violenza della forza centrifuga di attività produttive perdute. Il tramonto del bel tempo che fu quando Rieti sognò di diventare industriale. Attività produttive fuggite da un territorio sempre più povero ed incapace di individuare la propria vocazione economica, dopo aver rinunciato a creare infrastrutture moderne, pur essendo Provincia.
Peggio di così, per i tanti disoccupati, sottoccupati, cassintegrati, non più aiutati dal sistema degli “lsu” e simili, non può andare. Il cambiamento può rappresentare un'occasione, invece, per una scossa salutare.
Le grida sulla “ abolizione delle giunte demagogica”, di Fabio Melilli e simili, sono solo gli ultimi fuochi di una classe di amministratori preoccupati più di conservare che di innovare, anche contro l'evidente necessità di farlo posta dalla crisi. Chi oggi vede in Monti un nemico pecca solo di miopia e dell'incapacità di accettare i cambiamenti che la globalizzazione impone. Le province dovevano essere abolite tutte. I padri della riforma del Titolo V, la sinistra, lo hanno impedito. Il riordino attuale è quanto è stato possibile fare da parte dell'attuale Governo.
Che cosa succederà ora? Dal primo gennaio 2013 la Giunta provinciale verrà soppressa. Resterà il presidente Melilli che potrà delegare l'esercizio di funzioni a non più di tre consiglieri provinciali. Il nuovo assetto servirà a consentire la gestione ordinaria nella fase di transizione e ad approvare il bilancio di previsione entro il 30 maggio. Qualora le scadenze non venissero rispettate il governo nominerà un commissario. Ma Melilli è persona capace e sicuramente le rispetterà ( a meno che non gli convenga fare il contrario. L'amico Fabio mi perdoni la malizia).
A novembre del prossimo anno ci sarà il voto. Saranno elezioni di secondo livello con i 16 consiglieri provinciali che verranno eletti dai consiglieri comunali in carica e dai sindaci. Il nuovo Consiglio provinciale, a pieno regime da gennaio 2014, eleggerà il presidente. Per tanti presidenti colpiti dal coltellaccio della Spending review quello di Monti è un vero e proprio commissariamento ed un ritorno al centralismo.
Un centralismo che la revisione del Titolo V della Costituzione, di fatto responsabile di aver lasciato sopravvivere costituzionalmente le province in nome della gestione intermedia e della sussidiarietà, ha dovuto aggirare con il riordino.
A riordino ormai avvenuto, ed irreversibile, come promette Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica, il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, “ di concerto” con il sindaco, Simone Petrangeli, ha convocato per venerdì 9 novembre alle ore 15.30 l'assemblea dei sindaci della provincia di Rieti.”Sarà l'occasione per decidere le azioni da mettere in campo di fronte ad una scelta che rischia di indebolire il territorio e l'economia reatina”. E' scritto sul sito della Provincia. E' il solito annuncio ? Si prenderanno decisioni? E quali?
Qualche giorno fa, Vincenzo Ludovisi, segretario provinciale del Pd, ha scritto un intervento molto ragionevole intitolato “ Riordino fatto, adesso?”. Senza piagnistei, pragmatico, come lo è il termine “ adesso”, Ludovisi ha posto il problema principale del nostro territorio: la eccessiva frammentazione. Abbiamo troppi e troppo piccoli comuni.
Una realtà non più sostenibile con la scomparsa della nostra Provincia. La proposta di ridurre il numero dei comuni dai 73 di oggi a quello di 10-15 sembra l'unica sensata. In Valsamoggia, Emilia Romagna, 5 comuni si sono già fusi. E' un buon esempio da seguire per i sindaci che si incontreranno il 9 Novembre. Coglieranno l'”occasione” per fare finalmente qualcosa di utile per il territorio? Vedremo.

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