Certo, la sentenza dell'Aquila che
condanna sette membri della Commissione Grandi Rischi per aver troppo
rassicurato gli abruzzesi nei confronti del terremoto, può avere
come conseguenza uno stato di allerta continuo ogni volta che si
appalesi la possibilità di una calamità naturale, ma pone su tutto
la delicata questione delle responsabilità delle istituzioni verso
la giusta e doverosa prevenzione ed informazione dei cittadini sui
reali pericoli che su di loro incombono.
Pericoli che il degrado ambientale e
idrogeologico, i cambiamenti climatici, l'abusivismo, gli inevitabili
sommovimenti naturali rendono inevitabili. Una inevitabilità
accresciuta dalla superficialità con cui si agisce e che causa le
famose “tragedie annunciate” che da noi restano sempre impunite.
Quasi un milione di persone, per dire, vivono alle pendici del
Vesuvio. La sentenza dell'Aquila non restituisce i morti, ma è un
caso raro in cui per chi resta a piangere i propri cari c'è almeno
un po' di giustizia.
Giustizia, certo, perchè la questione
posta dalla sentenza più scandalosa al mondo ( dovunque si è
stigmatizzato la condanna di “ scienziati”) non è quella di
pretendere che i membri della Commissione prevedessero quello che
sarebbe successo. Nessuno, per ora, è in grado di prevedere
terremoti. La vera questione è la disinformazione pubblica. E' stata
la scelta di chi aveva il compito di proteggere di nascondere il
pericolo, invece di comunicarlo nella dovuta maniera, ad essere stata
condannata.
Da quanto si capisce oggi l'ex
Direttore del Dipartimento della Protezione Civile Bertolaso chiese
di negare i rischi, evidenti a tecnici e scienziati della
Commissione. Lo dicono gli scambi intercettati di una telefonata tra
lui ed il professor Enzo Boschi, al tempo presidente dell'Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Meglio non allarmare. La
Commissione ( oggi Boschi ne parla come di un errore) sciaguratamente
ubbidì. In questo caso la scienza è diventata ancella della ragion
di stato che chiedeva di nascondere la verità.
E' stata la negazione della funzione
della scienza: difesa della verità oggettiva di cui si dispone
contro ogni pregiudizio e panzana. La condanna dei membri della
Commissione, dovuta al giudice monocratico Marco Billi, è
esattamente l'opposto di quanto asserito dal ministro dell'ambiente
Clini, che l'accosta a quella contro Galilei. Lo scienziato pisano
rischiò la pelle per sottrarre la libertà scientifica alle
costrizioni del potere. I membri della Commissione ci si sono
adattati.
Un adattamento che ha portato a quello
che in miei precedenti articoli sul tema ho definito addomesticamento
della paura. Un addomesticamento costato, insieme alle responsabilità
di chi non ha controllato lo stato di edifici come la casa dello
studente, 300 morti. Un costo che dovrebbe suggerire di fare della la
Protezione Civile un presidio ben organizzato ed efficiente della
sicurezza dei cittadini contribuenti dovunque. Non è così. Almeno
nella nostra regione non è così.
Dopo una chiacchierata con Crescenzio
Bastioni, del Cer, Corpo Emergenza Radioamatori, c'è poco da stare
allegri. Nel Lazio il problema non è tanto la carenza di risorse
disponibili, bensì quello organizzativo. Di volontari ce ne sono
migliaia, ma il risultato è una polverizzazione di circa 500
associazioni, a cui arrivano finanziamenti distribuiti senza bando né
trasparenza, prive delle necessarie programmazione e cabina di regia.
Solo un esempio. In occasione del
terremoto dell'Emilia, le colonne mobili di Marche ed Umbria (circa
80 volontari che allestiscono tendopoli e assicurano assistenza)
sono arrivate sul posto dopo 12-14 ore. Quella del Lazio dopo 12
giorni. Mentre a Rieti esistono 27 soggetti di protezione civile in
competizione tra di loro ed incapaci di fare rete. Da parte sua la
Provincia ha mal dislocato e mal usato ( per il turismo) le strutture
abitative realizzate con fondi della Protezione Civile, destinate
alle popolazioni in caso d'emergenza.
Ma ci sono anche delle eccellenze, come
il Cer. L'associazione, molto presente sui social network, vive di
autofinanziamento ed opera a favore della formazione di nuovi
volontari e dell'informazione. Tra le attività del Cer ci sono
progetti come “ Scuola sicura” che ha coinvolto seimila scolari
delle elementari e quello, premiato dalla Presidenza della Camera dei
Deputati “ Persona informata..mezzo salvata”, con cui 2000
abitanti del centro storico reatino vengono dotati di una guida
pratica in caso di emergenze.
Ma a che punto è il famoso Piano di
Protezione Civile, pronto e tenuto nel cassetto dall'amministrazione
precedente, con tante polemiche tra l'ex assessore Boncompagni ed il
sindaco Emili? E' ancora in attesa di approvazione. Un'attesa che si
giustifica, certo, con il disastro generale, non solo di bilancio,
trovato dalla nuova amministrazione, ma che espone anche il nuovo
sindaco al rischio di essere accusato di inadempienza, visto che
entro ottobre andava approvato.
Secondo l'Organizzazione metereologica
mondiale, ogni dollaro investito nella prevenzione ne farebbe
risparmiare 7 spesi in assistenza umanitaria e ricostruzione.
Qualcuno spiega la bassa attenzione verso la prevenzione con
l'argomento del cinismo. L'emergenza mette in circolo molti più
soldi. Come dimenticare quelli che mentre l'Aquila e dintorni si
sbriciolava su poveri corpi “ ridevano” pensando agli affari che
avrebbero fatto?
In conclusione vorrei approfittare per
rivolgere al sindaco Petrangeli , persona sicuramente sensibile, una
preghiera. Il terremoto dell'Aquila ha prodotto tre giovani vittime:
Luca, Valentina e Michela. Sarebbe bello che a loro si dedicasse uno
spazio della memoria. Memoria di chi non c'è più, ma anche memoria
di ciò che causa l'incuria umana.
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