venerdì 2 novembre 2012

Terremoto dell'Aquila: una sentenza che fa scandalo e giustizia


Certo, la sentenza dell'Aquila che condanna sette membri della Commissione Grandi Rischi per aver troppo rassicurato gli abruzzesi nei confronti del terremoto, può avere come conseguenza uno stato di allerta continuo ogni volta che si appalesi la possibilità di una calamità naturale, ma pone su tutto la delicata questione delle responsabilità delle istituzioni verso la giusta e doverosa prevenzione ed informazione dei cittadini sui reali pericoli che su di loro incombono.

Pericoli che il degrado ambientale e idrogeologico, i cambiamenti climatici, l'abusivismo, gli inevitabili sommovimenti naturali rendono inevitabili. Una inevitabilità accresciuta dalla superficialità con cui si agisce e che causa le famose “tragedie annunciate” che da noi restano sempre impunite. Quasi un milione di persone, per dire, vivono alle pendici del Vesuvio. La sentenza dell'Aquila non restituisce i morti, ma è un caso raro in cui per chi resta a piangere i propri cari c'è almeno un po' di giustizia.

Giustizia, certo, perchè la questione posta dalla sentenza più scandalosa al mondo ( dovunque si è stigmatizzato la condanna di “ scienziati”) non è quella di pretendere che i membri della Commissione prevedessero quello che sarebbe successo. Nessuno, per ora, è in grado di prevedere terremoti. La vera questione è la disinformazione pubblica. E' stata la scelta di chi aveva il compito di proteggere di nascondere il pericolo, invece di comunicarlo nella dovuta maniera, ad essere stata condannata.

Da quanto si capisce oggi l'ex Direttore del Dipartimento della Protezione Civile Bertolaso chiese di negare i rischi, evidenti a tecnici e scienziati della Commissione. Lo dicono gli scambi intercettati di una telefonata tra lui ed il professor Enzo Boschi, al tempo presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Meglio non allarmare. La Commissione ( oggi Boschi ne parla come di un errore) sciaguratamente ubbidì. In questo caso la scienza è diventata ancella della ragion di stato che chiedeva di nascondere la verità.

E' stata la negazione della funzione della scienza: difesa della verità oggettiva di cui si dispone contro ogni pregiudizio e panzana. La condanna dei membri della Commissione, dovuta al giudice monocratico Marco Billi, è esattamente l'opposto di quanto asserito dal ministro dell'ambiente Clini, che l'accosta a quella contro Galilei. Lo scienziato pisano rischiò la pelle per sottrarre la libertà scientifica alle costrizioni del potere. I membri della Commissione ci si sono adattati.

Un adattamento che ha portato a quello che in miei precedenti articoli sul tema ho definito addomesticamento della paura. Un addomesticamento costato, insieme alle responsabilità di chi non ha controllato lo stato di edifici come la casa dello studente, 300 morti. Un costo che dovrebbe suggerire di fare della la Protezione Civile un presidio ben organizzato ed efficiente della sicurezza dei cittadini contribuenti dovunque. Non è così. Almeno nella nostra regione non è così.

Dopo una chiacchierata con Crescenzio Bastioni, del Cer, Corpo Emergenza Radioamatori, c'è poco da stare allegri. Nel Lazio il problema non è tanto la carenza di risorse disponibili, bensì quello organizzativo. Di volontari ce ne sono migliaia, ma il risultato è una polverizzazione di circa 500 associazioni, a cui arrivano finanziamenti distribuiti senza bando né trasparenza, prive delle necessarie programmazione e cabina di regia.

Solo un esempio. In occasione del terremoto dell'Emilia, le colonne mobili di Marche ed Umbria (circa 80 volontari che allestiscono tendopoli e assicurano assistenza) sono arrivate sul posto dopo 12-14 ore. Quella del Lazio dopo 12 giorni. Mentre a Rieti esistono 27 soggetti di protezione civile in competizione tra di loro ed incapaci di fare rete. Da parte sua la Provincia ha mal dislocato e mal usato ( per il turismo) le strutture abitative realizzate con fondi della Protezione Civile, destinate alle popolazioni in caso d'emergenza.

Ma ci sono anche delle eccellenze, come il Cer. L'associazione, molto presente sui social network, vive di autofinanziamento ed opera a favore della formazione di nuovi volontari e dell'informazione. Tra le attività del Cer ci sono progetti come “ Scuola sicura” che ha coinvolto seimila scolari delle elementari e quello, premiato dalla Presidenza della Camera dei Deputati “ Persona informata..mezzo salvata”, con cui 2000 abitanti del centro storico reatino vengono dotati di una guida pratica in caso di emergenze.

Ma a che punto è il famoso Piano di Protezione Civile, pronto e tenuto nel cassetto dall'amministrazione precedente, con tante polemiche tra l'ex assessore Boncompagni ed il sindaco Emili? E' ancora in attesa di approvazione. Un'attesa che si giustifica, certo, con il disastro generale, non solo di bilancio, trovato dalla nuova amministrazione, ma che espone anche il nuovo sindaco al rischio di essere accusato di inadempienza, visto che entro ottobre andava approvato.

Secondo l'Organizzazione metereologica mondiale, ogni dollaro investito nella prevenzione ne farebbe risparmiare 7 spesi in assistenza umanitaria e ricostruzione. Qualcuno spiega la bassa attenzione verso la prevenzione con l'argomento del cinismo. L'emergenza mette in circolo molti più soldi. Come dimenticare quelli che mentre l'Aquila e dintorni si sbriciolava su poveri corpi “ ridevano” pensando agli affari che avrebbero fatto?

In conclusione vorrei approfittare per rivolgere al sindaco Petrangeli , persona sicuramente sensibile, una preghiera. Il terremoto dell'Aquila ha prodotto tre giovani vittime: Luca, Valentina e Michela. Sarebbe bello che a loro si dedicasse uno spazio della memoria. Memoria di chi non c'è più, ma anche memoria di ciò che causa l'incuria umana.


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