venerdì 13 maggio 2016
Il giornalismo serve ancora?
In tanti mi fanno notare che ultimamente scrivo poco. E' vero, sto trascurando il blog e a parte le incursioni quotidiane sui social, Facebook e Twitter, non dedico troppo tempo a buttar giù pensieri e riflessioni su quello che offre il presente politico locale. E' vero, ripeto, ma avviene perchè la mia collocazione emotiva è borderline. La scrittura che nasce dalla passione civile più che da un vero e proprio mestiere, è preda di tutti gli effetti emozionali suscitati dalla realtà vissuta come cittadina. Quando la realtà è povera di stimoli e di interesse e quando quanto si scrive finisce contro il famoso muro di gomma, diventa accidiogena. Neologismo per dire che produce accidia, noia, quasi rassegnazione..
Se la realtà sotto osservazione, perpetua le sue pochezze, la sua inefficacia, la sua sterile autoreferenzialità tradotta in episodicità che nulla incide sulla qualità dell'esistenza collettiva, imponendo un esercizio critico che finisce per soffrire della medesima sterile autoreferenzialità, di scrivere passa la voglia. Ci si sente superflui, quando non complici di un gioco delle parti che serve solo a tenere in vita se stessi.
Impegnarsi in quotidiane rampogne, talvolta vere cattiverie, rompere un po' le scatole facendo notare quello che non va, serve all'informazione o solo a influenzare negativamente l'opinione pubblica? La domanda se la faceva già don Milani. Oggi me la faccio nel mio piccolo anche io. E tra le tante citazioni, tra i tanti aforismi che hanno come oggetto il giornalismo, quella che mi convince di più è di Gilbert Keith Chesterton, scrittore e giornalista inglese della fine dell'ottocento. " Il giornalismo è popolare, ma lo è soprattutto come finzione. La vita è un mondo e la vita vista sui giornali è un altro".
Raccontare l'intervista fatta al giovane consigliere comunale del Pd Alessandro Fiorenza, fiducioso in un sistema nuovo, senza intermediazioni, che assegna alla cittadinanza attiva un ruolo più efficace di quello giocato dai partiti, sindacati, associazioni di categoria, ad esempio, è una cosa, la realtà dell'efficacia effettiva della democrazia dal basso di cui parla i libro che ne porta il titolo, " Democrazia dal Basso", è tutt'altra.
Faccio un esempio su tutti. La nota e disattesa questione della " Rieti-Torano". Come ormai stranoto esiste un " Comitato pro-Casette" nato per difendere gli interessi di un quartiere caratterizzato dall'orticoltura. Da anni questo campione locale del " citizen lobbyng", cittadini che si fanno "lobby", ovvero gruppi che agiscono nei processi decisionali, è impegnato a combattere le scelte fatte dalla Provincia in termini di tracciato finale di una strada che aspetta la sua realizzazione da quasi mezzo secolo.
A sostenere le ragioni di quella che possiamo definire sostenibilità infrastrutturale: si alla importante arteria stradale, no alla distruzione di un assetto ambientale, culturale e sociale, si sono aggiunti il comune di Cittaducale e la prima Consulta comunale di Rieti. Proprio l'ultimo incontro avuto in Comune dalla Consulta, impegnata su diversi temi:Lavori pubblici, urbanistica e Territorio, Viabilità e Mobilità, Decoro Urbano, lo scorso 11 Maggio, è la riprova dell'esistenza del gap, divario, tra narrazione giornalistica e realtà.
Il presidente della Provincia Giuseppe Rinaldi, per ragioni a me sconosciute, pertanto forse giustificabilissime, non ha partecipato all'incontro, pur essendo stato invitato. Niente da fare poi, con la promessa venuta dal sindaco Petrangeli e dall'assessore all'urbanistica Ludovisi sulla creazione di un tavolo per consentire un dialogo tra Comitato, Consulta e Regione fatta diverso tempo fa. Un chiaro di luna che era già palese al tempo dell'inaugurazione del tratto di completamento di Ville Grotti del 28 Gennaio, quando si chiese inutilmente di poter incontrare Zingaretti. Declinazione della maestà democratica. Ovvero della irraggiungibilità di chi appare distantissimo da chi lo ha messo al suo posto con un voto e non per successione dinastica.
E' a questo punto che, avendo scritto più e più volte, sulla questione "Rieti-Torano", senza sortire effetti, almeno evidenti, mi chiedo quanto sia utile quello che sto scrivendo. Forse può servire, certo, ricordare che dopo mesi e mesi dall'annuncio la palla è stata rimessa nelle mani della Regione. Meglio una flebile voce del silenzio, lo riconosco. Forse dire che c'è una promessa formale di Ludovisi sul tentativo, perchè questo è, di organizzare il famoso tavolo in una decina di giorni, può spingere a farlo. E magari servirà anche dire a Sel e al M5S, autori di interrogazioni regionali sulla vicenda, che è troppo facile buttare giù qualche foglietto da presentare a un'assemblea istituzionale se poi non segue niente.
Di, tagli di nastro, incontri, tavoli, convegni, comunicati e di bla, bla, bla, è pieno il rituale della democrazia svuotata dal suo senso: governo di popolo per il popolo. Uso sempre con cautela il termine popolo, non volendo caricarlo di significati ideologici. Per me il popolo non è un aggregato da considerare paternalisticamente, è, invece, insieme di cittadini consapevoli e responsabili delle scelte perchè esattamente informati. A questo serve il giornalismo. La domanda che mi vado facendo negli ultimi tempi è se non faccia parte esso stesso di uno stanco e inutile rituale.
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