Se avessi voglia di andare a ritrovare la quantità di articoli
scritti negli ultimi venti anni dove evoco la famosa intervista di Scalfari a
Berlinguer potrei dimostrare solo una cosa: la questione morale è cosa trita e
ritrita e la famosa e stra citata intervista è un manifesto
dell'impotenza. Qualche volta, spesso, dell'ipocrisia.
In Italia, per il partito o per sè, la politica ha sempre rubato e
la corruzione, come il mancato rispetto delle regole, è qualcosa che riguarda
il nostro tessuto connettivo storico-culturale.
Sulla corruzione politica romana sono stati scritti montagne di libri.
Con ciò non dico che bisogna rassegnarsi o consolarsi. Dico solo che bisogna
fare attenzione alle esplosioni provvisorie,
interessate ed effimere della " questione morale", perché da
sempre lasciano il tempo che trovano.
Il moralismo etico, l'onestà senza macchie, periodicamente invocata rumorosamente è l'altra faccia della
facilità con cui si perpetua la disonestà.
Da questo deriva un assetto di paese vocato al truffaldinismo politico (
ma non solo) statico e destinato a
perpetuarsi con forme anche più numerose e talvolta mascherate dalla liceità.
Dopo Tangentopoli la corruzione è aumentata, dice il dottor Davigo. Sembra sia
vero. E forse è la conferma di quanto ho detto sopra. Forse, a cambiare le cose
servono i processi. Ma non quelli giudiziari, servono quelli culturali che
richiedono pazienza e vera volontà di cambiare le cose.
Facciamoci qualche domanda
terra terra su quello che succede nella pratica politica. Quanto è lecito usare un'amministrazione
pubblica per favorire chi è vicino politicamente a chi la governa? Quanto è
facile rilevare la correttezza e il dolo nell'assegnazione di un incarico o di
una consulenza?
Mesi fa ha fatto scalpore la nomina nel Cda dell'azienda pubblica
ASM di una persona molto vicina al sindaco Petrangeli che non appariva
giustificata dalle competenze. La domanda è non tanto se un sindaco, o chiunque
ricopra ruoli istituzionali, possa usare il criterio della fedeltà per selezionare
le persone a cui affidare una funzione pubblica. Forse può. La vera questione è
se prima della fedeltà debba venire il merito. E se prima del proprio
interesse di politico e di esponente di partito debba venire quello della collettività. E’ un
problema culturale, prima che politico.
E quante volte un bando pubblico è cucito addosso a qualcuno
che, per ragioni anche ritenute utili all'amministrazione e vantaggiose per la
collettività ( sembra il caso del sindaco di Lodi) si vuole far vincere?
E quanti concorsi premiano i più capaci e meritevoli? E quante
opere pubbliche sono realizzate nei giusti tempi e con la giusta spesa,
preoccupati di fare buon uso delle risorse pubbliche?
Se si volesse davvero analizzare quanto è successo, anche in un
solo ventennio, negli ottomila comuni d'Italia, lasciando perdere province e
regioni, se ne vedrebbero delle belle. Nel senso che si vedrebbe un sistema
malato. Forse fatto proprio per essere malato.
Anche questo è un problema culturale. Nelle democrazie sane le
leggi servono a favorire funzionamenti fisiologici non patologici. Le
patologie, sono l’eccezione da curare, non la prassi. E la cattiva prassi a
lungo andare uccide le democrazie.
Nei prossimi mesi di "belle", per dire brutte, se ne
vedranno di numerose. Tra elezioni
amministrative e referendum istituzionale, l’Italia apparirà un bollitore
impazzito. La licenza di agire malamente se se ne dà qualche convenienza a
qualcuno, facilmente si trasforma in esposizione al rischio giudiziario. In un
modo o nell'altro l'errore, voluto o involontario, se si vuole trovare lo si
trova.
E il Far West delle querele e delle informazioni di garanzia trasformate
in giudizio di colpevolezza, invece che
di tutela, al paese fa bene? Fanno bene
i cappi sollevati quotidianamente dai presunti onesti di ogni collocazione ad
una società sfinita da una crisi economica e lavorativa stagnante; da paure
naturali e comprensibili, ma anche alimentate, dovute a fenomeni che appaiono
senza efficace governo, come è quello immigratorio?
Fanno bene le generalizzazioni e le individuazioni di categorie
specifiche, i politici, quando non un partito, come responsabili unici, o
quasi, di pratiche illecite, invece che rendere davvero partecipe l’opinione
pubblica, informandola al meglio? A me non sembra. A me, invece, preoccupa
molto questa stagione urlata e conflittuale. E molto mi preoccupa l'uso
politico delle indagini che da decenni sostituisce la sana competizione politica . Che è,
dovrebbe essere, competizione d'idee e di programmi.
Questa mattina ho letto un post di Facebook che dice così
"Simone Petrangeli, sindaco di Rieti, è indagato per concorso in falso e
turbativa d'asta". A pubblicarlo è una parte politica avversa al sindaco.
La cosa davvero brutta è che se a trovarsi nella condizione di Petrangeli fosse
il suo avversario, c'è da giurare che oggi lui o la sua parte politica farebbe
altrettanto.
Fermatevi. Qualcuno fermi il frullatore che sta frantumando la
nostra democrazia. Non c'è paese che non viva le sue difficoltà, anche il suo
malaffare. Il nostro ha bisogno di
credere nella possibilità e volontà di diventare
migliore. Generare quotidiani sconforti, genera solo disastri per tutti.
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