Il primo
progetto per la realizzazione di un acquedotto
che trasportasse l’acqua dalla provincia reatina a Roma risale al
sindaco Nathan. Era il 1908, ma la richiesta al Ministero dei Lavori Pubblici
da parte del Comune di Roma venne avanzata nel 1913. Fu nel 1926 che si ottenne
la concessione di sfruttamento delle acque reatine per 70 anni.
Il 1996, quindi,
la concessione è scaduta. E’ da quella data che è iniziato un contenzioso
attivato dalla Provincia per avere un indennizzo per lo sfruttamento delle
sorgenti. Da Cesare Giuliani a Giosuè
Calabrese a Fabio Melilli a Giuseppe Rinaldi, presidenti succedutisi negli
ultimi venti anni anni alla presidenza dell’Ente, hanno fatto quanto hanno
potuto per ottenere il “ristoro“. E oggi finalmente il risultato è arrivato.
Non è stato
facile ottenerlo e non riconoscere il merito della vittoria a chi ne è stato
artefice sarebbe ingiusto. Oltre a quelli nominati sopra, un ruolo importante
lo hanno avuto Zingaretti e Refrigeri, ma io non scorderei nemmeno Marrazzo. Ma
ripercorriamo sinteticamente i fatti che hanno portato al risultato di oggi.
Nel 1998,
Acea si è trasformata da azienda municipalizzata in società per azioni. Nello
stesso periodo sono stati istituiti gli Ato, Ambiti Territoriali Ottimali, organi
provinciali competenti della gestione della materia ambientale. Roma è
diventata Ato2 e Rieti Ato3. Nel 2002, con la riforma del titolo
V, è alla regione che viene attribuita la competenza a concedere lo
sfruttamento dell’acqua.
Nel
frattempo non arrivava alcuna richiesta di rinnovo della concessione. Ma è
l’Ato3 che deve occuparsi della manutenzione ordinaria degli impianti.
Naturalmente senza alcun vantaggio sul costo dell’acqua, più cara per i reatini
di quella consumata a Roma. Non solo, la Regione, nel 2001, presidenza Storace,
negherà la titolarità della provincia di Rieti sulle sorgenti, mentre stabiliva con una convenzione che Acea doveva
stipulare accordi coi Comuni che ospitano le sorgenti.
Nel 2003 la
Provincia presenterà ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche
che metterà in dubbio la regolarità della proroga concessa ad Acea dal Governo
e dalla Regione di continuare a sfruttare la sorgente.
E’ nel 2006
che la situazione sembra sbloccarsi. La Regione Lazio, il Comune di Roma, il Presidente
della Provincia di Roma e il Presidente della Provincia di Rieti sottoscrivono
un accordo in cui viene rinnovata la concessione ad Acea per altri 30
anni. In cambio l’Ato2 si impegna a versare 8 milioni di euro l’anno alla
Provincia di Rieti e all’Ato3. A questo vanno aggiunti 25 milioni di
euro come risarcimento per lo sfruttamento della sorgente nel passato.
Due anni
dopo l’accordo viene riaffermato, ma la provincia di Rieti continua a non
ricevere nessuno dei risarcimenti promessi da Acea. Il comune di Roma, maggior
azionista di Acea, non ha mai voluto ratificare quanto deliberato dalla regione
Lazio, cumulando un debito di 8 milioni di euro con la Provincia di Rieti. Con
la delibera regionale sul ristoro dell’acqua reatina il contenzioso, della cui
portata la sintetica narrazione ha voluto dare conto, sembra finalmente chiuso.
Quali
saranno i benefici? Lo chiedo all’Onorevole Melilli, sicuramente il principale
artefice dell’operazione oggi conclusa. “ La tariffa al metro cubo dell'acqua è
determinata da due fattori: il costo di gestione e gli investimenti su
acquedotti, fognature, depurazione ecc. Se gli investimenti non sei costretto a
pagarli tu la tariffa scende. Visto il
drammatico bisogno di investimenti nel sistema idrico ( l'ultimo finanziamento
ottenuto dai nostri comuni fu l'accordo che feci con Zaratti nel 2008 che fece
arrivare ai nostri comuni 27 milioni di euro) e vista la dimensione modesta del
Nostro Ato che non consente risparmi di scala, avremmo avuto due scelte
davanti: investimenti cospicui e conseguente tariffa molto alta oppure zero
investimenti e tariffa decente”.
E la Società
per azioni a totale capitale pubblico per la gestione del Servizio Idrico
Integrato che ruolo avrà? “La società provinciale è stata costituita in
attuazione della legge Galli che prevede un unico gestore per l'intero ciclo
idrico. È il soggetto che gestisce tutto e fattura ai cittadini (come Acea a Roma).
Finora non decollava per carenza di fondi. Oggi può partire. E, cosa rilevante,
la convenzione prevede 36 milioni di "arretrati", 8 milioni per
l'eternità ( finché esiste una concessione) e prevede che circa 30 comuni che
oggi attingono al sistema Peschiera- Capore non paghino più l'acqua all'Acea al
prezzo di mercato ma sostanzialmente al costo industriale, con un risparmio che
secondo me può aggirarsi anche intorno ai due milioni di euro l'anno”.
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