domenica 9 gennaio 2011

Che colpa abbiamo noi del disastro sanitario laziale

   Dopo lo sciopero il dialogo
   Ma  Bersani lo aveva detto:” Se vince Polverini vincono Berlusconi e Storace”
                  E i cittadini pagano per colpe non loro

Tutti ci auguriamo che il sindaco Alfredo Graziani, con il breve sciopero della fame di dialogo con il Direttore Generale Gianani  e con Polverini, possa ottenere qualche risultato gradito alla sua gente, aggrappata alle sue iniziative per impedire la chiusura dell’ospedale Marini, uno dei ventinove piccoli ospedali  ritenuti non più sostenibili dal disastroso bilancio regionale.
Ad ogni buon conto, niente potrà modificare il giudizio negativo sul metodo adottato dalla governatrice del Lazio per imporre un riordino sanitario pesantissimo per i cittadini della regione, ad esclusione di Roma.

Un riordino atteso da tempo, in altre regioni avvenuto da tempo, ma che oggi arriva accompagnato da un penoso senso di imposizione e di precarietà, oltre che di improvvisazione, come emerge dalla  possibilità di riconvertire l’ospedale di Magliano in poliambulatorio per la medicina non convenzionale. Possibilità di per sé non insensata, ma sbagliata se calata dall’alto, senza  coinvolgimento delle parti in causa.. Nè potrà cancellare la certezza di  tanti elettori di essere  stati turlupinati dall’attuale presidente, arrivata a Rieti, prima della asburgica Bonino, come una madonna pellegrina dalle braccia aperte ad accogliere tutte le richieste, anche le più inaccoglibili, del territorio.

Il miracolo di lasciare gli ospedali Amatrice e di Magliano tal quali in caso di vittoria, nonostante la mannaia sollevata dalla legge di Stabilità, d’altronde, era coerente con le sceneggiate della destra. I romani ancora ricordano la campagna sferrata  nel 2009, contro Marrazzo, disegnato su T-shirt con le sembianze della morte per via del Piano Sanitario che andava a discutere con i ministri Saccone e Fazio. L’ex governatore, attaccato dalla destra regionale, dovette difendere, davanti alla destra governativa, la scelta di non tagliare letti ed ospedali.

 Il poveraccio invocò anche l’emergenza influenzale per giustificare il rinvio delle “ mazzate” sulla sanità inferte dal Piano di  riordino di Morlacco, sub commissario governativo affiancatogli dal Consiglio dei Ministri, e contenuto in 25 cartelle. Piano Morlacco, accolto e potenziato ora da Polverini,  che lo ha fatto suo e lo ha imposto ai territori, esclusi da un processo frettoloso e caratterizzato dal metodo dei tagli orizzontali. Un metodo che chiude, accorpa, riduce il benessere dei cittadini, nel nome esclusivo di una logica contabile che nulla ha a che fare con le peculiarità di una azienda sanitaria.

La verità è che in modo quasi kafkiano a noi cittadini tocca scontare colpe non nostre, mentre gli sprechi regionali aumentano. Bastano a misurarli le quantità di commissioni, le inutili aziende pubbliche, la miriade degli uffici, spesso chiusi ed inattivi. A noi tocca pagare, ziztti zitti per favore! per quello che è accaduto al tempo di Storace governatore. E’ quasi noioso ricordarlo, la gestione regionale della destra, oltre alla vicenda truffaldina di Lady Asl ( un centinaio di arresti, tre assessori coinvolti,  82 milioni di euro sottratti alla nostra Sanità), ci ha regalato un debito di circa dieci miliardi di euro, per tamponare il quale la Regione, nel 2008, ha dovuto stipulare un mutuo trentennale che ci costerà 280 milioni fissi per altri 17 anni.

E siccome l’impudenza, per definizione, non conosce limiti, oggi, al fianco di Polverini è tornato uno che dello sfascio fu pieno protagonista: Gramazio, tornato nel Cda  di “ Laziosanità “, di cui con Storace era presidente. Senza voler sottovalutare le responsabilità  della sinistra nel non aver avuto il coraggio di fare quello che oggi sta facendo pessimamente la destra, mi sembra giusto ricordare le parole di  Bersani: “ Se vince Polverini comandano Berlusconi e Storace”.

Il consigliere Antonio Cicchetti ha dato assicurazioni circa la bontà della riorganizzazione sanitaria sabina, disegnata sul modello umbro e toscano. Non c’é ragione di dubitare della sua parola. Per ora, però, si capisce soltanto che molte aree periferiche della nostra provincia resteranno senza strutture ospedaliere e senza assistenza domiciliare ed il fatto che in nove mesi si sia partorito solo la nomina del Direttore Generale della Asl, preoccupa.

Ad essere ottimisti potrebbe voler dire che si stanno cercando persone di qualità.. Ad essere pessimisti, invece, il ritardo potrebbe derivare dai consueti giochi dei partiti, ben decisi a non ritrarre le mani dalla sanità. E pazienza se oggi  la malattia, e peggio sarà nel prossimo futuro, farà ancora più paura.

1 commento:

  1. Carissima Emmeline,
    sai che cosa c'e' alla base del disastro sanitario che si sta perpretando della nostra provincia ?
    Il neo direttore generale e' di fatto strumento di un disegno disegnato a Roma.
    Le cambiali firmate dalla governatrice in campagna elettorale sono arrivate all'incasso ed i palazzinari romani convertiti al businnes sanitario ne pretendono il corrispettivo.
    Coerentemente con tale disegno il direttore generale, neoliquidator , sta' di fatto smontando pezzo per pezzo la sanita' della nostra provincia e dopo il suo breve passaggio nella nostra terra non rimarra' che cenere ed i reatini avranno imparato la strada verso la sanita' romana.
    La cultura che si stava affermando dell'utente al centro del sistema e' di fatto immolata sull'altare della dottrina del piano sanitario della neogovernatrice che mascherato da manuale di virtuoso razionalismo di fatto lascia intatti privilegi e sprechi atavici riducendo solo i livelli assistenziali del sistema pubblico in termini quantitativi ( liste di attesa ) e qualitativi.
    L'atto aziendale redatto da neoliquidator dopo aver mandato a memoria l'opera omnia della neogovernatrice prevede solo lacrime e sangue senza la minima ipotesi di sviluppo della nostra sanita' e senza neanche il barlume di luce di una amministrazione illuminata al di la' di un nebuloso richiamo alla medicina orientale, fulcro del curriculum del neo-direttore, lontano anni luce dalle clinical evidences della medicina moderna.

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