venerdì 7 gennaio 2011

Se la Provincia dimentica il tricolore

Se un passante non reatino ( il famoso turista..) questa mattina, venerdì 7 gennaio, passasse per la piazza Vittorio Emanuele, dove affaccia il bel palazzo Dosi, sede della Provincia, ente di origine preunitaria, si domanderebbe, probabilmente, se, putacaso, a governare la provincia non siano dei leghisti.

 Il fatto è che vedrebbe la bandiera messa a mezz’asta, in segno di lutto, proprio il giorno in cui prendono il via i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Già altre volte si è costatato che gli inquilini della bella dimora pubblica non prestano grande attenzione allo stato del simbolo del nostro Paese,  lasciato tristemente appeso come uno straccio annerito dallo smog.

Ma dimenticarne anche oggi il valore simbolico, nonostante l’invito del presidente Napolitano a far sentire forte la festa, va oltre la semplice sciatteria. Denuncia, piuttosto, una superficialità ingiustificabile verso il sentimento patrio ( sia detto senza retorica ) e per il senso profondo della nostra storia. Condannabile particolarmente se proviene da chi dovrebbe esserne il custode, in quanto rappresentante di una delle sue istituzioni. Mi dispiace, Presidente Melilli, la mia critica va a lei.

Per parte mia, voglio ricordare le parole di Carlo Azeglio Ciampi, ex presidente della repubblica e patriota  appassionato, pronunciate dieci anni fa a Solferino: “Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all’art.12, indicarono il tricolore italiano. Il tricolore non è semplice insegna di Stato. E’ un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà. Per questo adoperiamoci perché in ogni  famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento.

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