Secondo uno studio della Cgia di Mestre sulle conseguenze del federalismo municipale, recentemente approvato da Montecitorio, il comune laziale più penalizzato dalla nuova legge sarà Rieti, con una perdita di 71 euro procapite. Tanto ci dovrebbe costare una riforma che ci regala il triste primato di comune meno “virtuoso” del Lazio, seguiti da Latina, 41 euro e Viterbo, 8 euro.
Forse ci salverà un “Fondo sperimentale di riequilibrio” previsto dal decreto approvato, ma il numero 71 parla della disastrosa conduzione comunale di chi ci amministra da quasi un ventennio. Un ventennio speso a divorare territorio e ad allargare gli spazi edificati in ogni direzione, a scapito dell’ambiente e delle tasche del contribuente, chiamato a pagare i costi di diverse contese legali perse dal Comune per scelte urbanistiche risoltesi, alla fine, a favore di cittadini vittime di espropri, diciamo impropri, risarciti con una montagna di soldi grazie ad un iter iniziato col Tar e concluso dal Consiglio di Stato. Il tutto in nome dell’economia del cemento.
Una economia sostenuta grazie al ricorso alla legge167, nata negli anni ’60, lo ricordo, per favorire la proprietà della casa di ceti popolari, oggi snaturata nello spirito e nella sostanza originari: aumento demografico e condizioni economiche sostenibili dai meno abbienti rispetto all’offerta del libero mercato. Il primo non c’è, mentre i costi sembrano essere per nulla popolari. È in nome della 167 che si sono prodotti i più grandi scempi urbanistici degli ultimi decenni, tanto generosi verso le lobby del cemento quanto dannosi per gli abitanti delle ormai tante periferie reatine, povere di infrastrutture, particolarmente viarie e privati dell’unico bene rimasto ad un piccolo capoluogo di provincia divenuto sempre più marginale come il nostro: la qualità della vita.
È per difendere questo bene che si è costituito il Comitato cittadino via Benucci e via Fedri, ricorso al Tar, contro la localizzazione per l’edilizia economica e popolare del cosiddetto IV decennio, considerato responsabile dell’aumento della densità abitativa di una porzione di territorio che negli anni ha perso del tutto la sua natura semi rurale per assumere quella di denso agglomerato suburbano. Un agglomerato interessato da strani sversamenti fognari e dotato di una stretta via di scorrimento, la via Terminillese, sempre più trafficata ed inquinante. E le cose potranno solo peggiorare quando saranno ultimati i 600 appartamenti in costruzione tra la Zona residenziale e Vazia. Al Tar ha anche fatto ricorso Cittadinanzattiva, allo scopo di fermare la brutale cementificazione prodotta in nome della 167. Ma le cose che ho appena scritte sono note.
Il richiamo è servito solo ad introdurre un episodio, significativo, forse, di un certo modo di procedere della nostra vetusta maggioranza comunale. È da qualche giorno che è stato transennato uno dei terreni destinati alla edificazione sovvenzionata in zona Campoloniano. Uno di quelli che il Comitato e Cittadinanza attiva vorrebbero sottrarre alla colata di cemento. Il curioso che si avvicina trova un cartello dove è scritto: permesso a costruire n° 1466 del 21/02/2011 data inizio lavori 21/02/2011. Caspita che fretta! Penserà. Se il curioso è anche informato sul fatto che il Tar ha fissato l’udienza per i ricorsi il 14/04/2011 si domanderà ancora perché non si sia aspettato per iniziare i lavori.
Al curioso, nemmeno tanto smaliziato, può venire il dubbio che ci sia un nesso tra la fretta e la prossima udienza. Un dubbio che non dispone favorevolmente nei confronti di una amministrazione che negli anni è sembrata più al servizio della autoconservazione clientelare e lobbistica che della res publica. Ad un recente e affollato convegno organizzato dal consigliere Paolo Bigliocchi e da Alessio Pitotti, giovanissimo esponente del Consiglio dei giovani, si è molto invocato il ricambio della classe politica, la partecipazione, la riqualificazione urbana e la protezione dell’ambiente.
È stato consolante ascoltare tanti giovani interessati a fare meglio di chi li precede. Nel frattempo li invito a studiare il mirabile affresco senese di Ambrogio Lorenzetti: un trattato politico in immagini di buon governo e di cattivo governo. Il secondo è quello che guarda a ristretti interessi e non al bene comune. Il primo tiene in gran conto la produttività della città, renderla virtuosa.
Articolo pubblicato sul Giornale di Rieti
Forse ci salverà un “Fondo sperimentale di riequilibrio” previsto dal decreto approvato, ma il numero 71 parla della disastrosa conduzione comunale di chi ci amministra da quasi un ventennio. Un ventennio speso a divorare territorio e ad allargare gli spazi edificati in ogni direzione, a scapito dell’ambiente e delle tasche del contribuente, chiamato a pagare i costi di diverse contese legali perse dal Comune per scelte urbanistiche risoltesi, alla fine, a favore di cittadini vittime di espropri, diciamo impropri, risarciti con una montagna di soldi grazie ad un iter iniziato col Tar e concluso dal Consiglio di Stato. Il tutto in nome dell’economia del cemento.
Una economia sostenuta grazie al ricorso alla legge167, nata negli anni ’60, lo ricordo, per favorire la proprietà della casa di ceti popolari, oggi snaturata nello spirito e nella sostanza originari: aumento demografico e condizioni economiche sostenibili dai meno abbienti rispetto all’offerta del libero mercato. Il primo non c’è, mentre i costi sembrano essere per nulla popolari. È in nome della 167 che si sono prodotti i più grandi scempi urbanistici degli ultimi decenni, tanto generosi verso le lobby del cemento quanto dannosi per gli abitanti delle ormai tante periferie reatine, povere di infrastrutture, particolarmente viarie e privati dell’unico bene rimasto ad un piccolo capoluogo di provincia divenuto sempre più marginale come il nostro: la qualità della vita.
È per difendere questo bene che si è costituito il Comitato cittadino via Benucci e via Fedri, ricorso al Tar, contro la localizzazione per l’edilizia economica e popolare del cosiddetto IV decennio, considerato responsabile dell’aumento della densità abitativa di una porzione di territorio che negli anni ha perso del tutto la sua natura semi rurale per assumere quella di denso agglomerato suburbano. Un agglomerato interessato da strani sversamenti fognari e dotato di una stretta via di scorrimento, la via Terminillese, sempre più trafficata ed inquinante. E le cose potranno solo peggiorare quando saranno ultimati i 600 appartamenti in costruzione tra la Zona residenziale e Vazia. Al Tar ha anche fatto ricorso Cittadinanzattiva, allo scopo di fermare la brutale cementificazione prodotta in nome della 167. Ma le cose che ho appena scritte sono note.
Il richiamo è servito solo ad introdurre un episodio, significativo, forse, di un certo modo di procedere della nostra vetusta maggioranza comunale. È da qualche giorno che è stato transennato uno dei terreni destinati alla edificazione sovvenzionata in zona Campoloniano. Uno di quelli che il Comitato e Cittadinanza attiva vorrebbero sottrarre alla colata di cemento. Il curioso che si avvicina trova un cartello dove è scritto: permesso a costruire n° 1466 del 21/02/2011 data inizio lavori 21/02/2011. Caspita che fretta! Penserà. Se il curioso è anche informato sul fatto che il Tar ha fissato l’udienza per i ricorsi il 14/04/2011 si domanderà ancora perché non si sia aspettato per iniziare i lavori.
Al curioso, nemmeno tanto smaliziato, può venire il dubbio che ci sia un nesso tra la fretta e la prossima udienza. Un dubbio che non dispone favorevolmente nei confronti di una amministrazione che negli anni è sembrata più al servizio della autoconservazione clientelare e lobbistica che della res publica. Ad un recente e affollato convegno organizzato dal consigliere Paolo Bigliocchi e da Alessio Pitotti, giovanissimo esponente del Consiglio dei giovani, si è molto invocato il ricambio della classe politica, la partecipazione, la riqualificazione urbana e la protezione dell’ambiente.
È stato consolante ascoltare tanti giovani interessati a fare meglio di chi li precede. Nel frattempo li invito a studiare il mirabile affresco senese di Ambrogio Lorenzetti: un trattato politico in immagini di buon governo e di cattivo governo. Il secondo è quello che guarda a ristretti interessi e non al bene comune. Il primo tiene in gran conto la produttività della città, renderla virtuosa.
Articolo pubblicato sul Giornale di Rieti
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