'Il cammino di Francesco' è prima di tutto un'idea. Idea intelligente di Diego di Paolo, elaborata quando era direttore dell'Apt di Rieti. Come tutte le idee, anche quella di creare nella Valle Santa un percorso rivolto al turismo francescano, sul genere di quello che identifica Santiago di Compostela, aveva bisogno di gambe per camminare e la volontà di trasformare un progetto in impresa di successo. Fino ad ora, per diverse ragioni non è accaduto.
La principale è che il “Cammino di Francesco”, nato nel 2002, è rimasto impigliato nella appiccicosa e volubile ragnatela della politica regionale che, con la legge 13 del 2007, aveva decretato la soppressione delle Apt trasformandole temporaneamente in ente commissariale ed in una sorta di dead business walking, aziende condannate a morte. Nei quattro anni trascorsi non si è vista programmazione, mentre i costi per mantenere il braccio dirigenziale delle Apt sono rimasti. Uno dei tanti paradossi italiani.
Oltre le nostre tasche di contribuenti, a pagare per il pasticcio è stato il progetto di Di Paolo, privato della messa a punto del suo ideatore e della visione di ciò che un prodotto di promozione territoriale del genere poteva e doveva diventare. Né sono mancati gli errori della Provincia, responsabile anche di un tentativo di annullare la specificità del percorso inglobandolo, anche nominalmente, nella genericità delle vie francigene. Nel frattempo i “pellegrini” arrivati, come rendita dei due anni di buon funzionamento della promozione del “Cammino”, sono stati accolti dal vuoto dei servizi.
Sembra, tuttavia, che siano finalmente giunte le gambe e la volontà che servivano. Sono gli “Amici del Cammino di Francesco”. Un'associazione aperta ed inclusiva, mi dice uno dei soci, formata da persone di varia provenienza e competenza per dar vita ad una Fondazione che rilanci il “Cammino di Francesco” nel mercato europeo degli itinerari religiosi. È una scommessa e come ogni fenomeno ipotetico ha bisogno di essere supportato da una miscela di ottimismo e di calcoli realistici.
È un fatto che la nostra terra sia ricca di storia, di tradizioni e di bellezze ambientali non comuni . E sono anni ormai che su vari fronti si manifesta l'intenzione di far crescere il territorio promuovendone la vocazione turistica. Intenzione non priva di incertezze e contraddizioni. Anche recentemente, ad un convegno sul lavoro del Pd, un giovane dirigente si è espresso favorevolmente per la nascita del Polo della logistica di Fara Sabina, innegabile danno a scapito dell'ambiente e della storia sabina, visto che va ad insistere sul territorio dove sorgeva l'antica capitale Cures, e nello stesso tempo, dello sviluppo legato al turismo naturalistico.
Certo, la storia non deve impedire alla modernità di avanzare le sue proposte, pertanto, se si è calcolato con esattezza che dalla logistica arriverà il lavoro per tante persone che oggi ne sono sprovviste, ben venga anche questo sacrificio. Quello che non si potrebbe accettare sarebbe una eventuale sproporzione tra investimento e guadagno, tra distruzione e costruzione, tra sottrazione di risorse ambientali e ritorno di benessere. Il “Cammino di Francesco” è quello che si dice una proposta di economia compatibile con le caratteristiche del nostro territorio.
Il turismo che potrebbe nascere da una sua efficace declinazione in termini di struttura e di offerta di servizi è legato alla domanda di ambiente sano e di turismo “slow”, basato sul piacere della lentezza e del viaggiare per incontrare soprattutto se stessi lungo percorsi legati alla spiritualità francescana. Le potenzialità del “Cammino” sono elevate. Tanto più elevate quanto maggiore sarà la fiducia dei reatini verso un sistema di sviluppo che sappia sfruttare la valorizzazione umana ed ambientale in una prospettiva di crescita prodotta dall'intelligenza e creatività endogene.
Qualche anno fa, a Rieti, in una manifestazione che aveva riunito tutti e tre i sindacati, l'allora segretario della Cgil Epifani invitò i reatini a trovare la forza per la ripresa al loro interno. Senza aspettarsi sempre aiuti dall'esterno o calati dall'alto. Inutile dire che l'invito era pieno di buon senso. E la proposta di dar vita ad una fondazione non pensata per dare un corpo ad un cda, ma per mobilitare quante più energie private possibili: cittadini, imprenditori, commercianti, professionisti, personalità religiose e laiche, impegnate a favorire la fioritura di imprese legate al turismo religioso e naturalistico, va in quella direzione.
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