venerdì 1 aprile 2011

Profughi e sviluppo

La globalizzazione ha il respiro potente di ogni rivoluzione. Come nessuna resistenza servì a fermare il passaggio dal sistema artigianale a quello industriale, con tutte le conseguenze sociali e culturali dovute al travaso umano dalla campagna alle città. 

Come inutili furono i tentativi delle principali potenze europee di cancellare, col Congresso di Vienna, gli effetti della Rivoluzione francese e dell’avventura napoleonica, nel tentativo di cancellare i valori acquisiti con la diffusione della cultura illuministica. Così oggi sarà inutile tentare di fermare gli effetti della comunicazione globale prodotta da internet. Quello che sta interessando il mondo arabo è l’Illuminismo che nel ‘700 non ebbero? Mi colloco tra quelli che lo credono. 

Che lo sperano. Che lo leggono come aspirazione alla libertà da parte dei popoli e degli individui. Orazio, il poeta che ha vissuto nella nostra Sabina, d’altronde ce l’ho ha detto già duemila anni fa: “Naturam espelle furca, usque recurret”, potrai scacciare la natura con la forca, tuttavia sempre ritorna. Niente, stiamone certi, potrà fermare l’impulso naturale delle popolazioni arabe che, grazie alla comunicazione globale, sono attratte dalle società aperte occidentali. 

Società che oggi appaiono poco generose verso i fratelli che fuggono dalle terre bloccate nello sviluppo, materiale e civile, da dittature amiche dei governanti del mondo ricco. Se noi abbiamo goduto di standard di vita molto alti lo dobbiamo anche alla condizione di illibertà e di miseria di quelli che ora reclamano per sé quello che noi abbiamo. La storia non fa salti. E se i sommovimenti arabi sono il risultato di un lungo processo, anche l’ ingenerosità sociale è un prodotto. Normalmente a provocarla sono politiche vincenti grazie alla paura. 

Restando a casa nostra, in Italia, certamente la responsabilità maggiore dell’attuale cultura del rifiuto di chi fugge in cerca di una vita migliore, ce l’ha la Lega. Personalmente non riesco ancora a capacitarmi di come, dopo il Fascismo, siamo potuti arrivare ad essere governati da un partito secessionista e dichiaratamente xenofobo. Ma, ancora di più mi stupisco se è la mia terra, la Sabina, a sembrare investita da un’ondata di avversione nei confronti dello straniero. 

Sia che presenti connotati dei Rom, sia che abbia quelli dei profughi arrivati a Lampedusa, pensando di trovare la terra accogliente dei Feaci. Invece hanno trovato isolani ostili, perché stremati dalla quantità degli arrivi e dalla cattiva qualità delle strategie di governo, intenzionato più a far scoppiare l’emergenza che ad alleggerire il peso comprensibile dei lampedusani. Ora che Berlusconi, tra una barzelletta, promesse solenni e l’acquisto dell’ennesima casa sull’isola, ha attivato lo spostamento dei profughi altrove, toccherà anche a noi sabini fare la nostra parte. Non intendo rappresentare il buonismo non problematico che produce effetti opposti a quelli che apparentemente si prefigge. 

Dico, conoscendo la storia, che quando novità epocali bussano alla porta, conviene tirar fuori intelligenza e cuore per affrontarle nel modo migliore e trarne vantaggio. L’Occidente ha faticosamente conquistato la cultura dei diritti umani e della democrazia. Ci sono volute due guerre mondiali per arrivare alla condizione di cittadini titolari di diritti oltre che di doveri. 

Quello che dobbiamo ricordare è che ogni democrazia, ogni società aperta si impoverisce quando si chiude al rapporto con l’altro, portatore non solo di richieste di aiuto, ma anche di un patrimonio di diversità culturali, competenze, umanità. La Sabina, così segnata dalla crisi e dai tagli di Tremonti, particolarmente il suo capoluogo, Rieti, ha oggi l’occasione di confermare la sua tradizionale capacità di dare accoglienza, rigettando con un colpo d’ala generoso un destino di progressiva regressione e di chiusura. 

Facendo mio il pensiero del premio nobel Amartya Sen, svolto nel libro “Libertà è sviluppo”, la vecchia Europa e la vecchia Sabina, se non avranno uno sguardo miope ed indifferente ai diritti umani di chi chiede asilo, potranno trarre benessere e sviluppo dalle energie liberate delle persone che la storia oggi manda da noi. Noi, ieri esuli per le stesse ragioni e ugualmente determinati a trovare una vita migliore.

 

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