Renata Polverini non sapeva. Dopo le
tardive dimissioni la governatrice “per caso “ ora si difende con
l'argomento: chi mi ha preceduto faceva peggio. Un argomento che non
regge, se non altro per la semplice ragione che la destra ha chiesto
la fiducia con la promessa di fare meglio della sinistra.
Nobili e Cicchetti pensano di
ricandidarsi anche la prossima volta? Si accomodino. Alfano prima e
Bersani ora promettono di non ricandidare nessuno degli uscenti.
Polverini troverà qualcuno che pensa di regalarle uno scranno
parlamentare? Lo faccia. Al popolo spetterà punirlo. Vedremo.
Intanto voglio raccontare un episodio
che fotografa bene i risultati prodotti a Rieti da chi sembra non
capire dove sono i veri problemi del paese, ammalati come sono di
cieca autoreferenzialità: quello che conta è la mia ricanditatura;
quello che conta è ciò che serve agli addetti ai lavori e al
partito.
Voglio raccontare in che modo è
massacrato un paese stravolto dalla crisi culturale più di quella
economica ( stanca di dirlo! Non ne posso più) e che ha offerto alle
nuove generazioni modelli licenziosi e di pratica ordinaria di
illegalità piovuti sulla loro quotidianità dall'alto delle
istituzioni. Modelli inimmaginabili, dice Napolitano. Ma come faceva
il Presidente a non immaginare, quando nel nostro paese non si riesce
ad avere la legge anti corruzione, riproposta con forza da Monti dopo
essere stata approvata alla Camera e bloccata al Senato dal Pdl?
60 miliardi di euro l'anno è il costo
della corruzione, scontato da tutti noi, normali cittadini.
Soprattutto dai disoccupati,
cassintegrati, piccoli artigiani, professionisti onesti.
Lunedì scorso ho preso l'autobus per
tornare a casa. Era tardi, ero stanca e non me la sentivo di rifare
il ritorno a piedi fino al quartiere detto residenziale. Seduta in
fondo, guardavo distratta gli alberi e la città che correvano
all'indietro persa nei miei pensieri. Solo il volto stranito di un
giovane ha attirato la mia attenzione. Era seduto con una biondina
carina tenuta sulle ginocchia. Niente di strano. Strani erano solo
gli occhi del ragazzo, privi di controllo, come le mani che si
muovevano a scatti.
Lei era tranquilla e, senza nessuna
preoccupazione di essere vista, ad un certo punto ha sollevato una
bottiglia di vino rosso che teneva tra le gambe fasciate dai soliti
fuseaux neri . Ne ha bevuto un lungo sorso e poi ha passato la
bottiglia al compagno.
Erano ubriachi. Come lo era un altro
giovane che sedeva dalla parte opposta del bus e che scambiava
continui lanci di cellulare con la ragazza. La scena era
agghiacciante. Tutti, da adolescenti abbiamo preso una sbronza. Tutti
abbiamo provato cose proibite. Ma sapevamo che erano proibite. Quando
avveniva lo si faceva di nascosto e nella consapevolezza che non era
una cosa ben fatta. Quei giovani erano del tutto a loro agio
nell'esibire la bottiglia di vino semi vuota che si passavano l'uno
con l'altro, chiusi in una dimensione di solitudine assoluta.
Questo era agghiacciante: la loro
solitudine. La distanza da tutto quello che li circondava.
L'irraggiungibilità da qualsiasi scintilla di giudizio.
Non so se sia consentito a dei minori
ubriacarsi su un mezzo pubblico. Non condanno gli adulti presenti che
evitavano di guardare girandosi dall'altra parte. So perchè lo
facevano: per la stessa ragione per cui io stessa mi sono limitata a
guardare senza intervenire: è stato per senso d'impotenza. E' stato
per resa. A che cosa sarebbe servito avvertire il conducente? Sarebbe
servito ad aiutare quei poveri ragazzi? Anche adesso non mi viene in
mente un'azione che avrei potuto fare.
Avrei voluto provare a parlarci per
dire loro che provavo dolore nel vederli in quello stato e così
soli. Ma ho taciuto per impotenza. Niente, non c'era niente da fare,
per le ragioni che seguono.
All'inizio dell'estate ho parlato a
lungo con la dottoressa Maria Di Fazio, responsabile del Centro
Diurno per tossicodipendenti ed alcolisti di Rieti. Il panorama
descritto era disastroso e sconfortante quanto la vista dei giovani
ubriachi. L'accesso alle sostanze, sia stupefacenti che alcoliche, è
sempre più precoce. Si parla di ragazzini delle medie. I benemeriti
progetti della Asl per la promozione della salute e la prevenzione
nell'uso delle sostanze, da realizzare a scuola , non bastano. Serve
una diffusa coscienza collettiva del dovere di assicurare alle
generazioni future la speranza di una vita migliore di quella dei
genitori.
I libri comprati da Cicchetti con soldi
pubblici servono a questo? E gli incontri di Nobili “ La Regione
incontra Rieti”? Nel 461 Pericle sapeva cosa serviva. Chi oggi
amministra e governa lo ignora. Giovane e meno, maschio o femmina,
nuovo o navigato, in troppi pensano che occuparsi della cosa pubblica
sia solo prendere voti, ricevere posti per cooptazione senza
corrispondenza tra competenza e funzioni ricevute come dono
politico; assicurarsi carriere e benefici senza merito. E ignora
anche le conseguenze della propria insipienza. Questa è la vera
tragedia.
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