9 milioni di ragioni per eleggere
Polverini posson bastare? Per dirla senza Battisti, possono 9 milioni
di euro, tanto è costata la sua campagna elettorale, spiegare la
scelta di Polverini da parte degli elettori laziali? Purtroppo sì.
Quei soldi sono stati sufficienti ad azzerare il ricordo di ciò che
era stata l'occupazione forsennata della Pisana da parte di Storace
con tutta la scia degli scandali sanitari e non solo. Quei soldi sono
serviti, purtroppo, ad addomesticare un elettore per nulla restio
all'addomesticamento. Un elettore che oggi paga lo scotto del suo
analfabetismo civile.
Ma se è vero che sbagliando s'impara,
quello che accade oggi all'Italia, imbastardita culturalmente dal
ventennio berlusconiano, dove è stato sdoganato di tutto, ma
soprattutto la spudoratezza, può diventare una occasione da non
perdere per gli italiani di uscire dalla condizione di sudditanza nei
confronti del potere e diventare finalmente cittadini. Perchè non
basta che sulla Costituzione si parli di “ cittadino” per esserlo
davvero.
E come si diventa cittadino?
Semplicemente con l'orgoglio di esserlo. La vera patologia di questo
paese nasce dalla storica inclinazione etico-culturale a barattare il
diritto col favore. Lo ripeto, ormai, da troppo. Dalla propensione
nazionale a far progredire la “ linea della palma”,
l'illegalità., dal Sud al Nord, come scriveva Sciascia nel “ Il
giorno della civetta”.
E sempre Sciascia spiega
l'insensibilità degli italiani verso l'illegalità ( finchè non
tocca da vicino gli interessi propri) con il nostro familismo
amorale. Quello che tutto giustifica con il “ tengo famiglia” ed
i figli “so' piezz e core”. Tutto viene subordinato alle proprie
necessità ed a quelle dei propri figli, inteso nel senso ampio di
parentela, costi quel che costi. E' da qui che nascono le parentopoli
e le correità allargate e diffuse che troppi italiani coinvolgono e
accettano. E' questo che, nonostante tutto, tiene in piedi un sistema
che sta scoppiando soltanto perchè i soldi sono finiti.
In tanti rimproveriamo all'opposizione
di aver taciuto su quanto stava facendo la maggioranza che governa la
Regione Lazio. Di aver partecipato alla spartizione dei 14 milioni di
euro dati ai gruppi consiliari. Di non aver fatto quanto spetta alla
minoranza:“ la minoranza controlla e contrasta l'azione di governo”
è scritto sul sito della Regione Lazio. In tanti notiamo che ad aver
sempre denunciato tutto sono stati solo i due consiglieri radicali.
Talmente soli da essere stati trascurati anche da chi ha il compito
di fare informazione. Lo ascrivo anche a mio demerito.
Ma è giusto sottolineare anche le
responsabilità degli elettori.
L'opposizione non ha fatto la sua parte
e l'informazione, con l'eccezione di qualche testardo giornalista (
come Stella, Rizzo, Bonini) ha atteso che arrivasse la mano della
giustizia per accorgersi di quello che stava succedendo. Anzi, sono
emerse pesanti contiguità tra politica e informazione. Né sembra
di poter contare sull'efficacia della vigilanza della Corte dei
Conti. A questo punto l'elettore se ne faccia una ragione: ora tocca
a lui. Nulla cambierà se al momento del voto non smetterà di
utilizzare come criterio di scelta la convenienza personale.
Nel 1999 mi capitò di leggere l'omelia
del Cardinale Martini in occasione della festa del patrono di Milano,
S. Ambrogio. Ne rimasi abbagliata. Incontrai per la prima volta la “
parresìa”, concetto mutuato dalla cultura classica e penetrato
fortemente in quella evangelica. Parresìa significa “ libertà di
chiamare le cose col proprio nome”. E' l'esatto contrario
dell'accidia civile e della “ neutralità appiattita , della paura
di valutare oggettivamente le proposte secondo criteri etici, che ha
quale conseguenza il decadimento della sapienzialità politica”,
disse il cardinale.
Il cardinale Martini è morto il 31
agosto scorso, ma le sue parole sono incredibilmente vive.
La classe politica è ormai travolta da
una metastasi etica difficilmente curabile. Soprattutto è
impossibile che il malato si autocuri. Anche le migliori intenzioni,
temo, non serviranno. Quello che serve è una rapida inversione di
rotta da parte dei cittadini. Ritenere che sia giusto votare qualcuno
perchè ti invita ad un aperitivo o ad una cena è stupido ed
autolsionistico, perchè è un baratto utile solo a chi offre
qualcosa per ottenere in cambio molto di più. Un di più comprensivo
anche del bene di chi lo ha votato.
Accettare che ad occuparsi dei propri
interessi siano personaggi di inesistente spessore politico e di non
accertata competenza ( Bonino lo era) è responsabilità di chi vota
con miopia, tanto quanto di chi li propone e li sostiene. Abbiamo
visto ridurre progressivamente i servizi mentre le tasse aumentavano
ed aumentano. Abbiamo visto chiudere ospedali in cambio di niente. In
Regione da due anni è ferma l'approvazione di una delibera che
assegna 16 milioni di euro per non far pagare il ticket ai disabili,
mentre proliferavano gli sperperi. Questo è stato fatto perchè si è
consentito che Itaca venisse occupata dai Proci. Una eventualità non
solo letteraria in una democrazia di debole cultura civile come è la
nostra.
Qualcuno dirà che Nobili, tra i
protagonisti principali del Laziogate, non è stata eletta, visto
che è diventata consigliere grazie al famigerato premio di
maggioranza chiamato listino. Ma è stata eletta recentemente nel
Comune di Rieti e siede anche tra i banchi del Consiglio provinciale.
E Cicchetti, al di là delle cose che gli vengono attribuite, ha
chiesto il voto per sé per portare alla vittoria una ex sindacalista
senza altra qualità che buone comparsate televisive.
Come è stato eletto Gianfranco Gatti,
ex sindaco ( non rimpianto da quanto mi è capitato di sapere) di
Pescorocchiano, fermato sulla terza candidatura solo dal povero Mauro
Mattucci. Uno molto vicino a Polverini, Gatti, essendo il segretario
della sua lista e grande protettore, da quanto mi dicono, del
consigliere comunale Davide Festuccia, eternamente presente nei
banchi comunali di Rieti, nonostante rinvii a giudizio e molteplici
vicende legate a conflitti d'interesse e quant'altro. Consiglieri
entrambi eletti, per chissà quali meriti, Gatti, Festuccia e Nobili
(ma l'elenco è lungo). Per chissà quali effetti benefici sul
territorio e sulla città. E' una domanda che rivolgo, ancora una
volta, agli elettori.
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