Qualche
giorno fa ho scritto che la vera notizia da dare al tempo della
bufera scatenata sull'assessore Cecilia, indagato per abuso edilizio,
era che lo stesso aveva lasciato che l'analisi dei lavori di Largo
S.Giorgio fosse portata avanti dal dirigente dell'Ufficio urbanistico
in assoluta libertà. Oggi la vera notizia è che il partito più
frantumato che ci sia, il Pd, sembra aver trovato il collante giusto
per compattarsi. Cosa che al tempo delle elezioni comunali mancò e
che diede, per questo, la vittoria a Simone Petrangeli.
Il
segno dell'unione trovata è il “ Documento politico del partito
democratico di Rieti-26.02.2014” presentato ieri pomeriggio, 26
febbraio, nella sede del Pd di Rieti con una conferenza stampa. In
sintesi si chiede al sindaco di sottoscrivere un “ cronoprogramma”
per cose da realizzare “concretamente” prendendo in
considerazione “ tutte le proposte e le esigenze delle forze
politiche di maggioranza, incluse quelle del Partito Democratico”
Le
proposte elencate parlano di riduzione dei “ costi delle politica
“, di innalzamento del livello della “ trasparenza e legalità”
( da praticare e non solo predicare), di “condivisione” del “
percorso strategico per la salvaguardia” delle aziende partecipate;
di abbattimento del “ blocco burocratico”costituito dai tecnici
confermati e dirigenti esterni nominati; di valorizzazione dei
dipendenti comunali di cui oggi si mortificano le competenze, mentre
si combattono “ crociate” contro il “ presunto malaffare”.
E
ancora, si parla di superamento della “gestione ragioneristica”
del Bilancio Comunale” al fine di reperire fondi per agevolazioni
fiscali per i negozianti colpiti dalla crisi, anche attraverso la
rinegoziazione del contratto con la Saba; di sviluppo urbanistico
“ancorato ad un piano strategico” che nasce dal contributo di
tutti i soggetti interessati e dalla predisposizione di una “
variante al P.r.g.”; di servizi sociali “ potenziati” dal
taglio alle spese dell'amministrazione.
E'
evidente, dalla breve sintesi fatta sopra che il Pd chiede più di un
“ cambio di passo”, chiede proprio una revisione dell'azione
amministrativa fin qui portata avanti dal sindaco, troppo
“autorerenziale”.
Se
si volesse buttare tutto in caciara si potrebbe dire che il documento
è solo un gioco delle parti. Si potrebbe elucubrare sulle “
esigenze” di un partito che fa piagnistei per ottenere solo qualche
assessore e delega in più. E si potrebbe anche discutere sulla
qualità della scelta degli assessori espressi e sul contributo dato
dal Pd in questi quasi due anni di amministrazione. Sì, volendo si
potrebbe anche ridicolizzare l'ultima minaccia di “ non tornare
indietro”, come dice con forza il consigliere Bernardino De Marco.
Il
ricordo di una crisi di agosto, finita con il quasi sberleffo della
nomina del nono assessore Giuli, vicinissimo al sindaco a cui portò
una buona fetta di consensi pescati nel sindacato, è lì a segnare
un precedente memorabile dell'atteggiamento di Petrangeli verso il
partito che l'aveva provocata.
Si
potrebbe sminuire, certo, ma quello che si legge sul documento ha a
che fare con un sentimento diffuso d'insoddisfazione che non può
essere liquidato come malpancismo del Pd. L'autoreferenzialità,
l'arrocco, la sordità verso la domanda di cooperazione delle
categorie sociali, non solo del sindaco, ma dell'intera Giunta, è
esperienza comune. Meglio, è frustrazione comune. Una frustrazione
che sembra non essere percepita da chi vive nel “ palazzo” e che
arriva da una città sempre più rassegnata e più contendibile dalla
destra, forse anche da un M5S che in città ha ricevuto un consenso
notevole alle ultime politiche.
Ma
cosa farà il Pd se non seguirà il cambio di passo chiesto col
documento? Difficile dirlo. La risposta alla domanda, rivolta più o
meno da tutti i giornalisti presenti, è stata improntata alla
cautela. Con l'eccezione di De Marco, tutti hanno scelto il low
profile , il basso profilo polemico. D'altronde, se è vero, che il
Pd reatino oggi appare unito come raramente è stato in passato,
restano divisioni con il segretario regionale Melilli, oggi più
vicino al sindaco che alla segreteria cittadina.
Con
questo, non si vuole alludere alla famosa “ pax romana” tra
Petrangeli e Pd regionale ( e all'attenzione che si deve a Sel,
alleato riluttante del Pd, ma sempre potenzialmente alleato), bensì
ad una diversa visione, forse, sull'opportunità o meno di scatenare
una crisi al buio non priva di conseguenze per un centrosinistra che,
dopo aver creato tante aspettative, ha fortemente deluso.
Una
delusione più volte sottolineata da chi scrive e che Petrangeli e la
maggioranza farebbero bene a cominciare a considerare con più
serietà. Il sindaco ama ripetere che il suo partito è la città.
Francamente non si vede. Il Pd scrive cose condivisibilissime, ma per
ora è sembrato fare solo bizze mettendoci di suo poco e male. Forse
è arrivato il momento di fare sul serio e di cominciare a lavorare
seriamente e insieme, se non si vuole far pagare ai reatini le
proprie incapacità a governare una situazione oggettivamente
difficile.
Il
nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel discorso alle
camere ha parlato di accountabiliy, termine inglese intraducibile.
Accountability sta ad indicare il senso di responsabilità che si
deve ai soggetti che ci eleggono o ci nominano. Non esiste un termine
corrispondente in italiano forse perchè nella nostra cultura
politica il concetto di responsabilità verso gli elettori non è
particolarmente sentito. Cambiare passo oggi deve significare un più
alto livello di accountability, niente altro.
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