Dopo
l'incontro tardivo di Petrangeli con le forze sindacali ho voluto
chiedere ad Antonio Polidori, sindacalista della Cgil, di parlare di
una vicenda molto più seria di quello che potrebbe apparire. Quello
che è accaduto in questi giorni intorno al mattatoio è qualcosa di
più dell'ennesimo fattaccio di cronaca politica comunale. Chi ci
amministra, dice Polidori, credo saggiamente, ha il dovere di
mostrare discontinuità nelle prassi e nella ricerca delle soluzioni,
con metodi lineari e trasparenti. Sempre che abbia a cuore davvero lo
sviluppo di questa città. Compreso quello della cultura politica e
civile che ci danna e ci trasforma in palude sociale da sempre.
Cercando
informazioni sulla vicenda mattatoio mi è capitato d'incontrare Cisl
e Uil, ma non Cgil. Come mai?
Forse
bisogna ricostruire bene i fatti accaduti, nego che la Cgil sia
rimasta fuori. Semplicemente non siamo apparsi sulla stampa con
comunicati e iniziative simili, perchè per noi la questione
mattatoio è delicata e complessa. E per questo abbiamo un'idea
negativa di come è stata gestita.
In
che senso?
Nel
senso che anziché fare quanto si è fatto solo giovedì scorso, il 6
febbraio, convocando le parti sociali in ritardo e costringendoci a
sapere le cose attraverso il solito vociare paesano, o attraverso
articoli di stampa e comunicati, sarebbe stato meglio scegliere vie
lineari, trasparenti e tempestive. Ma forse qualcuno ha voluto
giocare una personale partita
Ovvero?
Beh,
abbiamo visto il casino che si è creato all'interno della Giunta,
tra Pariboni e il Sindaco. Leggere il comunicato di un vicesindaco
che dice che siccome non è d'accordo riconsegna la delega
è
paradossale. La delega mica è un pret a porter!
Da
quanto ha detto a me il suo problema nasceva da difficoltà più
volte rappresentate. Forse è stato un gesto di esasperazione.
Sì,
ma al di là delle questioni di merito e delle ragioni che possono
aver determinato il gesto, è singolare che un assessore, nonché
vicesindaco, su una vicenda che la trova in disaccordo dice che
riconsegna una delega e tiene tutto il resto. Io vorrei partire da lì
per dire che il problema è davvero serio.
Ma
voi che posizione avete oggi?
Allora,
per noi le questioni centrali sono due. La prima è che a Rieti non
si può perdere più neanche un posto di lavoro. Particolarmente nel
settore dell'agroindustria che, dati alla mano, ha un andamento
anticiclico rispetto agli altri. La seconda è che bisogna cominciare
dalla testa e non dalla coda. Il mattatoio è comunale ed è gestito
da dirigenti comunali. La prima questione è capire che tipo di
gestione è stata fatta da questi dirigenti. Per noi qualsiasi
discorso che punti alla salvaguardia di posti di lavoro e al rilancio
di una attività di tipo industriale e commerciale deve registrare un
atto di discontinuità che può essere prodotto solo dal Comune.
Questa è la nostra posizione, ampiamente condivisa da tutti alla
fine dell'incontro col Sindaco.
Che
tipo di “ discontinuità”? Mi dicono che i mattatoi comunali
ormai sono pochissimi. Visto che questa struttura crea disavanzo, per
il Comune ed i cittadini, non sarebbe meglio liberarsene?
Intanto
va detto che strutture come quella del mattatoio hanno un rapporto
stretto con la salute del cittadino. Proprio per questo la gestione
pubblica è quella ottimale, visto che è quella che garantisce il
controllo, insieme alla Asl. Poi, non è vero che ci sono pochi
mattatoi comunali. Ce ne sono tanti la cui gestione è affidata in
tutto o in gran parte a cooperative e privati. Quello che conta è
concentrarsi sulla qualità di gestione ed obiettivi. Da noi
potrebbero essere obiettivi industriali e commerciali in una
prospettiva di filiera. Poi, va rafforzato il ruolo di controllo, di
verifica e d'indirizzo dell'ente comunale. La cosa paradossale è che
mentre i dirigenti comunali hanno, dovrebbero avere, responsabilità
sui risultati che ottengono, in questo caso sembra che nessuno sia
chiamato a rispondere dei pessimi risultati ottenuti col mattatoio.
Da
quanto ne so il dirigente che con più continuità si è occupato
della struttura è l'ingegner Cricchi.
Esatto.
Forse qualche spiegazione dovrebbe darla. E da quanto si dice in
giro, nella soluzione trovata c'è molto di suo.
Così
si dice. Ma riprendiamo il discorso della filiera e degli obiettivi
industriali e commerciali.
Bene.
Intanto va detto che dove si è voluto affrontare i problemi con
volontà e serietà i risultati a Rieti ci sono stati. Prendiamo il
caso delle ex cooperative dell'Inalca, una fabbrica che, nonostante
fosse “coccolata” da Cremonini, da sei anni navigava in
condizioni di disavanzo di bilancio pesanti. Ogni anno c'erano mesi
di cassa integrazione ordinaria. All'interno si erano stratificate
cooperative locali di servizio e c'era una sostanziale mancanza di
governo. Il risultato è stato una somma di ingiustizie per i
lavoratori, debito e una quasi certa chiusura. Una follia vera per
quello che dicevo prima: l'industria agroalimentare ancora tira,
aumentando il fatturato.
Anche
a Rieti?
Anche
a Rieti. Certo, molto si deve all'Inalca. Abbiamo fatto un lavoro
serio di analisi di quello che non andava che ha portato al
risanamento. Inalca ha ripreso a riassumere e nell'ultimo anno sono
stati assunti quaranta operai con contratto a tempo indeterminato.
Una
buona notizia
Sì,
ma la cosa assurda è che nessuno ci chiede grazie a quale magia,
alchimia, siamo riusciti a non far chiudere una fabbrica e a far
ripartire un sistema aziendale che sembrava irrecuperabile.
E
come avete fatto?
(Ride).
Ci siamo messi intorno ad un tavolo ed abbiamo ragionato.
Ma
concretamente che avete fatto?
Avendo
capito che ad essere fuori controllo era la governance della
fabbrica, per responsabilità dei dirigenti ma anche, per quello che
si era stratificato nel tempo, abbiamo cominciato da lì. La
situazione era che una parte dei lavoratori, spesso in cassa
integrazione, si erano adagiati al sistema, mentre altri, quelli che
io chiamavo lavoratori di serie “b”, non avevano nessuna voce in
capitolo e venivano chiamati a lavorare in condizioni pessime.
I
non garantiti, insomma. Quelli che in un sistema come il nostro non
godono di alcuna tutela.
Esatto.
E insomma, si era creata una situazione lavorativa davvero brutta, di
lavoro nero, sottopagato, schifoso. Una situazione alimentata anche
dalla pratica locale di lavorare chiedendo “ u piacerucciu”. Una
pratica che è diventata sistema e che ha prodotto consenso per la
politica e mancato sviluppo per la città. Con quel sistema magari un
lavoro lo trovi, ma poi devi stare a testa bassa e “ zittu”. E se
la alzi hai solo la porta. Tanto c'è sempre uno fresco di “
piacerucciu”.
Brutta
cosa.
Sì,
ma la cosa peggiore, ribadisco, è che un sistema siffatto è
destinato a restare povero. E a questo punto torno al mattatoio. La
vicenda non è di adesso. Una decina di anni fa, con la prima crisi
Inalca si aprì un ragionamento, sponsorizzato proditoriamente
dall'allora ministro Alemanno e poi incrociato con i vari Psr
regionali, come quello del “ Polo Carni Rieti”, ennesima
occasione mancata di questo sistema politico e sociale incapace di
andare oltre, di pensare alto invece che restare accosciato sul
sistema del “piacerucciu” e dello sfruttamento.
Ti
seguo. E condivido che è questo il punto dolente. Credo anche io che
il progetto da cui era nato il “ Consorzio Polo carni Qualità
Rieti”, finanziato dalla regione Lazio sia stata una delle grandi
occasioni perdute.
E'
da lì che bisogna ripartire e chiedersi anche come mai un mattatoio
che macella novemila capi l'anno, che ha una potenzialità produttiva
del doppio e su cui era stato fatto uno studio tecnico di filiera, è
ridotto in questo modo. Che gestione c'è stata? Chi l'ha ridotto in
quel modo? I circa 500mila euro secchi della macellazione, in una
gestione corretta, non sarebbe stato sufficiente a pagare il lavoro
di 15, massimo venti lavoratori a partita iva che lavorano solo due
volte la settimana? Da dove arriva il disavanzo?
Ipotesi?
Una
può essere che si siano fatto figurare come spese del mattatoio cose
che non c'entrano niente. Qualcuno dice questo. Ma qualsiasi cosa sia
le responsabilità sono sempre di tipo gestionale e di controllo.
Ma
oggi come te la spieghi la scelta di dare la gestione ad una
cooperativa di tipo B?
Qualcuno
sostiene con diverse forzature, anche di tipo anche legale.
Posso
dire solo che è una soluzione che non sta in piedi. Almeno in una
prospettiva di miglioramento gestionale e produttivo di una struttura
pubblica e in quella della trasformazione di un problema in risorsa.
C'erano diverse possibilità, quella scelta, peraltro transitoria, è
una non soluzione. Oltre a tutto, essendo arrivati all'ultimo secondo
utile, ci si è arrivati nel modo peggiore.
Ma
ora che si fa? Si può tornare indietro?
Si
deve, per le ragioni dette fino ad ora. La prima è non far perdere
una opportunità produttiva alla città e men che meno posti di
lavoro. La seconda è che il Comune dovrebbe scegliere la
discontinuità rispetto ai papocchi del passato. Terzo, è folle che
in un periodo di crisi per tutti i settori non si lavori alla
valorizzazione dell'unico che ancora tira. Il mercato c'è, basta
essere intenzionati ad arrivarci. Quarto, lo ribadisco, va tenuto
presente che la carne finisce nei piatti dei reatini.
Sì,
ma ora c'è una cooperativa che ha vinto un bando. Che si fa?
Nell'immediato
bisogna cercare una soluzione tecnica per non interrompere l'attività
del mattatoio.
E'
questo che avete deciso nell'incontro col Sindaco?
Sì.
Certo, non sarà facile trovarla. Ma ora la soluzione sta nelle mani
di chi ha fatto il pasticcio. Non sarà facile, ci sono mille vincoli
da tener presente.
Ma
Cgil come potrebbe contribuire?
Noi
possiamo mettere a disposizione il nostro know how di
riorganizzazione e di relazioni industriali. Teniamo presente che
sul nostro territorio esiste una filiera quasi naturale fatta di
mercato locale e di una una attività industriale importante come
Inalca. 10 anni fa Cremonini era interessato alla gestione del
Mattatoio. Sarebbe utile verificare se lè ancora interessato e se la
produzione locale si può incrociare con quella industriale.
L'incontro
col Sindaco come si è chiuso?
Sembra
bene, con intenti costruttivi. Mi sembra chiaro che la questione
richiede l'impegno comune di amministrazione comunale, sindacato e di
chiunque possa mettere a disposizione know how e visioni strategiche
di filiera. Senza di che si rinuncerebbe a far crescere una
potenzialità locale di rilievo che vuol dire posti di lavoro,
sviluppo, economia vera.
Un
rischio che da noi si risolve sempre in perdita di occasioni,
purtroppo. Grazie per la disponibilità.
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