mercoledì 12 febbraio 2014

Intervista ad Antonio Polidori, Segretario FLAI CGIL Rieti. La parola alla Cgil. Mattatoio: come trasformare un problema in risorsa. Rieti, un sistema impoverito dalla pratica del consenso e del lavoro ottenuti grazie al “ piacerucciu”

Dopo l'incontro tardivo di Petrangeli con le forze sindacali ho voluto chiedere ad Antonio Polidori, sindacalista della Cgil, di parlare di una vicenda molto più seria di quello che potrebbe apparire. Quello che è accaduto in questi giorni intorno al mattatoio è qualcosa di più dell'ennesimo fattaccio di cronaca politica comunale. Chi ci amministra, dice Polidori, credo saggiamente, ha il dovere di mostrare discontinuità nelle prassi e nella ricerca delle soluzioni, con metodi lineari e trasparenti. Sempre che abbia a cuore davvero lo sviluppo di questa città. Compreso quello della cultura politica e civile che ci danna e ci trasforma in palude sociale da sempre.


Cercando informazioni sulla vicenda mattatoio mi è capitato d'incontrare Cisl e Uil, ma non Cgil. Come mai?

Forse bisogna ricostruire bene i fatti accaduti, nego che la Cgil sia rimasta fuori. Semplicemente non siamo apparsi sulla stampa con comunicati e iniziative simili, perchè per noi la questione mattatoio è delicata e complessa. E per questo abbiamo un'idea negativa di come è stata gestita.

In che senso?

Nel senso che anziché fare quanto si è fatto solo giovedì scorso, il 6 febbraio, convocando le parti sociali in ritardo e costringendoci a sapere le cose attraverso il solito vociare paesano, o attraverso articoli di stampa e comunicati, sarebbe stato meglio scegliere vie lineari, trasparenti e tempestive. Ma forse qualcuno ha voluto giocare una personale partita

Ovvero?

Beh, abbiamo visto il casino che si è creato all'interno della Giunta, tra Pariboni e il Sindaco. Leggere il comunicato di un vicesindaco che dice che siccome non è d'accordo riconsegna la delega
è paradossale. La delega mica è un pret a porter!

Da quanto ha detto a me il suo problema nasceva da difficoltà più volte rappresentate. Forse è stato un gesto di esasperazione.

Sì, ma al di là delle questioni di merito e delle ragioni che possono aver determinato il gesto, è singolare che un assessore, nonché vicesindaco, su una vicenda che la trova in disaccordo dice che riconsegna una delega e tiene tutto il resto. Io vorrei partire da lì per dire che il problema è davvero serio.

Ma voi che posizione avete oggi?

Allora, per noi le questioni centrali sono due. La prima è che a Rieti non si può perdere più neanche un posto di lavoro. Particolarmente nel settore dell'agroindustria che, dati alla mano, ha un andamento anticiclico rispetto agli altri. La seconda è che bisogna cominciare dalla testa e non dalla coda. Il mattatoio è comunale ed è gestito da dirigenti comunali. La prima questione è capire che tipo di gestione è stata fatta da questi dirigenti. Per noi qualsiasi discorso che punti alla salvaguardia di posti di lavoro e al rilancio di una attività di tipo industriale e commerciale deve registrare un atto di discontinuità che può essere prodotto solo dal Comune. Questa è la nostra posizione, ampiamente condivisa da tutti alla fine dell'incontro col Sindaco.

Che tipo di “ discontinuità”? Mi dicono che i mattatoi comunali ormai sono pochissimi. Visto che questa struttura crea disavanzo, per il Comune ed i cittadini, non sarebbe meglio liberarsene?

Intanto va detto che strutture come quella del mattatoio hanno un rapporto stretto con la salute del cittadino. Proprio per questo la gestione pubblica è quella ottimale, visto che è quella che garantisce il controllo, insieme alla Asl. Poi, non è vero che ci sono pochi mattatoi comunali. Ce ne sono tanti la cui gestione è affidata in tutto o in gran parte a cooperative e privati. Quello che conta è concentrarsi sulla qualità di gestione ed obiettivi. Da noi potrebbero essere obiettivi industriali e commerciali in una prospettiva di filiera. Poi, va rafforzato il ruolo di controllo, di verifica e d'indirizzo dell'ente comunale. La cosa paradossale è che mentre i dirigenti comunali hanno, dovrebbero avere, responsabilità sui risultati che ottengono, in questo caso sembra che nessuno sia chiamato a rispondere dei pessimi risultati ottenuti col mattatoio.

Da quanto ne so il dirigente che con più continuità si è occupato della struttura è l'ingegner Cricchi.

Esatto. Forse qualche spiegazione dovrebbe darla. E da quanto si dice in giro, nella soluzione trovata c'è molto di suo.

Così si dice. Ma riprendiamo il discorso della filiera e degli obiettivi industriali e commerciali.

Bene. Intanto va detto che dove si è voluto affrontare i problemi con volontà e serietà i risultati a Rieti ci sono stati. Prendiamo il caso delle ex cooperative dell'Inalca, una fabbrica che, nonostante fosse “coccolata” da Cremonini, da sei anni navigava in condizioni di disavanzo di bilancio pesanti. Ogni anno c'erano mesi di cassa integrazione ordinaria. All'interno si erano stratificate cooperative locali di servizio e c'era una sostanziale mancanza di governo. Il risultato è stato una somma di ingiustizie per i lavoratori, debito e una quasi certa chiusura. Una follia vera per quello che dicevo prima: l'industria agroalimentare ancora tira, aumentando il fatturato.

Anche a Rieti?

Anche a Rieti. Certo, molto si deve all'Inalca. Abbiamo fatto un lavoro serio di analisi di quello che non andava che ha portato al risanamento. Inalca ha ripreso a riassumere e nell'ultimo anno sono stati assunti quaranta operai con contratto a tempo indeterminato.

Una buona notizia

Sì, ma la cosa assurda è che nessuno ci chiede grazie a quale magia, alchimia, siamo riusciti a non far chiudere una fabbrica e a far ripartire un sistema aziendale che sembrava irrecuperabile.

E come avete fatto?

(Ride). Ci siamo messi intorno ad un tavolo ed abbiamo ragionato.

Ma concretamente che avete fatto?

Avendo capito che ad essere fuori controllo era la governance della fabbrica, per responsabilità dei dirigenti ma anche, per quello che si era stratificato nel tempo, abbiamo cominciato da lì. La situazione era che una parte dei lavoratori, spesso in cassa integrazione, si erano adagiati al sistema, mentre altri, quelli che io chiamavo lavoratori di serie “b”, non avevano nessuna voce in capitolo e venivano chiamati a lavorare in condizioni pessime.

I non garantiti, insomma. Quelli che in un sistema come il nostro non godono di alcuna tutela.

Esatto. E insomma, si era creata una situazione lavorativa davvero brutta, di lavoro nero, sottopagato, schifoso. Una situazione alimentata anche dalla pratica locale di lavorare chiedendo “ u piacerucciu”. Una pratica che è diventata sistema e che ha prodotto consenso per la politica e mancato sviluppo per la città. Con quel sistema magari un lavoro lo trovi, ma poi devi stare a testa bassa e “ zittu”. E se la alzi hai solo la porta. Tanto c'è sempre uno fresco di “ piacerucciu”.

Brutta cosa.

Sì, ma la cosa peggiore, ribadisco, è che un sistema siffatto è destinato a restare povero. E a questo punto torno al mattatoio. La vicenda non è di adesso. Una decina di anni fa, con la prima crisi Inalca si aprì un ragionamento, sponsorizzato proditoriamente dall'allora ministro Alemanno e poi incrociato con i vari Psr regionali, come quello del “ Polo Carni Rieti”, ennesima occasione mancata di questo sistema politico e sociale incapace di andare oltre, di pensare alto invece che restare accosciato sul sistema del “piacerucciu” e dello sfruttamento.

Ti seguo. E condivido che è questo il punto dolente. Credo anche io che il progetto da cui era nato il “ Consorzio Polo carni Qualità Rieti”, finanziato dalla regione Lazio sia stata una delle grandi occasioni perdute.

E' da lì che bisogna ripartire e chiedersi anche come mai un mattatoio che macella novemila capi l'anno, che ha una potenzialità produttiva del doppio e su cui era stato fatto uno studio tecnico di filiera, è ridotto in questo modo. Che gestione c'è stata? Chi l'ha ridotto in quel modo? I circa 500mila euro secchi della macellazione, in una gestione corretta, non sarebbe stato sufficiente a pagare il lavoro di 15, massimo venti lavoratori a partita iva che lavorano solo due volte la settimana? Da dove arriva il disavanzo?

Ipotesi?

Una può essere che si siano fatto figurare come spese del mattatoio cose che non c'entrano niente. Qualcuno dice questo. Ma qualsiasi cosa sia le responsabilità sono sempre di tipo gestionale e di controllo.

Ma oggi come te la spieghi la scelta di dare la gestione ad una cooperativa di tipo B?
Qualcuno sostiene con diverse forzature, anche di tipo anche legale.

Posso dire solo che è una soluzione che non sta in piedi. Almeno in una prospettiva di miglioramento gestionale e produttivo di una struttura pubblica e in quella della trasformazione di un problema in risorsa. C'erano diverse possibilità, quella scelta, peraltro transitoria, è una non soluzione. Oltre a tutto, essendo arrivati all'ultimo secondo utile, ci si è arrivati nel modo peggiore.

Ma ora che si fa? Si può tornare indietro?

Si deve, per le ragioni dette fino ad ora. La prima è non far perdere una opportunità produttiva alla città e men che meno posti di lavoro. La seconda è che il Comune dovrebbe scegliere la discontinuità rispetto ai papocchi del passato. Terzo, è folle che in un periodo di crisi per tutti i settori non si lavori alla valorizzazione dell'unico che ancora tira. Il mercato c'è, basta essere intenzionati ad arrivarci. Quarto, lo ribadisco, va tenuto presente che la carne finisce nei piatti dei reatini.

Sì, ma ora c'è una cooperativa che ha vinto un bando. Che si fa?

Nell'immediato bisogna cercare una soluzione tecnica per non interrompere l'attività del mattatoio.

E' questo che avete deciso nell'incontro col Sindaco?

Sì. Certo, non sarà facile trovarla. Ma ora la soluzione sta nelle mani di chi ha fatto il pasticcio. Non sarà facile, ci sono mille vincoli da tener presente.

Ma Cgil come potrebbe contribuire?

Noi possiamo mettere a disposizione il nostro know how di riorganizzazione e di relazioni industriali. Teniamo presente che sul nostro territorio esiste una filiera quasi naturale fatta di mercato locale e di una una attività industriale importante come Inalca. 10 anni fa Cremonini era interessato alla gestione del Mattatoio. Sarebbe utile verificare se lè ancora interessato e se la produzione locale si può incrociare con quella industriale.

L'incontro col Sindaco come si è chiuso?

Sembra bene, con intenti costruttivi. Mi sembra chiaro che la questione richiede l'impegno comune di amministrazione comunale, sindacato e di chiunque possa mettere a disposizione know how e visioni strategiche di filiera. Senza di che si rinuncerebbe a far crescere una potenzialità locale di rilievo che vuol dire posti di lavoro, sviluppo, economia vera.

Un rischio che da noi si risolve sempre in perdita di occasioni, purtroppo. Grazie per la disponibilità.


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