giovedì 6 febbraio 2014

Mattatoio comunale: un vero macello: Che ci azzecca con la gestione di una struttura complessa e delicata come un mattatoio una coperativa sociale di tipo B?

Oportet ut scandala eveniant”. Evangelicamente parlando, talvolta è necessario creare lo scandalo se si vuole risolvere un problema. Quindi ha fatto bene l'assessore Pariboni ad esporre quanto sta avvenendo col mattatoio comunale. Il problema è la fine che deve fare una struttura pubblica al centro dell'ennesimo scontro interno alla maggioranza comunale, ma sullo sfondo c'è quello, ben più grave, di una amministrazione azzoppata e di una sindacatura a guida Petrangeli che, nonostante le buone intenzioni, rischia di danneggiare pesantemente una città già in ginocchio.

Dopo un paio di giorni spesi a capire torti, ragioni e responsabilità, cercando di risalire ad una impossibile verità sui motivi per cui si è deciso di esternalizzare un servizio delicato come è quello svolto da un mattatoio, coniugando la ricerca del risparmio con obiettivi di tipo sociale, ne ho tratto solo una certezza: le stranezze, le spaccature all'interno della maggioranza comunale, la tracimante invasività di una segretaria generale che forse prende troppo alla lettera il termine “generale”, rendono tutto irrimediabile.

E' irrimediabile il cattivo funzionamento di una macchina burocratica ferita da troppi eventi giudiziari, provvedimenti amministrativi, risentimenti, ripicche, incapacità a creare un clima di contesto motivante per le persone, dipendenti che ormai tremano anche nel mettere una firma. E' irrimediabile la tensione che negli uffici e tra le componenti della maggioranza politica si taglia col coltello. Tutti contro tutti, mentre qualcuno lavora come può, senza soldi e tra mille difficoltà. Ma sono due, non di più ( Di Paolo e Mariantoni, tanto per fare nomi)

In una situazione del genere, con una macchina tanto ingolfata, con un debito caricato sulle spalle sempre più strette e disilluse dei cittadini, nemmeno un Fangio redivivo potrebbe sperare di conquistare un traguardo. E ormai Petrangeli sta dimostrando di essere ben lontano dalla statura di un campione. Lo dico con dispiacere, ma così appare. E' questo che impedisce di trovare soluzioni ad un problema di relativa difficoltà come può essere quello del Mattatoio. Va da sé che per quelli più seri quello che si prospetta è ben peggio.

Ma per entrare nel tema mattatoio, occorre partire da diversi mesi fa, quando ragioni di imprecisato bilancio hanno imposto il problema di cosa fare del servizio comunale deputato alla macellazione degli animali. Dico imprecisato, in quanto, stando all'assessore alle Attività Produttive Emanuela Pariboni, intralciata nella sua attività dal continuo ruotare dei dirigenti ( ma forse anche da una personale difficoltà a ricoprire un ruolo a cui si richiede coraggio, autorevolezza e forza di iniziativa), non si è mai arrivati a definire esattamente il costo dei servizi di gestione, né l'ammontare del disavanzo della struttura, per discrepanze sui dati tra i due dirigenti Cricchi e Dionisi. Per il primo la situazione è meno grave di quella prospettata dal secondo.

Va da sé che è difficile assumere decisioni senza una buona collaborazione con dirigenti e con le componenti della Giunta. E se non si lavora in sintonia il risultato difficilmente è quello buono. Così, mentre l'assessore Pariboni avrebbe percorso la via del risanamento economico, della ottimizzazione delle spese ( ad esempio smaltire gli scarti come biomasse), dell'offerta di altri servizi ( ad esempio il lavaggio dei camion) per mantenere la qualità del servizio, dell'offerta e la non penalizzazione delle professionalità operanti nel mattatoio, dopo un tira e molla di carteggi, il 30 Dicembre scorso il Comune ha deliberato per l'esternalizzazione.

D'accordo, si dirà che esternalizzare di per sé non è un male. Vero, ma se si decide di affidare un servizio tanto delicato e complesso, come quello di un mattatoio, ad una cooperativa sociale di tipo B, ignorando le difficoltà che si creano a lavoratori “ veri”, nel senso di professionalmente attrezzati, e già operanti, per un certo tipo di lavoro e di servizio, tanto quanto quelle create agli utenti/clienti, bene non è.

Soprattutto, se si dice ai lavoratori “ veri” che l'esternalizzazione sarà preceduta da un bando al quale potranno partecipare se si organizzeranno in cooperativa. Cosa che faranno, per poi scoprire che la tipologia di cooperativa “punto e basta” non andava bene, perchè il bando parlava solo di cooperativa di tipo B e, guarda caso, la scadenza coincideva esattamente con il giorno in cui sarebbe nata la cooperativa “punto e basta”. La fine è nota: l'affidamento è andato, diretto e senza ostacoli, alla cooperativa sociale di tipo B. E se i lavoratori “ veri” lo vorranno potranno continuare a lavorare nel mattatoio facendone parte.

E' non da dire che, con i chiari di luna che abbiamo, perdere un lavoro val bene una resa. E qualcuno o molti, alla fine, obtorto collo, si adatteranno a dipendere non dal Comune ma da un presidente di cooperativa sociale di tipo B.

Ma cosa sono queste cooperative? Sono aziende non profit, senza scopo di lucro, finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate come “ gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiari condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione ( previste dagli articolo47, 47-bis, 47-ter e 48 della Legge 26 luglio 1975, n.354. Come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n.663).

Non serve un grande acume per chiedersi: ma che ci azzecca la gestione di un mattatoio con una cooperativa che ha specifiche e peculiari scopi sociali? E come può un mattatoio gestito da una cooperativa di questo tipo usare il Bollo CEE per l' indicazione di origine protetta, che l'Europa consente per alimenti prodotti in condizioni di massima “reputazione”? Oggi il Bollo è sotto la responsabilità della dottoressa De Angelis Daniela, addetta all'autocontrollo ed anagrafe bovina e non troppo convinta di accettare la resa.

E' difficile capire il perchè di una simile decisione. Si possono fare ipotesi. C'erano le famose borse lavoro da sistemare e si è pensato di salvare capra e cavoli. Quando manca la vera trasparenza restano solo le domande. Ad esempio, perchè il sindaco Petrangeli non ha mai risposto ai fax inviati dai due sindacalisti della Cisl e della Uil? E come può un sindaco di Sel, informato dello scontro tra le due cooperative (alla presenza della Digos), arrivate per lavorare ( già, perchè la documentazione riguardante l'esternalizzazione non è ancora all'albo pretorio. Sembra manchi la firma di...non si sa chi la deve firmare), come può, ripeto, domandare :” Cosa c'entrano i sindacati con i lavoratori atipici”?

Oportet ut scandala eveniant”. Evangelicamente parlando, talvolta è necessario creare lo scandalo se si vuole risolvere un problema. Quindi ha fatto bene l'assessore Pariboni ad esporre quanto sta avvenendo col mattatoio comunale. Il problema è la fine che deve fare una struttura pubblica al centro dell'ennesimo scontro interno alla maggioranza comunale, ma sullo sfondo c'è quello, ben più grave, di una amministrazione azzoppata e di una sindacatura a guida Petrangeli che, nonostante le buone intenzioni, rischia di danneggiare pesantemente una città già in ginocchio.

Dopo un paio di giorni spesi a capire torti, ragioni e responsabilità, cercando di risalire ad una impossibile verità sui motivi per cui si è deciso di esternalizzare un servizio delicato come è quello svolto da un mattatoio, coniugando la ricerca del risparmio con obiettivi di tipo sociale, ne ho tratto solo una certezza: le stranezze, le spaccature all'interno della maggioranza comunale, la tracimante invasività di una segretaria generale che forse prende troppo alla lettera il termine “generale”, rendono tutto irrimediabile.

E' irrimediabile il cattivo funzionamento di una macchina burocratica ferita da troppi eventi giudiziari, provvedimenti amministrativi, risentimenti, ripicche, incapacità a creare un clima di contesto motivante per le persone, dipendenti che ormai tremano anche nel mettere una firma. E' irrimediabile la tensione che negli uffici e tra le componenti della maggioranza politica si taglia col coltello. Tutti contro tutti, mentre qualcuno lavora come può, senza soldi e tra mille difficoltà. Ma sono due, non di più ( Di Paolo e Mariantoni, tanto per fare nomi)

In una situazione del genere, con una macchina tanto ingolfata, con un debito caricato sulle spalle sempre più strette e disilluse dei cittadini, nemmeno un Fangio redivivo potrebbe sperare di conquistare un traguardo. E ormai Petrangeli sta dimostrando di essere ben lontano dalla statura di un campione. Lo dico con dispiacere, ma così appare. E' questo che impedisce di trovare soluzioni ad un problema di relativa difficoltà come può essere quello del Mattatoio. Va da sé che per quelli più seri quello che si prospetta è ben peggio.

Ma per entrare nel tema mattatoio, occorre partire da diversi mesi fa, quando ragioni di imprecisato bilancio hanno imposto il problema di cosa fare del servizio comunale deputato alla macellazione degli animali. Dico imprecisato, in quanto, stando all'assessore alle Attività Produttive Emanuela Pariboni, intralciata nella sua attività dal continuo ruotare dei dirigenti ( ma forse anche da una personale difficoltà a ricoprire un ruolo a cui si richiede coraggio, autorevolezza e forza di iniziativa), non si è mai arrivati a definire esattamente il costo dei servizi di gestione, né l'ammontare del disavanzo della struttura, per discrepanze sui dati tra i due dirigenti Cricchi e Dionisi. Per il primo la situazione è meno grave di quella prospettata dal secondo.

Va da sé che è difficile assumere decisioni senza una buona collaborazione con dirigenti e con le componenti della Giunta. E se non si lavora in sintonia il risultato difficilmente è quello buono. Così, mentre l'assessore Pariboni avrebbe percorso la via del risanamento economico, della ottimizzazione delle spese ( ad esempio smaltire gli scarti come biomasse), dell'offerta di altri servizi ( ad esempio il lavaggio dei camion) per mantenere la qualità del servizio, dell'offerta e la non penalizzazione delle professionalità operanti nel mattatoio, dopo un tira e molla di carteggi, il 30 Dicembre scorso il Comune ha deliberato per l'esternalizzazione.

D'accordo, si dirà che esternalizzare di per sé non è un male. Vero, ma se si decide di affidare un servizio tanto delicato e complesso, come quello di un mattatoio, ad una cooperativa sociale di tipo B, ignorando le difficoltà che si creano a lavoratori “ veri”, nel senso di professionalmente attrezzati, e già operanti, per un certo tipo di lavoro e di servizio, tanto quanto quelle create agli utenti/clienti, bene non è.

Soprattutto, se si dice ai lavoratori “ veri” che l'esternalizzazione sarà preceduta da un bando al quale potranno partecipare se si organizzeranno in cooperativa. Cosa che faranno, per poi scoprire che la tipologia di cooperativa “punto e basta” non andava bene, perchè il bando parlava solo di cooperativa di tipo B e, guarda caso, la scadenza coincideva esattamente con il giorno in cui sarebbe nata la cooperativa “punto e basta”. La fine è nota: l'affidamento è andato, diretto e senza ostacoli, alla cooperativa sociale di tipo B. E se i lavoratori “ veri” lo vorranno potranno continuare a lavorare nel mattatoio facendone parte.

E' non da dire che, con i chiari di luna che abbiamo, perdere un lavoro val bene una resa. E qualcuno o molti, alla fine, obtorto collo, si adatteranno a dipendere non dal Comune ma da un presidente di cooperativa sociale di tipo B.

Ma cosa sono queste cooperative? Sono aziende non profit, senza scopo di lucro, finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate come “ gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiari condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione ( previste dagli articolo47, 47-bis, 47-ter e 48 della Legge 26 luglio 1975, n.354. Come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n.663).

Non serve un grande acume per chiedersi: ma che ci azzecca la gestione di un mattatoio con una cooperativa che ha specifiche e peculiari scopi sociali? E come può un mattatoio gestito da una cooperativa di questo tipo usare il Bollo CEE per l' indicazione di origine protetta, che l'Europa consente per alimenti prodotti in condizioni di massima “reputazione”? Oggi il Bollo è sotto la responsabilità della dottoressa De Angelis Daniela, addetta all'autocontrollo ed anagrafe bovina e non troppo convinta di accettare la resa.

E' difficile capire il perchè di una simile decisione. Si possono fare ipotesi. C'erano le famose borse lavoro da sistemare e si è pensato di salvare capra e cavoli. Quando manca la vera trasparenza restano solo le domande. Ad esempio, perchè il sindaco Petrangeli non ha mai risposto ai fax inviati dai due sindacalisti della Cisl e della Uil? E come può un sindaco di Sel, informato dello scontro tra le due cooperative (alla presenza della Digos), arrivate per lavorare ( già, perchè la documentazione riguardante l'esternalizzazione non è ancora all'albo pretorio. Sembra manchi la firma di...non si sa chi la deve firmare), come può, ripeto, domandare :” Cosa c'entrano i sindacati con i lavoratori atipici”?

Così mi racconta sconsolato il sindacalista della Cisl, Marroni, mentre dice di non capire il perchè il sindaco abbia scelto la via della cena tra la Cooperativa di tipo B e qualcuno della cooperativa di lavoratori “veri”, per cercare di favorire l'accordo. Non sarebbe stato meglio scegliere la trasparenza che produce un confronto? Domande.









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