Se
vogliamo, la vera notizia è che un dirigente dell'ufficio tecnico
urbanistico lavori in piena autonomia e con attenta vigilanza
sull'attività urbanistica comunale, nonostante l'assessore di
riferimento ne possa essere in qualche modo danneggiato. Più ancora,
è fatto non proprio ordinario che l'assessore non faccia nulla per
tentare lo sviamento.
Nella
vicenda di Largo S.Giorgio, opera di recupero di uno spazio
abbandonato all'usura del tempo per farne un luogo culturale a
disposizione della città, è accaduto esattamente questo. Ad essere
stati sequestrati, dopo l'ordinanza emessa dalla Procura sono state
due soltanto delle tre “ Officine” realizzate dalla Fondazione
Varrone. Come mai?
Semplice,
perchè la prima, quella adibita ad auditorium, è stata già
dichiarata inagibile dall'ufficio tecnico comunale dallo scorso anno.
E se i due edifici restanti sono stati chiusi per ordinanza della Procura è
soltanto perchè le procedure amministrative sono ben più lunghe di
quelle che deve percorrere il tribunale ( che non rischia il ricorso
al Tar, ad esempio), altrimenti, forse, lo avrebbe fatto il Comune
stesso. Da quanto mi risulta, l'ufficio tecnico urbanistico ha
richiesto relazioni sui lavori alla Fondazione Varrone, ancora
attese.
Non
entrando nelle ragioni per cui non è stata percorsa la procedura
corretta per l'opera donata dalla Fondazione alla città ( qualcuno
dice che non si tratta di donazione ma di atto dovuto per statuto, ma
è altra questione), è innegabile che, se da progettista e direttore
dei lavori si può dire che Andrea Cecilia, ormai ex assessore
all'Urbanistica, forse ha compiuto un errore ( ma sta alla Procura
verificarlo e dirlo), da assessore non gli si può attribuire alcuna
scorrettezza.
E
la destra, che oggi sta usando l'ordinanza come una clava con cui
colpire Cecilia, la Fondazione Varrone, la maggioranza tutta, mostra
una impudenza inaccettabile alla luce dei pasticci compiuti nei venti
anni di gestione comunale.
Pur
avendo mosso critiche, anche forti, verso questa maggioranza, è
difficile non fare confronti con quelli di ieri e sui tanti pesi
giudiziari a carico della dirigenza del settore urbanistico governato
dalla destra. Per questo, pur non condividendo alcune rigidità,
forse anche ideologiche, alcune scelte e, soprattutto, la poca “
condivisione” delle stesse con i tanti stakeholders
dell'urbanistica e dell'edilizia cittadina che tante volte hanno
sollecitato coinvolgimenti, è difficile non riconoscere che, accanto
ad errori, va apprezzato lo sforzo di ricondurre l'attività
amministrativa alla massima regolarità.
Cecilia,
diventato assessore, si è dimesso immediatamente da ogni attività
che avrebbe significato conflitto d'interessi. E, ripeto, nulla ha
mai fatto per ammorbidire o sviare la cura del dirigente, Maurizio
Silvetti, nel verificare la correttezza dei lavori che lo
coinvolgevano come progettista.
Quando
si conobbe la giunta assemblata dal neo sindaco Petrangeli, scrissi
che l'unico neo era rappresentato dall'assessore all'Urbanistica, in
odore, forse, di qualche conflitto d'interesse. La fine era già
scritta. Chiamare un tecnico a ricoprire un compito tanto delicato è
sempre un rischio. Farlo con un tecnico così impegnato nei lavori
pubblici e privati della città ha prestato il fianco a quanto sta
accadendo oggi.
Da
una intervista fatta al presidente dell'Ordine degli ingegneri di
Rieti, di alcuni mesi fa, emerse chiaramente come da noi sia stato
sempre facile sbagliare l'iter procedurale a causa di una
organizzazione “ a dir poco approssimativa” del settore
urbanistico che metteva chiunque a rischio di sequestro di cantieri
avviati o di opere finite. Non so se questo sia il caso, ma va da sé
che l'approssimazione delle regole espone sempre al rischio di errori
e atti giudiziari.
Oggi
la maggioranza comunale è indebolita. Molto si deve alla maggioranza
stessa, ma moltissimo alla difficoltà incontrate nel rimettere a
regime di regolarità un sistema comunale che ha prodotto debiti e
disorganizzazione complessiva della macchina amministrativa.
La
damnatio memoriae, la cancellazione della memoria, era una pratica
del diritto romano antico riservata ai nemici di Roma. Cancellarne
la memoria serviva a non lasciare ai posteri alcuna traccia del loro
passaggio nella vita pubblica. Ai reatini conviene, invece, tenere
bene presente che molto di quanto accade oggi dipende da quanto
combinato da quelli che ora strepitano, dimentichi, sembra, delle
responsabilità personali o indirette di ieri.
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