mercoledì 12 febbraio 2014

Intervista ad Antonio Polidori, Segretario FLAI CGIL Rieti. La parola alla Cgil. Mattatoio: come trasformare un problema in risorsa. Rieti, un sistema impoverito dalla pratica del consenso e del lavoro ottenuti grazie al “ piacerucciu”

Dopo l'incontro tardivo di Petrangeli con le forze sindacali ho voluto chiedere ad Antonio Polidori, sindacalista della Cgil, di parlare di una vicenda molto più seria di quello che potrebbe apparire. Quello che è accaduto in questi giorni intorno al mattatoio è qualcosa di più dell'ennesimo fattaccio di cronaca politica comunale. Chi ci amministra, dice Polidori, credo saggiamente, ha il dovere di mostrare discontinuità nelle prassi e nella ricerca delle soluzioni, con metodi lineari e trasparenti. Sempre che abbia a cuore davvero lo sviluppo di questa città. Compreso quello della cultura politica e civile che ci danna e ci trasforma in palude sociale da sempre.


Cercando informazioni sulla vicenda mattatoio mi è capitato d'incontrare Cisl e Uil, ma non Cgil. Come mai?

Forse bisogna ricostruire bene i fatti accaduti, nego che la Cgil sia rimasta fuori. Semplicemente non siamo apparsi sulla stampa con comunicati e iniziative simili, perchè per noi la questione mattatoio è delicata e complessa. E per questo abbiamo un'idea negativa di come è stata gestita.

In che senso?

Nel senso che anziché fare quanto si è fatto solo giovedì scorso, il 6 febbraio, convocando le parti sociali in ritardo e costringendoci a sapere le cose attraverso il solito vociare paesano, o attraverso articoli di stampa e comunicati, sarebbe stato meglio scegliere vie lineari, trasparenti e tempestive. Ma forse qualcuno ha voluto giocare una personale partita

Ovvero?

Beh, abbiamo visto il casino che si è creato all'interno della Giunta, tra Pariboni e il Sindaco. Leggere il comunicato di un vicesindaco che dice che siccome non è d'accordo riconsegna la delega
è paradossale. La delega mica è un pret a porter!

Da quanto ha detto a me il suo problema nasceva da difficoltà più volte rappresentate. Forse è stato un gesto di esasperazione.

Sì, ma al di là delle questioni di merito e delle ragioni che possono aver determinato il gesto, è singolare che un assessore, nonché vicesindaco, su una vicenda che la trova in disaccordo dice che riconsegna una delega e tiene tutto il resto. Io vorrei partire da lì per dire che il problema è davvero serio.

Ma voi che posizione avete oggi?

Allora, per noi le questioni centrali sono due. La prima è che a Rieti non si può perdere più neanche un posto di lavoro. Particolarmente nel settore dell'agroindustria che, dati alla mano, ha un andamento anticiclico rispetto agli altri. La seconda è che bisogna cominciare dalla testa e non dalla coda. Il mattatoio è comunale ed è gestito da dirigenti comunali. La prima questione è capire che tipo di gestione è stata fatta da questi dirigenti. Per noi qualsiasi discorso che punti alla salvaguardia di posti di lavoro e al rilancio di una attività di tipo industriale e commerciale deve registrare un atto di discontinuità che può essere prodotto solo dal Comune. Questa è la nostra posizione, ampiamente condivisa da tutti alla fine dell'incontro col Sindaco.

Che tipo di “ discontinuità”? Mi dicono che i mattatoi comunali ormai sono pochissimi. Visto che questa struttura crea disavanzo, per il Comune ed i cittadini, non sarebbe meglio liberarsene?

Intanto va detto che strutture come quella del mattatoio hanno un rapporto stretto con la salute del cittadino. Proprio per questo la gestione pubblica è quella ottimale, visto che è quella che garantisce il controllo, insieme alla Asl. Poi, non è vero che ci sono pochi mattatoi comunali. Ce ne sono tanti la cui gestione è affidata in tutto o in gran parte a cooperative e privati. Quello che conta è concentrarsi sulla qualità di gestione ed obiettivi. Da noi potrebbero essere obiettivi industriali e commerciali in una prospettiva di filiera. Poi, va rafforzato il ruolo di controllo, di verifica e d'indirizzo dell'ente comunale. La cosa paradossale è che mentre i dirigenti comunali hanno, dovrebbero avere, responsabilità sui risultati che ottengono, in questo caso sembra che nessuno sia chiamato a rispondere dei pessimi risultati ottenuti col mattatoio.

Da quanto ne so il dirigente che con più continuità si è occupato della struttura è l'ingegner Cricchi.

Esatto. Forse qualche spiegazione dovrebbe darla. E da quanto si dice in giro, nella soluzione trovata c'è molto di suo.

Così si dice. Ma riprendiamo il discorso della filiera e degli obiettivi industriali e commerciali.

Bene. Intanto va detto che dove si è voluto affrontare i problemi con volontà e serietà i risultati a Rieti ci sono stati. Prendiamo il caso delle ex cooperative dell'Inalca, una fabbrica che, nonostante fosse “coccolata” da Cremonini, da sei anni navigava in condizioni di disavanzo di bilancio pesanti. Ogni anno c'erano mesi di cassa integrazione ordinaria. All'interno si erano stratificate cooperative locali di servizio e c'era una sostanziale mancanza di governo. Il risultato è stato una somma di ingiustizie per i lavoratori, debito e una quasi certa chiusura. Una follia vera per quello che dicevo prima: l'industria agroalimentare ancora tira, aumentando il fatturato.

Anche a Rieti?

Anche a Rieti. Certo, molto si deve all'Inalca. Abbiamo fatto un lavoro serio di analisi di quello che non andava che ha portato al risanamento. Inalca ha ripreso a riassumere e nell'ultimo anno sono stati assunti quaranta operai con contratto a tempo indeterminato.

Una buona notizia

Sì, ma la cosa assurda è che nessuno ci chiede grazie a quale magia, alchimia, siamo riusciti a non far chiudere una fabbrica e a far ripartire un sistema aziendale che sembrava irrecuperabile.

E come avete fatto?

(Ride). Ci siamo messi intorno ad un tavolo ed abbiamo ragionato.

Ma concretamente che avete fatto?

Avendo capito che ad essere fuori controllo era la governance della fabbrica, per responsabilità dei dirigenti ma anche, per quello che si era stratificato nel tempo, abbiamo cominciato da lì. La situazione era che una parte dei lavoratori, spesso in cassa integrazione, si erano adagiati al sistema, mentre altri, quelli che io chiamavo lavoratori di serie “b”, non avevano nessuna voce in capitolo e venivano chiamati a lavorare in condizioni pessime.

I non garantiti, insomma. Quelli che in un sistema come il nostro non godono di alcuna tutela.

Esatto. E insomma, si era creata una situazione lavorativa davvero brutta, di lavoro nero, sottopagato, schifoso. Una situazione alimentata anche dalla pratica locale di lavorare chiedendo “ u piacerucciu”. Una pratica che è diventata sistema e che ha prodotto consenso per la politica e mancato sviluppo per la città. Con quel sistema magari un lavoro lo trovi, ma poi devi stare a testa bassa e “ zittu”. E se la alzi hai solo la porta. Tanto c'è sempre uno fresco di “ piacerucciu”.

Brutta cosa.

Sì, ma la cosa peggiore, ribadisco, è che un sistema siffatto è destinato a restare povero. E a questo punto torno al mattatoio. La vicenda non è di adesso. Una decina di anni fa, con la prima crisi Inalca si aprì un ragionamento, sponsorizzato proditoriamente dall'allora ministro Alemanno e poi incrociato con i vari Psr regionali, come quello del “ Polo Carni Rieti”, ennesima occasione mancata di questo sistema politico e sociale incapace di andare oltre, di pensare alto invece che restare accosciato sul sistema del “piacerucciu” e dello sfruttamento.

Ti seguo. E condivido che è questo il punto dolente. Credo anche io che il progetto da cui era nato il “ Consorzio Polo carni Qualità Rieti”, finanziato dalla regione Lazio sia stata una delle grandi occasioni perdute.

E' da lì che bisogna ripartire e chiedersi anche come mai un mattatoio che macella novemila capi l'anno, che ha una potenzialità produttiva del doppio e su cui era stato fatto uno studio tecnico di filiera, è ridotto in questo modo. Che gestione c'è stata? Chi l'ha ridotto in quel modo? I circa 500mila euro secchi della macellazione, in una gestione corretta, non sarebbe stato sufficiente a pagare il lavoro di 15, massimo venti lavoratori a partita iva che lavorano solo due volte la settimana? Da dove arriva il disavanzo?

Ipotesi?

Una può essere che si siano fatto figurare come spese del mattatoio cose che non c'entrano niente. Qualcuno dice questo. Ma qualsiasi cosa sia le responsabilità sono sempre di tipo gestionale e di controllo.

Ma oggi come te la spieghi la scelta di dare la gestione ad una cooperativa di tipo B?
Qualcuno sostiene con diverse forzature, anche di tipo anche legale.

Posso dire solo che è una soluzione che non sta in piedi. Almeno in una prospettiva di miglioramento gestionale e produttivo di una struttura pubblica e in quella della trasformazione di un problema in risorsa. C'erano diverse possibilità, quella scelta, peraltro transitoria, è una non soluzione. Oltre a tutto, essendo arrivati all'ultimo secondo utile, ci si è arrivati nel modo peggiore.

Ma ora che si fa? Si può tornare indietro?

Si deve, per le ragioni dette fino ad ora. La prima è non far perdere una opportunità produttiva alla città e men che meno posti di lavoro. La seconda è che il Comune dovrebbe scegliere la discontinuità rispetto ai papocchi del passato. Terzo, è folle che in un periodo di crisi per tutti i settori non si lavori alla valorizzazione dell'unico che ancora tira. Il mercato c'è, basta essere intenzionati ad arrivarci. Quarto, lo ribadisco, va tenuto presente che la carne finisce nei piatti dei reatini.

Sì, ma ora c'è una cooperativa che ha vinto un bando. Che si fa?

Nell'immediato bisogna cercare una soluzione tecnica per non interrompere l'attività del mattatoio.

E' questo che avete deciso nell'incontro col Sindaco?

Sì. Certo, non sarà facile trovarla. Ma ora la soluzione sta nelle mani di chi ha fatto il pasticcio. Non sarà facile, ci sono mille vincoli da tener presente.

Ma Cgil come potrebbe contribuire?

Noi possiamo mettere a disposizione il nostro know how di riorganizzazione e di relazioni industriali. Teniamo presente che sul nostro territorio esiste una filiera quasi naturale fatta di mercato locale e di una una attività industriale importante come Inalca. 10 anni fa Cremonini era interessato alla gestione del Mattatoio. Sarebbe utile verificare se lè ancora interessato e se la produzione locale si può incrociare con quella industriale.

L'incontro col Sindaco come si è chiuso?

Sembra bene, con intenti costruttivi. Mi sembra chiaro che la questione richiede l'impegno comune di amministrazione comunale, sindacato e di chiunque possa mettere a disposizione know how e visioni strategiche di filiera. Senza di che si rinuncerebbe a far crescere una potenzialità locale di rilievo che vuol dire posti di lavoro, sviluppo, economia vera.

Un rischio che da noi si risolve sempre in perdita di occasioni, purtroppo. Grazie per la disponibilità.


giovedì 6 febbraio 2014

Mattatoio comunale: un vero macello: Che ci azzecca con la gestione di una struttura complessa e delicata come un mattatoio una coperativa sociale di tipo B?

Oportet ut scandala eveniant”. Evangelicamente parlando, talvolta è necessario creare lo scandalo se si vuole risolvere un problema. Quindi ha fatto bene l'assessore Pariboni ad esporre quanto sta avvenendo col mattatoio comunale. Il problema è la fine che deve fare una struttura pubblica al centro dell'ennesimo scontro interno alla maggioranza comunale, ma sullo sfondo c'è quello, ben più grave, di una amministrazione azzoppata e di una sindacatura a guida Petrangeli che, nonostante le buone intenzioni, rischia di danneggiare pesantemente una città già in ginocchio.

Dopo un paio di giorni spesi a capire torti, ragioni e responsabilità, cercando di risalire ad una impossibile verità sui motivi per cui si è deciso di esternalizzare un servizio delicato come è quello svolto da un mattatoio, coniugando la ricerca del risparmio con obiettivi di tipo sociale, ne ho tratto solo una certezza: le stranezze, le spaccature all'interno della maggioranza comunale, la tracimante invasività di una segretaria generale che forse prende troppo alla lettera il termine “generale”, rendono tutto irrimediabile.

E' irrimediabile il cattivo funzionamento di una macchina burocratica ferita da troppi eventi giudiziari, provvedimenti amministrativi, risentimenti, ripicche, incapacità a creare un clima di contesto motivante per le persone, dipendenti che ormai tremano anche nel mettere una firma. E' irrimediabile la tensione che negli uffici e tra le componenti della maggioranza politica si taglia col coltello. Tutti contro tutti, mentre qualcuno lavora come può, senza soldi e tra mille difficoltà. Ma sono due, non di più ( Di Paolo e Mariantoni, tanto per fare nomi)

In una situazione del genere, con una macchina tanto ingolfata, con un debito caricato sulle spalle sempre più strette e disilluse dei cittadini, nemmeno un Fangio redivivo potrebbe sperare di conquistare un traguardo. E ormai Petrangeli sta dimostrando di essere ben lontano dalla statura di un campione. Lo dico con dispiacere, ma così appare. E' questo che impedisce di trovare soluzioni ad un problema di relativa difficoltà come può essere quello del Mattatoio. Va da sé che per quelli più seri quello che si prospetta è ben peggio.

Ma per entrare nel tema mattatoio, occorre partire da diversi mesi fa, quando ragioni di imprecisato bilancio hanno imposto il problema di cosa fare del servizio comunale deputato alla macellazione degli animali. Dico imprecisato, in quanto, stando all'assessore alle Attività Produttive Emanuela Pariboni, intralciata nella sua attività dal continuo ruotare dei dirigenti ( ma forse anche da una personale difficoltà a ricoprire un ruolo a cui si richiede coraggio, autorevolezza e forza di iniziativa), non si è mai arrivati a definire esattamente il costo dei servizi di gestione, né l'ammontare del disavanzo della struttura, per discrepanze sui dati tra i due dirigenti Cricchi e Dionisi. Per il primo la situazione è meno grave di quella prospettata dal secondo.

Va da sé che è difficile assumere decisioni senza una buona collaborazione con dirigenti e con le componenti della Giunta. E se non si lavora in sintonia il risultato difficilmente è quello buono. Così, mentre l'assessore Pariboni avrebbe percorso la via del risanamento economico, della ottimizzazione delle spese ( ad esempio smaltire gli scarti come biomasse), dell'offerta di altri servizi ( ad esempio il lavaggio dei camion) per mantenere la qualità del servizio, dell'offerta e la non penalizzazione delle professionalità operanti nel mattatoio, dopo un tira e molla di carteggi, il 30 Dicembre scorso il Comune ha deliberato per l'esternalizzazione.

D'accordo, si dirà che esternalizzare di per sé non è un male. Vero, ma se si decide di affidare un servizio tanto delicato e complesso, come quello di un mattatoio, ad una cooperativa sociale di tipo B, ignorando le difficoltà che si creano a lavoratori “ veri”, nel senso di professionalmente attrezzati, e già operanti, per un certo tipo di lavoro e di servizio, tanto quanto quelle create agli utenti/clienti, bene non è.

Soprattutto, se si dice ai lavoratori “ veri” che l'esternalizzazione sarà preceduta da un bando al quale potranno partecipare se si organizzeranno in cooperativa. Cosa che faranno, per poi scoprire che la tipologia di cooperativa “punto e basta” non andava bene, perchè il bando parlava solo di cooperativa di tipo B e, guarda caso, la scadenza coincideva esattamente con il giorno in cui sarebbe nata la cooperativa “punto e basta”. La fine è nota: l'affidamento è andato, diretto e senza ostacoli, alla cooperativa sociale di tipo B. E se i lavoratori “ veri” lo vorranno potranno continuare a lavorare nel mattatoio facendone parte.

E' non da dire che, con i chiari di luna che abbiamo, perdere un lavoro val bene una resa. E qualcuno o molti, alla fine, obtorto collo, si adatteranno a dipendere non dal Comune ma da un presidente di cooperativa sociale di tipo B.

Ma cosa sono queste cooperative? Sono aziende non profit, senza scopo di lucro, finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate come “ gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiari condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione ( previste dagli articolo47, 47-bis, 47-ter e 48 della Legge 26 luglio 1975, n.354. Come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n.663).

Non serve un grande acume per chiedersi: ma che ci azzecca la gestione di un mattatoio con una cooperativa che ha specifiche e peculiari scopi sociali? E come può un mattatoio gestito da una cooperativa di questo tipo usare il Bollo CEE per l' indicazione di origine protetta, che l'Europa consente per alimenti prodotti in condizioni di massima “reputazione”? Oggi il Bollo è sotto la responsabilità della dottoressa De Angelis Daniela, addetta all'autocontrollo ed anagrafe bovina e non troppo convinta di accettare la resa.

E' difficile capire il perchè di una simile decisione. Si possono fare ipotesi. C'erano le famose borse lavoro da sistemare e si è pensato di salvare capra e cavoli. Quando manca la vera trasparenza restano solo le domande. Ad esempio, perchè il sindaco Petrangeli non ha mai risposto ai fax inviati dai due sindacalisti della Cisl e della Uil? E come può un sindaco di Sel, informato dello scontro tra le due cooperative (alla presenza della Digos), arrivate per lavorare ( già, perchè la documentazione riguardante l'esternalizzazione non è ancora all'albo pretorio. Sembra manchi la firma di...non si sa chi la deve firmare), come può, ripeto, domandare :” Cosa c'entrano i sindacati con i lavoratori atipici”?

Oportet ut scandala eveniant”. Evangelicamente parlando, talvolta è necessario creare lo scandalo se si vuole risolvere un problema. Quindi ha fatto bene l'assessore Pariboni ad esporre quanto sta avvenendo col mattatoio comunale. Il problema è la fine che deve fare una struttura pubblica al centro dell'ennesimo scontro interno alla maggioranza comunale, ma sullo sfondo c'è quello, ben più grave, di una amministrazione azzoppata e di una sindacatura a guida Petrangeli che, nonostante le buone intenzioni, rischia di danneggiare pesantemente una città già in ginocchio.

Dopo un paio di giorni spesi a capire torti, ragioni e responsabilità, cercando di risalire ad una impossibile verità sui motivi per cui si è deciso di esternalizzare un servizio delicato come è quello svolto da un mattatoio, coniugando la ricerca del risparmio con obiettivi di tipo sociale, ne ho tratto solo una certezza: le stranezze, le spaccature all'interno della maggioranza comunale, la tracimante invasività di una segretaria generale che forse prende troppo alla lettera il termine “generale”, rendono tutto irrimediabile.

E' irrimediabile il cattivo funzionamento di una macchina burocratica ferita da troppi eventi giudiziari, provvedimenti amministrativi, risentimenti, ripicche, incapacità a creare un clima di contesto motivante per le persone, dipendenti che ormai tremano anche nel mettere una firma. E' irrimediabile la tensione che negli uffici e tra le componenti della maggioranza politica si taglia col coltello. Tutti contro tutti, mentre qualcuno lavora come può, senza soldi e tra mille difficoltà. Ma sono due, non di più ( Di Paolo e Mariantoni, tanto per fare nomi)

In una situazione del genere, con una macchina tanto ingolfata, con un debito caricato sulle spalle sempre più strette e disilluse dei cittadini, nemmeno un Fangio redivivo potrebbe sperare di conquistare un traguardo. E ormai Petrangeli sta dimostrando di essere ben lontano dalla statura di un campione. Lo dico con dispiacere, ma così appare. E' questo che impedisce di trovare soluzioni ad un problema di relativa difficoltà come può essere quello del Mattatoio. Va da sé che per quelli più seri quello che si prospetta è ben peggio.

Ma per entrare nel tema mattatoio, occorre partire da diversi mesi fa, quando ragioni di imprecisato bilancio hanno imposto il problema di cosa fare del servizio comunale deputato alla macellazione degli animali. Dico imprecisato, in quanto, stando all'assessore alle Attività Produttive Emanuela Pariboni, intralciata nella sua attività dal continuo ruotare dei dirigenti ( ma forse anche da una personale difficoltà a ricoprire un ruolo a cui si richiede coraggio, autorevolezza e forza di iniziativa), non si è mai arrivati a definire esattamente il costo dei servizi di gestione, né l'ammontare del disavanzo della struttura, per discrepanze sui dati tra i due dirigenti Cricchi e Dionisi. Per il primo la situazione è meno grave di quella prospettata dal secondo.

Va da sé che è difficile assumere decisioni senza una buona collaborazione con dirigenti e con le componenti della Giunta. E se non si lavora in sintonia il risultato difficilmente è quello buono. Così, mentre l'assessore Pariboni avrebbe percorso la via del risanamento economico, della ottimizzazione delle spese ( ad esempio smaltire gli scarti come biomasse), dell'offerta di altri servizi ( ad esempio il lavaggio dei camion) per mantenere la qualità del servizio, dell'offerta e la non penalizzazione delle professionalità operanti nel mattatoio, dopo un tira e molla di carteggi, il 30 Dicembre scorso il Comune ha deliberato per l'esternalizzazione.

D'accordo, si dirà che esternalizzare di per sé non è un male. Vero, ma se si decide di affidare un servizio tanto delicato e complesso, come quello di un mattatoio, ad una cooperativa sociale di tipo B, ignorando le difficoltà che si creano a lavoratori “ veri”, nel senso di professionalmente attrezzati, e già operanti, per un certo tipo di lavoro e di servizio, tanto quanto quelle create agli utenti/clienti, bene non è.

Soprattutto, se si dice ai lavoratori “ veri” che l'esternalizzazione sarà preceduta da un bando al quale potranno partecipare se si organizzeranno in cooperativa. Cosa che faranno, per poi scoprire che la tipologia di cooperativa “punto e basta” non andava bene, perchè il bando parlava solo di cooperativa di tipo B e, guarda caso, la scadenza coincideva esattamente con il giorno in cui sarebbe nata la cooperativa “punto e basta”. La fine è nota: l'affidamento è andato, diretto e senza ostacoli, alla cooperativa sociale di tipo B. E se i lavoratori “ veri” lo vorranno potranno continuare a lavorare nel mattatoio facendone parte.

E' non da dire che, con i chiari di luna che abbiamo, perdere un lavoro val bene una resa. E qualcuno o molti, alla fine, obtorto collo, si adatteranno a dipendere non dal Comune ma da un presidente di cooperativa sociale di tipo B.

Ma cosa sono queste cooperative? Sono aziende non profit, senza scopo di lucro, finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate come “ gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiari condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione ( previste dagli articolo47, 47-bis, 47-ter e 48 della Legge 26 luglio 1975, n.354. Come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n.663).

Non serve un grande acume per chiedersi: ma che ci azzecca la gestione di un mattatoio con una cooperativa che ha specifiche e peculiari scopi sociali? E come può un mattatoio gestito da una cooperativa di questo tipo usare il Bollo CEE per l' indicazione di origine protetta, che l'Europa consente per alimenti prodotti in condizioni di massima “reputazione”? Oggi il Bollo è sotto la responsabilità della dottoressa De Angelis Daniela, addetta all'autocontrollo ed anagrafe bovina e non troppo convinta di accettare la resa.

E' difficile capire il perchè di una simile decisione. Si possono fare ipotesi. C'erano le famose borse lavoro da sistemare e si è pensato di salvare capra e cavoli. Quando manca la vera trasparenza restano solo le domande. Ad esempio, perchè il sindaco Petrangeli non ha mai risposto ai fax inviati dai due sindacalisti della Cisl e della Uil? E come può un sindaco di Sel, informato dello scontro tra le due cooperative (alla presenza della Digos), arrivate per lavorare ( già, perchè la documentazione riguardante l'esternalizzazione non è ancora all'albo pretorio. Sembra manchi la firma di...non si sa chi la deve firmare), come può, ripeto, domandare :” Cosa c'entrano i sindacati con i lavoratori atipici”?

Così mi racconta sconsolato il sindacalista della Cisl, Marroni, mentre dice di non capire il perchè il sindaco abbia scelto la via della cena tra la Cooperativa di tipo B e qualcuno della cooperativa di lavoratori “veri”, per cercare di favorire l'accordo. Non sarebbe stato meglio scegliere la trasparenza che produce un confronto? Domande.









giovedì 16 gennaio 2014

Il gran rifiuto di Joseph Polimeni. Ceffone a Rieti




Alla notizia della nomina del nuovo Dg della Asl di Rieti ho fatto quello che ogni giornalista fa, ho cercato notizie, ho sollecitato contatti per avere notizie, ho interrogato il web per mettere insieme l'identità del dottor Joseph Polimeni. A primo acchito l'impressione è stata buona. A parte il nome di esotica origine americana, cosa di per sé non spiacevole ( almeno per chi scrive), dalle cose trovate emergeva un profilo di manager formato alla scuola della sanità toscana. Una delle migliori in Italia. Benissimo, mi sono detta, forse Zingaretti ci ama.


La formazione è importante e ancorchè sia noto a tutti che la nomina a direttore generale di una asl ha natura squisitamente politica, nel senso che l'incaricato è braccio esecutore della politica sanitaria della maggioranza regionale, tuttavia la competenza e la capacità di declinarla, più o meno bene, ha la sua importanza. L'ultimo Dg Gianani insegna: al manager pubblico è richiesto di saper miscelare opportunamente autonomia di azione e disciplina. Se questo non succede sono guai per l'ecosistema sanitario locale. Chiamiamolo così.

Sono bastate poche ore per annullare la fatica della ricerca di notizie. Il dottor Polimeni, attuale direttore sanitario di Lucca, a poche ore dalla nomina, ha fatto il “ gran rifiuto”.

 A venire a Rieti, a dirigere una azienda sanitaria malconcia e forse in dismissione, visto che si parla da tempo di accorpamento con Viterbo, l'attuale Direttore Sanitario di Lucca,  non ci pensa proprio. Una notizia caduta come una travata sulla testa non solo di chi fa informazione ma, a quanto pare, di politici e sindacalisti, pronti a stracciarsi le vesti per l'entusiasmo con pubblici e repentini comunicati.


Ormai la politica non ci risparmia nulla. Sembra che tutto avvenga con improvvisazione e metodi che della serietà fanno scarsissimo uso. Si procede arrancando più che avanzando verso obiettivi chiari e ben calcolati. E' mai possibile che sia annunci un incarico senza avere la certezza dell'accettazione da parte dell'incaricato? E l'incaricato si mette volontariamente in un elenco di candidature con la clausola di salvaguardia personale del rifiuto se la sede non è gradita? O forse qualcuno non ha gradito che lui si candidasse lasciando il posto ricoperto ora ( qualcuno dice che il suo attuale Dg, presente in lista non abbia gradito lo scavalco).


Comunque sia andata, sembra che a decidere tutto, procedura per la selezione dei manager e scelta degli stessi, sia stato Zingaretti. Avere un responsabile in un paese dove non ce ne sono mai, è già qualcosa. Se Zingaretti ha sbagliato, a lui oggi va chiesto di riparare il danno. L'unica riparazione seria è una seconda scelta più qualificata della prima. La nostra sanità è in sofferenza. La nostra Asl è fortemente a rischio di perdita di autonomia.


L'accorpamento con la Asl di Viterbo è più di una chiacchiera e come ho già avuto modo di scrivere in passato, alla luce della nostra condizione complessiva di arretramento ( mi dispiace non poter condividere la soddisfazione del sindaco Petrangeli per l'apprezzamento ottenuto dalla classifica del Sole24Ore. Sono preoccupatissima per la mia città ) non andrà a nostro vantaggio.


Zingaretti ha consentito di dare a Rieti l'ennesimo ceffone. Chi ci rifiuta dà di noi l'immagine di un territorio non appetibile, anzi. Spetta a Melilli ( che almeno si è risparmiato la figuraccia di unirsi al coro degli auguri), Refrigeri, Mitolo ( nel Dicembre scorso aveva annunciato una svolta per la sanità locale), Petrangeli e tutti i sindaci di questa provincia ( ancora lo è) di pretendere una immediata riparazione e di conoscere senza più vaghezze il destino della nostra sanità.


Di più per ora non si può dire. Anche per non correre il rischio di fare la medesima brutta figura di chi ha prodotto i fatti di oggi e di chi ha esultato e augurato senza contare fino a dieci.

sabato 14 dicembre 2013

Nomina di primario last minute e la sanità che non cambia verso

La vittoria strepitosa di Matteo Renzi, nuovo segretario del Pd, apre a qualche speranza di cambiamento. Questa è la ragione che ha spinto tanti cittadini a votare un giovane sindaco nel quale hanno visto il coraggio, la pragmaticità della proposta ( checchè ne dicano quelli che ancora non la colgono, nelle parole del nuovo segretario del Pd, la proposta c'è e come), la schiena dritta, la possibilità di “ cambiare verso”.

La speranza c'è, ma non ha grandi scorte di pazienza. E se c'è un ambito dove il bisogno di cambiamento è più pressante è quello del SSN. Nessun altro servizio pubblico è così saldamente tenuto nelle disponibilità di chi oggi riesce a conquistare la presidenza di una regione. Con le dovute differenze, in tutte le regioni italiane si assegna il potere di nomina dei direttori generali ai governatori e quelle dei primari ai direttori generali.

Se il primo caso si può giustificare col principio dell'adesione del nominato agli orientamenti politici del nominante ( una sorta di spoils system), nel secondo caso il metodo appare quanto meno discutibile. La scelta di un primario dovrebbe a vere come unico criterio la qualità della prestazione da offrire ai malati e la salute dell'azienda pubblica. Dotare un ospedale anche di un solo reparto d'eccellenza, ormai è chiaro, è l'unica maniera d'invertire il fenomeno dell'esodo verso altri nosocomi e di mantenere vitali e funzionanti gli ospedali senza correre il rischio di chiusura.

Lo strano caso, temo non insolito, di un concorso per primario di Ortopedia all'ospedale De Lellis, bandito quattro anni fa, dato per morto, poi risorto, di nuovo messo in sonno e giunto in conclusione proprio allo scadere del mandato del Direttore Generale della Asl Riccardo Gianani, sembra andare, invece, in tutt'altra direzione.

Un concorso last minute, si potrebbe dire. La domanda è: da cosa è derivata tanta fretta, dopo tanto rimandare? Ed è giusto che un dirigente scaduto decida per una azienda che ormai passerà in altre mani? Zingaretti era d'accordo? E siamo sicuri che la scelta del nominato sia stata basata sul criterio meritocratico delle qualità richieste ad un primario? ( prestazioni medico-chirurgiche, attività di studio, di ricerca, di programmazione e di direzione dell'unita operativa?). Insomma, è stato scelto il migliore tra gli idonei?

L'ultimo atto di Gianani, direttore generale nominato da Polverini, “in quota” Cicchetti , che è riuscito a scontentare tutti e a lasciare la nostra sanità più squinternata e impoverita di come l'ha trovata , a cosa è dovuto? Sembra quasi l'ultimo sberleffo dato ai malati, al territorio, al De Lellis, ad un'azienda sanitaria che sembra destinata a finire accorpata con Viterbo. E ci possiamo giurare, non sarà Rieti ad avere la meglio. Non sarà Rieti a trarne vantaggio.

Esistono precedenti che aiutano a capire come finirà. Poco dopo la nomina, l'ex direttore generale ha provveduto alla chiusura dei piccoli ospedali di Magliano e Amatrice con una velocità esecutiva non imitata dai colleghi delle altre province laziali. Se i nostri ospedali periferici non ci sono più, resiste quello di Acquapendente ( Viterbo): 8 posti letto e 130 tra medici e infermieri fino al 2010.

Nel convincimento, errato, che si stesse realizzando la necessaria e giusta riorganizzazione del sistema sanitario locale, come avvenuto in altre regioni, chi scrive elogiò la scelta di Gianani. Mai, come in questo caso, vale il detto “ confondere i desideri con la realtà”. Il risultato dell'azione ultra tempestiva del direttore che parlava cinese e che voleva portare a Magliano Sabina la medicina orientale ( continuo a pensare che non fosse intento così peregrino, ma nulla si è fatto) è stato lo smantellamento senza ricostruzione.

Alla chiusura dei presidi ospedalieri di Amatrice e Magliano, poi, non è seguita la nascita di strutture di lungodegenza e riabilitazione. Nulla si è fatto per la medicina territoriale. Non è seguita, soprattutto, un'azione per rendere più efficienti i servizi erogati dal De Lellis, al fine di compensare la perdita dei due piccoli presidi territoriali. Nulla si è fatto in tal senso. E a nulla è servito che accanto a Gianani ci fosse un Direttore amministrativo reatino, di annosa esperienza, come Adalberto Festuccia.

La nomina del primario di Ortopedia, poteva essere l'occasione per il salto di qualità del nostro ospedale almeno in un settore. Qualcosa che avrebbe dovuto interessare anche il nostro sindaco. E invece le cose sono andate avanti con la consueta stracca continuità. Con la complicità, direi culturale , di tutti. Non guardando un tacca più in alto dell'ordinaria amministrazione e dell'orticello da zappare mirando a basse produzioni. Nessun guizzo, nessuna sorpresa. La fine era nota.

Domenico Teodori, segretario della Uil, il 21 giugno scorso, a proposito di Gianani, scriveva su questo giornale di “ smantellamento pianificato” e di “ spregiudicatezza senza precedenti”. Io non lo so se la decisione di lasciare traccia di sé attraverso una nomina sia dovuto alla volontà di danneggiarci.

Senza nulla togliere al prescelto, il dottor Riccardo Mezzoprete, dentista/ortopedico reatino, temo che se non c'è stata la volontà di far male, non ce n'è stata nemmeno quella di far bene. Tra i candidati c'era qualche eccellenza che avrebbero potuto dare al nostro nosocomio, sempre più immiserito, una possibilità di collocarsi sul piano dell'offerta sanitaria regionale in termini competitivi. Non si è fatto.

Dopo aver cercato informazioni sui più diversi fronti, mi sembra di capire che non si è fatto per quel totem che è la “continuità”. A giustificare la scelta sembra ci sia il buon carattere del dottor Mezzoprete, per qualche tempo facente funzioni di primario. Medici ed infermieri lo apprezzano e la struttura procede con armonia. Forse a pesare è stata anche la “reatinità”: meglio non correre rischi con chi viene da fuori.

Insomma, hanno vinto la consuetudine, la voglia di non avere sorprese, di non dover cambiare assetti. Meglio non correre il rischio di “azzardi”. Ha vinto la continuità. E qui torniamo all'inizio, quando parlavo di Renzi e della domanda di cambiamento. Si vedrà qualche cambiamento con Zingaretti, cuperliano e molto introdotto nel sistema dei partiti? Da quanto si vede nel caso che ho raccontato, non sembra probabile. I fatti ci diranno se è l'ultimo colpo di coda del vecchio o la continuazione del vecchio nei tempi nuovi. Peccato, però.


mercoledì 6 novembre 2013

Un «cimiterino» può far male alla 194?

Leggo l'articolo di Marina Terragni intitolato: «Sepoltura dei feti: approvata la delibera della giunta Renzi» e il raccapriccio schizza in alto in un baleno. Il tema delle “sepolture” già di per sé non dispone alla leggerezza, ma se occhi, cervello e cuore corrono lungo righe che parlano di sepolture di «feti», di «dimensione di fosse», di «urne» e «monumentini», di «prodotti abortivi del concepimento» il risultato è che all'inquietudine si aggiunge lo sgomento. 

Sono arrabbiata col sindaco di Firenze. Sarà mica vero che è «destrorso»? Come fa, mi chiedo, a prestarsi a robe simili? Sono cose da lasciare al fanatismo di quelli dei Pro-Life e del Movimento della Vita. È roba da reazionari con tratti marcati d'integralismo cattolicista. Quando la decisione l'ha presa Alemanno sono andata oltre pensando che da uno di destra non c'era da aspettarsi troppo in merito ai diritti civili e «temi eticamente sensibili». Penso.

E mentre penso, cerco articoli e materiale pubblicistico d'attualità, domando, indago nei meandri del senso comune. Trovo l'articolo di Lidia Ravera, giornalista, scrittrice ed ora assessore (strano l'uso del maschile per l'appellativo scelto dal giornale) pubblicato sull'Huffington Post. Dall'incipit comincio ad urtarmi: sento puzza di ostilità. Non solo verso la delibera incriminata. Verso Renzi.

Cerco cosa dice Renzi: «Non capisco le polemiche... Conosco amici che hanno dovuto affrontare il lutto di sapere qualche ora prima del parto che il cuoricino del bimbo atteso per nove mesi non batteva più». E ancora. La delibera è in «riferimento alle sepolture previste di cui all’art.7 del decreto del Presidente della Repubblica del 10/9/1990 e nel rispetto dell’art.50 lett.d, è confermata la prassi consolidata».

Continuo la ricerca e trovo il blog di Civati. Il contendente alla segreteria del Pd di Renzi, scrive: «A chi mi chiede di rispondere  dico che ha ragione a preoccuparsi e che la 194 è stata largamente disattesa, e che è profondamente sbagliato procedere con iniziative come quella assunta a Firenze.. (lo dissi anche quando la stessa cosa passò in Lombardia, anni fa)», ha scritto sul suo blog, aggiungendo di essere preoccupato per la «morale dominante che ha poco di morale e molto di dominante», per il «maschilismo» e per «l'incapacità di comprendere la cultura della differenza». 

«Cultura della differenza».  Penso che il giovanotto, bello come un principe e tanto politicamente corretto e apprezzato dalla sinistra con «la puzza sotto al naso» (Renzi) parla, anzi, scrive con linguaggio datato.  Un linguaggio da femministe che  sotto sotto coltivavano (e coltivano) un pensiero che a me è sempre sembrato reazionario.  Da libro della Genesi: «Maschio e femmina li creò». 

Su una cosa, invece, Civati ha ragione. Bisogna preoccuparsi per la 194.  Convinta sostenitrice del diritto della donna a non essere considerata una macchina riproduttiva senza diritto di scelta e del valore di civiltà della legge nata 35 anni fa, ora mi domando: sono degli spazi cimiteriali dedicati a «genitori» (le tombe sono per i vivi, non per i morti: Foscolo docet) che continuano a sentirsi tali anche verso la vita che non è riuscita a compiersi i nemici della 194? Più ci penso, meno ne sono convinta. 

So quanto i movimenti Pro-Life siano mossi da fanatismo religioso e di quante astuzie siano capaci per colpevolizzare le donne che ricorrono alla Ivg ed i medici abortisti (facendoli sentire assassini ). Ma nemmeno il raccapricciante video, ricevuto su Facebook, di funerali collettivi di embrioni infilati in scatole bianche da scarpe e messi in piccole fosse (una cerimonia che ricorda quello che si fa con gli animali domestici, se non fosse la presenza di preti benedicenti),  mi convince che quella roba possa far regredire il senso comune verso la cultura dell'aborto clandestino.

Cerco conferma o smentita di quanto penso con un sondaggio, di quelli empirici, ma non pretendo scientificità. Cerco solo di capire se la mia percezione ha origini solipsistiche o se ha qualche riscontro altrove. Approfitto di un incontro politico del Pd. Ci sono uomini e diverse donne. Propongo il tema. Dalle storiche ex comuniste alle storiche ex diccine, alle più giovani. La risposta è stata tiepida. Nessuna sembrava particolarmente scossa. Una mi racconta dei suoi aborti naturali e sorridendo malinconica mi confessa di pensare spesso ai due «figli» persi. Mi dice di essersi chiesta più volte che fine avessero fatto. 

Già! Che fine fanno? Non c'è bisogno di essere feticisti pseudo-religiosi (il cristianesimo è amore e misericordia, non accanimento,  se non vado errata) della vita vegetale per essere in grado di condividere la difficoltà a considerare i «prodotti abortivi» rifiuti speciali. Basta essere laici per riconoscere il diritto ad ogni sensibilità, culturale o religiosa che sia, di essere rispettata. E quindi: dove vanno i bambini «non nati»? Insomma, la Lav sta raccogliendo le firme per cimiteri per cani. Una relazione di «amorosi sensi» ha tante declinazioni. 

Il dottor Quirino Ficorilli, direttore del Materno Infantile di Rieti, alla mia domanda risponde con sorpresa: nemmeno lui ci ha mai pensato. Il direttore ha una storia di sinistra. Molto più della mia, che sono «liberal», ma ci ritroviamo a pensare che non è una domanda così peregrina. Si impegna ad informarsi se c'è domanda di luoghi per non nati anche nel nostro ospedale. Poi, mi rassicura sull'applicazione della 194 dalle nostre parti.

«Da noi c'è  grande rispetto per le donne che ricorrono al consultorio chiedendo di abortire. Naturalmente mettiamo a disposizione quanto serve per applicare al meglio la legge. Compresa l'informazione su quanto accadrebbe nel caso si volesse portare a termine la gravidanza. Ma tutto avviene senza forzature. La cosa più delicata sono le minorenni».

Dall'ultima relazione del Ministro della Salute risulta che l'Italia oggi è tra i paesi industrializzati a più basso tasso di Ivg, interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2012  il calo è stato del 4,9 % rispetto al 2011. Mentre dal 1982 la riduzione è del 54,9%. «Temo che la relazione non dica il vero», dice Ficorilli.

Ecco la vera questione. La 194 oggi ha come nemico, non i «cimiterini», ma quella che gli esperti chiamano «obiezione di coscienza di struttura». In tutto il territorio nazionale ci sono regioni dove l'aborto legale è stato di fatto cancellato. L'80 per cento ed oltre dei ginecologi, ed il 50 per cento di anestesisti e infermieri non applica più la legge 194. 

Stesso problema è quello dei consultori dove non si fanno politiche di informazione e prevenzione. Dove non viene garantita l'interruzione volontaria farmacologica. Dove non si fa nulla per attivare un'azione di educazione sessuale nelle scuole. L'assessore regionale Ravera oggi ha la possibilità di fare molto. Sempre che non preferisca scrivere articoli fervorosi.

«È disarmante quanto si apprende da organi di stampa e da recenti statistiche Istat in merito agli aborti clandestini praticati negli ultimi anni in Italia», ha detto il giugno scorso, alla Camera, Irene Tinagli (Scelta Civica), presentando una mozione basata sul concetto di obiezione «sostenibile» (coniugare il diritto all'obiezione con la piena attuazione della legge)  elaborato dal Comitato nazionale per la bioetica. Mozione approvata. Mentre quella della cattolicissima Binetti non lo è stata.

Sbaglierò, ma queste mi sembrano le cose che val la pena di seguire con attenzione.  Scatenare un putiferio contro una delibera che assegna uno spazio cimiteriale ai non-nati, considerandolo un atto ideologico ed opportunistico (monsignor Betori ha molto gradito, sottolinea Terragni) mi sembra una reazione solo emotiva. Molto ideologicamente emotiva.

lunedì 4 novembre 2013

Reportage dal Congresso del Pd di Antrodoco

Alle 15.00 arrivo ad Antrodoco. Il paese è in festa e fa allegria, nonostante il tempo tenda al grigio. La ragione per cui sono venuta nel paese che tanto piacque a Gheddafi non è la Sagra del Marrone, bensì il Congresso del Pd. Debbono essere eletti il segretario cittadino e quello provinciale, come accade lungo l'intero stivale. Ad interessarmi è il fenomeno delle tessere gonfiate di cui tanto si parla. Voglio verificare di persona se davvero sta succedendo quello che in tanti denunciano.

Sotto la biblioteca comunale, dove si terrà il Congresso, c'è gente in attesa. Vedo un iscritto che conosco, Vincenzo Cardellini, giovane simpatizzante del sindaco di Firenze. La faccia è preoccupata, mi dice che sta succedendo qualcosa che poco ha a che vedere col rispetto delle regole e che quasi sicuramente l'attuale segretario cittadino, Domenico Brandelli, medico, non si ricandiderà e chiederà la sospensione del congresso, come è successo a Frosinone.

Il nervosismo si percepisce e cresce col ritardo del Garante di garanzia, previsto dal regolamento congressuale. La Garante, Carla Franceschini, arriva dopo un'ora e mezza. Si giustifica dicendo di aver avuto un orario diverso da quello stabilito dal Segretario cittadino. Non le 15, ma le 16 ( ma arriva alle 16.30). La spaccatura tra la Federazione provinciale e la segreteria locale, che si evidenzierà successivamente, inizia da qui.

Finalmente saliamo e inizia il rito dei fogli tirati fuori dalla cartella e delle macchinose procedure. Il regolamento è tanto corposo quanto inconsistente risulterà la scelta dei vincitori. Nel senso che non ci sarà scelta, né sul segretario provinciale, nè su quello del circolo di Antrodoco. Per quanto riguarda  quest'ultimo, tutto è deciso da chi ha fatto bingo riuscendo a convincere 31 persone ad iscriversi " in zona Cesarini".  Come regolamento consente. Riguardo ai due candidati alla segretria provinciale, non saranno letti i documenti programmatici. Su cosa si sceglie?

A pochi minuti dall'inizio del Congresso viene presentato alla Garante un pacchetto di 31 nuovi iscritti da un giovane che si rivolge unicamente a lei. Il segretario Brandelli dice di non saperne nulla, che a lui questi tesserati non risultano e che non intende riconoscerli come validi.  Le tessere sono state fatte presso la Federazione provinciale del Pd, non al Circolo di Antrodoco.

Comincia il caos che, a quanto pare, sta riguardando parecchi, se non tutti i circoli del Pd. Gli argomenti per contestare le tessere vanno dal procedurale al semplice buon senso: perchè mai il tesseramento non è avvenuto ad Antrodoco? E quali sono le ragioni di tanta frenesia da iscrizione che sta interessando il Pd?

Il giovane, Antonio Di Berardino, fratello del più noto e importante Claudio, ex segretario provinciale della Cgil e attuale segretario regionale ( uno che conta parecchio ad Antrodoco, mi dice qualcuno), mostra sicurezza e nervosismo insieme. Telefona. A chi gli chiede le ragioni dell'assenza dei nuovi iscritti, spinti dalla voglia di rinnovamento del partito, stando a lui,  risponde sfottente telefonando a qualcuno: “ Vogliono sapere perchè ti sei iscritto..”. Si scopre che due sono presenti.

Uno di loro, di una certa età, dice eccitato di essersi iscritto nella sua vita a diversi soggetti politico-sindacali. Da destra a sinistra al centro e che non gli era mai capitato che gli facessero difficoltà. Continua il tira e molla tra chi pensa che il Congresso dovrebbe essere rinviato e chi non trova nulla d'irregolare nel pacchetto di tessere avallate dal responsabile della Federazione Provinciale. “ A me che ne faccio parte non me ne hanno voluto dare nemmeno dieci, mi dice Filippo Serani. Questo a Rieti dovranno spiegarmelo”.

Nel frattempo la biblioteca si riempie. Forse le telefonate sono servite.  Cristina, non ricordo il cognome, giovane, ma vecchia militante dal fu Pds, pone il problema di un tesseramento “ strano”: “ Passare da 12 iscritti a 63 è molto di più del fisiologico aumento del 25%, o sbaglio?”. Dice.

 “ Pacchetto Cotral”, lo definisce qualcuno. Chiedo spiegazioni. Mi dicono che molti dei nuovi iscritti sono dipendenti, aspiranti dipendenti, parenti di aspiranti dipendenti dell'azienda di trasporto pubblico regionale. “ Ma c'è anche qualche imprenditore locale...”, mi dice qualcun altro, insinuante. Cristina ricorda i pasticci fatti dal Pd locale nelle ultime comunali, quando si divise in due liste civiche dove destra e sinistra hanno anticipato le “ larghe intese” in declinazione locale.


Il segretario uscente oggi è consigliere d'opposizione, mentre l'unico candidato a sostituirlo, Fabrizio Pascasi sta in maggioranza. “ Serietà vorrebbe che dessi le dimissioni, visto che amministri con un sindaco di destra”, chiedono alcuni.


Personaggio pittoresco, Pascasi. Dalle prime mosse fa capire che gestione avrà il Circolo: uomo solo al comando. Dopo aver fatto un discorsetto di candidatura, come prassi richiede, comincia, sbrigativo e rumoroso, a chiedere gli scatoloni per il voto. Nel mentre sta cercando di parlare Vincenzo Cardellini, trattato come fosse un ectoplasma. Chi ti vede? Gli dico di mostrare rispetto per chi sta parlando e gli dò dell'arrogante. Mi chiede chi sono e che ci faccio lì. Rispondo di essere una ex iscritta. Iscritta per un solo anno ad un partito da cui mi diedi a gambe levate dopo aver visto di che pasta era fatto.

Insomma, mi faccio prendere dal gioco, come succede in certe sedute di psicologia collettiva. Nel frattempo si avvicina Di Berardino che mi spiega che i nuovi tesserati si sono iscritti a Rieti per ragioni pratiche : “ Lavorano a Rieti “. Approfitto per chiedere: “ Per chi voterà alle primarie”? “ Per Cuperlo “, risponde. Penso alla stranezza del fatto che sia proprio Cuperlo a denunciare brogli e tessere fasulle e a chiedere di fermare il tesseramento. Ma quando il “ tacchino”, leggi Apparato, capisce che si avvicina il natale, inevitabilmente si agita scomposto, spargendo intorno a sé penne e piume. 

Dopo aver sentito l'accorato intervento di Elvezio Cipriani, uno di quelli “normali”, di cui si sente la passione politica e la rabbia nel vedere un partito finito per somigliare alla peggiore democristianità al  suo tramonto, decido di andarmene. Dopo la decisione del segretario uscente e dei sostenitori di non votare e di ricorrere al Garante per l'annullamento del Congresso, capisco che i giochi sono fatti. 

Me ne vado pensando che quello a cui ho assistito è molto peggio di quanto mi sarei aspettata. Nella mia unica esperienza in quel partito, quando mi impegnai per sostenere la mozione Marino, di “ stranezze” ne ho viste tante. Procedure applicate in modo grossotto, commissari impreparati su un regolamento da burocrazia sovietica, gente che non ti stava a sentire, tanto era tutto deciso dai “ padroni delle tessere” , di truppe cammellate. Per me le primarie furono questo.

Ma ora tutto assume contorni più aggressivi ed il Pd  somiglia maledettamente ai partiti di cui parlava Berlinguer nella famosa intervista sulla questione morale. A rileggerla oggi vengono i brividi, tanto suona profetica. “Oggi i partiti sono diventati macchine di potere e di clientela, scarsa o mistificata conoscenza dei problemi della gente, ideali pochi, sentimenti e passione civile zero...gestiscono interessi, talvolta anche loschi e non sono più organizzatori del popolo, i partiti sono piuttosto camarille, con un boss e dei sotto boss”.

giovedì 10 ottobre 2013

In morte ( magari sarà un altro Lazzaro) di RL TV: Roberto Pietropaoli imprenditore incompreso

Quando incontro per l'intervista Roberto Pietropaoli, commercialista, presidente della squadra di calcetto Real Rieti Calcio a 5, in serie A e proprietario di RL TV, televisione locale nata ad aprile dello scorso anno ed ora in difficoltà, mi dice di essere stato mio alunno per qualche settimana. Lo guardo nel disperato tentativo di ricordare. Dopo aver sentito il quando e il dove mi viene in mente solo che ero alla mia prima esperienza d'insegnamento, alla scuola media A.M.Ricci e che di tempo ne è passato parecchio. Nient'altro. Solo dopo averlo ascoltato per un po' ritrovo in quella dell'adulto, barba e capelli brizzolati, la faccia di ragazzino vivace dagli occhi sorridenti di tanti anni fa.

Ma la vivacità è diventata impeto, foga di dire, e gli occhi sprizzano elettricità nervosa. Non conosco la sua vita e posso solo cercare di capire. Dopo la lunga chiacchierata capisco che c'è molta amarezza. A dolere non è solo la presa d'atto del fallimento di una iniziativa imprenditoriale. A fare male è la fatica d'intraprendere nella propria città.

Lo scorso anno, dopo l'inaugurazione di una nuova televisione dove avrebbero lavorato tanti giovani e qualche veterano, non per età, ma per mestiere, come Katiuscia Rosati e Simone Fioretti, scrissi un articolo intitolato “RLTV: un progetto ambizioso”. Oggi che quel progetto sembra incontrare difficoltà cerco di rispondere a domande e dubbi: perchè è nata la televisione? Se ne sentiva il bisogno? Quali motivi possono aver spinto l'editore ad investire nella quarta emittente locale, ancorchè regionale? Chi c'è dietro? E dove ha preso i soldi? Le risposte le ho cercate direttamente alla fonte. Ho trovato un ex alunno e una gran voglia di rispondere.

Partiamo dalla tua ultima impresa: come è nata l'idea di diventare editore televisivo?

La mia è una piccola televisione con degli strumenti più innovativi. La gente pensa che chissà che costo abbia avuto, invece è quanto spende chi investe in un piccolo appartamento o nell'apertura di un negozio. Nessuno si fa domande quando la gente spende soldi in queste cose .

Quanto è costata l'operazione RL TV?

Meno di 250mila euro. Ma capisco che la televisione, facendo informazione, può far considerare l'editore un pericolo. Si pensa subito a Berlusconi. A questo va aggiunta la reatinità. Che ci vorrà fare questo? Fedeli ha preso Rieti Calcio: che ci deve fa'? Che ci vuole guadagna'? Perchè Beppe Cattani prende il basket? Che ci vuole fa'? Io, invece che comprarmi la casa al mare ho investito in un'attività commerciale. Sono figlio di commercianti. Mio padre mi diceva che le case non fanno mangiare. E' l'impresa che ti fa vivere.

Quindi hai pensato di fare impresa nel campo televisivo.

Esatto! Io da anni faccio il commercialista con diversi studi, compreso uno a Milano. Ho messo su famiglia e sentivo il bisogno di stare più a Rieti, dove non ho tanti interessi come tanti colleghi commercialisti. Io non faccio il revisore nei comuni o nelle comunità montane. Né faccio il consigliere regionale. Dieci anni fa sono andato a fare il commercialista fuori. Volevo tornare anche per stare vicino a mia madre e ho pensato a un tipo d'investimento diverso.

Ma perchè una televisione?



E' stato un po' per caso. Diciamo che tutto è cominciato con la presidenza della squadra di Rieti Calcio a 5 e le riprese televisive.Quello che non capisco è perchè ci siano tanti sospetti intorno alla mia iniziativa imprenditoriale. E' da lì che ho cominciato a ettere in piedi un'organizzazione con Katiuscia Rosati e Simone Fioretti. E' così che è nata una cosa più tecnologica. Senza voler sminuire nessuno.

Hai tanto personale. Sono costi che altre televisioni non hanno.

Sì, ma sono tutti lavoratori a contratto. Parecchi vengono pagati in base a quante ore lavorano. Ci sono persone che vengono solo alcuni giorni. Ma ci siamo sempre trovati d'accordo.

Sì, ma poi hai mandato una e-mail per annunciare il licenziamento. Ti sembra normale?

E a te sembra normale che si usi la mia televisione per rendere pubblico un comunicato senza che ne sapessi niente? Non sarebbe stato corretto parlare con me prima?

Anche in passato si sono viste sfasature tra te e i tuoi giornalisti. Prendiamo la vicenda del sindaco Petrangeli. Sembrava che tu intendessi licenziare Marco Fuggetta. Come mai sei tornato sulla decisione?

Non mi sono mai sognato di licenziare Fuggetta. Petrangeli mi chiamò mentre ero a Perugia per dirmi che stava per denunciare il giornalista che aveva fatto uno scivolone. Risposi che Fuggetta era grande e grosso e in grado di difendersi. Poi ho chiamato Fioretti per dirgli di avvertire Marco. Questo è quanto. Guarda che c'è una parte della città che sperava che io dessi una mano a screditare il Sindaco, ma a me non interessa fare questo. Io sono una persona onesta e nei giochetti della politica non voglio entrare.

Ma è vero che hai un interesse per l'appalto comunale delle mense?

Io? Ma quando mai? E chi ne capisce di mense? Io a Rieti non voglio investire più niente. Riguardo a Petrangeli, non è venuto nemmeno all'inaugurazione della mia televisione, né alla partita di venerdì scorso della mia squadra che è in serie A. Un sindaco dovrebbe sentire l'obbligo di farsi vedere Figurati se era tra i miei amici! Come non è venuto Perelli, d'altronde, pur sapendo che io votavo a destra.

Che rapporto hai con l'Onorevole Melilli?

Ecco un'altra faccenda da spiegare. Ho conosco Melilli soltanto quando sono diventato presidente della squadra Rieti calcio a 5. Non avevamo un posto dove giocare. Mi rivolsi al Presidente della Provincia che non sapeva nemmeno cosa fosse una squadra di calcio a5. Mi disse subito di non avere soldi. Chiesi la gestione del Palamalfatti che era in condizioni pessime. Mi rispose: tu sembri una brava persona, meglio che lo prenda qualcuno che vederlo buttato nelle condizioni in cui è. Era uno schifo totale. Siamo arrivati in serie A. Due anni dopo, dopo che io avevo ripulito tutto, la Provincia ha fatto un appalto pubblico per la gestione. Lo vinse qualcuno che gli amici in Provincia li aveva davvero. Non io. Ho dovuto pagare l'affitto a gente che dopo un anno fu mandata via perchè non pagava.

E poi?

E poi, dopo altre peripezie, una volta arrivato in serie A, ho dovuto portare la squadra ad allenarsi a Terni, a Perugia, a Roma. Quello che posso dire è che io non ho mai preso un soldo pubblico da questa città, mentre ho sempre onorato i pagamenti. C'è gente che ha preso quantità enormi di soldi pubblici. Ma nessuno ne parla. C'è uno scandalo su due televisioni reatine. Perchè nessuno si chiede come è finità? Invece parlano di Pietropaoli che per far giocare la serie A a Rieti ha dovuto prendere finanziamenti bancari.

Quindi dietro la tua televisione non c'è l'appoggio di Melilli..

Ma quando mai? Ma almeno Melilli ha fatto quanto poteva per aiutare la squadra di Calcio a 5. Tutti gli altri mi hanno evitato. Cicchetti, Rositani, Petrangeli. Oggi Nobili solidarizza con i ragazzi di RL TV, ma non ha fatto niente per aiutare la nostra televisione, né Rieti calcio a 5. Così la Fondazione. Ho chiesto un contributo per la squadra. Mi ha risposto di no dopo due anni. Non ho avuto niente dall'Ente del Turismo, né dalla Camera di Commercio. Ma siamo in serie A da tre anni. Siamo l'unica serie A in questa città e nessuno se ne occupa.

Ma come ti spieghi tanta indifferenza?

Te lo spiego io. In questa città si fa grande fatica ad avere successo se non sei di una famiglia storica e se non ti butti in politica. Io ho perso mio padre che avevo 22 anni e mia madre vendeva le scarpe. Me ne sono andato da questa città proprio perchè ti fa sentire nessuno. Io ho pensato d'investire in questa città anche per portare del bene. Ora sono stufo e me ne vado.

Per tornare alla televisione. Qualche mese dopo l'inizio sono cominciati ad uscire dei giornalisti, Rosati, Porqueddu, Nicoletti.

Ho dovuto tagliare. Rosati è uscita per ragioni di famiglia. Ma gli altri due non potevamo permetterceli. Tagli dolorosissimi. Erano bravi, ma costosi. Ho dovuto licenziarli per tenere tutto il resto. Speravo che la parte commerciale decollasse, ma non è andata come speravo. Poi, a dicembre è stata fatta una riforma che ha ridotto le licenze per i ponti. Io li affitto, non li posseggo. La cosa ha richiesto un cambiamento costoso.

Ma il prodotto offerto dalla tua televisione in cosa si distingue nel sistema dei media locali? Cosa offre di diverso e di più nel campo dell'informazione?

Questo ci fa entrare in un discorso diverso. Ed è qui che nascono i veri problemi. E' chiaro che va offerto un prodotto che faccia venire la voglia di sintonizzarsi sul canale 677. Io avevo in mente un'informazione sul tipo di Sky, ma i miei collaboratori non mi hanno seguito

Certo, se si fa una copia di qualcosa, tanto vale vedere l'originale. Non cambiare abitudini. Diciamo che la competizione sembra aver aiutato più altri che voi. Rtr sembra essersi rivitalizzata.

Hai messo il dito nella piaga. Il contrasto tra me e lo staff nasce proprio dalla diversa idea che abbiamo di come andrebbe fatta l'informazione. A me piace Sky. ma non ho i mezzi di Murdoch e siccome i miei collaboratori non mi seguono ho deciso di lasciare. Speravo che i ragazzi, stimolati, stuzzicati, riuscissero a fare quello che io contavo di fare. Nello sport ci siamo riusciti e siamo i primi.

Ma sei davvero deciso a lasciare...? ( Chiamano da Milano. E' una delle due segretarie dello studio lombardo).

Sì, sì. Andremo avanti fino a quando non troviamo qualcuno interessato. Io mi sono affidato mani e piedi a Fioretti e Rosati, ma mi sono fidato troppo. Alla fine sembra che il problema sia che io urlo, non che non ci vedono. E se non ci vedono l'impresa non ha futuro. E a me interessa fare impresa, non di entrare nelle diatribe politiche.

Peccato.

Sì, peccato. Peccato soprattutto che questa città faccia passare la voglia d'investire a Rieti. La cosa che mi ha dato più fastidio sai cos'é?

Cosa?

E' stato che invece di capire lo sforzo, apprezzare quello che abbiamo cercato di fare, magari venire incontro ai ragazzi che hanno trovato un'occupazione, facendo anche esperienza, in troppi hanno risposto alla solita maniera disfattista del “ que te pensi de fa?” “ do bo' ji issu? “ .